La Corea del Nord ruba il segnale dei Mondiali: ma in TV arriva una partita completamente diversa

La Corea del Nord sta "rubando" e trasmettendo sulla TV pubblica (KCTV) le partite dei Mondiali 2026 pur non avendo la propria nazionale tra quelle partecipanti né avendo acquistato i diritti per la messa in onda. Lo fa intercettando i segnali dai satelliti stranieri e proponendo le immagini in differita, ma ciò che arriva nelle case dei cittadini non è mai ciò che succede realmente in campo: in apparenza è una normale diretta sportiva ma nasconde un sistema di selezione e rielaborazione delle immagini strettamente controllato dal regime che governa il Paese asiatico. Gli incontri di calcio (ma è successo anche in occasione di altri grandi eventi sportivi internazionali) sono filtrati, modificati e in alcuni casi anche oscurati attraverso la propaganda di Stato.
Ed è questo il motivo per cui le gare non sono mai offerte in diretta ma con ore, e a volte anche con qualche giorno, di ritardo: gli operatori della censura hanno così abbastanza agio per tagliare le immagini o camuffarle, modificare i risultati o perfino decidere cosa non deve essere mostrato se considerato politicamente "sensibile". Quanto alla presenza di inserzioni pubblicitarie considerate iconiche del capitalismo dipenderebbe da un solo fattore: l'impossibilità di intervenire digitalmente ed eliminare da tutte le inquadrature la cartellonistica dinamica a bordo campo perché comporterebbe l'utilizzo di strumenti troppo avanzati e dispendiosi per i tempi televisivi della KCTV.

Possibile che la Corea del Nord non venga sanzionata per quel che a tutti gli effetti appare come un atto di pirateria? Sì. Esiste il diritto sulla carta, ma nel caso specifico è quasi impossibile farlo rispettare per un motivo in particolare: le sanzioni inflitte dalla comunità internazionale a Pyongyang per lo sviluppo del nucleare impediscono alla Corea del Nord qualsiasi contrattazione legale per l'acquisizione dei diritti tv, legittimando secondo la visione del regime il ricorso alla pirateria.
La realtà modificata in differita per volere del regime
La Corea del Nord non ha mai acquistato ufficialmente i diritti TV dalla FIFA sul mercato libero. E quando manda in onda partite o eventi è perché riesce a captare il segnale pulito erogato da altre emittenti asiatiche (spesso cinesi o sudcoreane). Il programma compare sul piccolo schermo con un "delay" rispetto alla diretta: è un ritardo tecnico che permette ai censori di Stato di correggere la sequenza video originale. In che senso? Se una nazione reputata "nemica", come gli Stati Uniti o la Corea del Sud, conquista una vittoria clamorosa, la partita potrebbe non essere mai trasmessa o ampiamente tagliata. Questo è il caso più estremo, altrimenti si ricorre ad altri espedienti quali cancellare frame che mostrano bandiere o messaggi sgraditi, sovrascrivere la telecronaca originale con i commentatori nordcoreani in studio.
Perché la Corea del Nord non viene sanzionata
È praticamente impossibile che la Corea del Nord, pur avendo aderito ad alcuni trattati sulla proprietà intellettuale e sulla protezione della proprietà industriale, sia trascinata in contenziosi considerati gli effetti dell'isolamento internazionale. Non c'è un meccanismo che permette di spegnere direttamente la TV di Stato e quand'anche fosse denunciata alla Corte Internazionale di Giustizia, sarebbe come farle il solletico perché non ne riconosce riconosce la giurisdizione. Oltretutto, all'interno dei suoi confini il regime sa di avere un potere assoluto e non c'è alcun tribunale interno a cui la FIFA possa appellarsi.
Situazione paradossale, perché? A causa delle pesantissime sanzioni inflitte dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per il programma nucleare, la Corea del Nord è completamente esclusa dal sistema finanziario globale. Anche se volesse acquistare legalmente i diritti TV dalla FIFA non potrebbe farlo e la stessa FIFA rischierebbe di violare le sanzioni internazionali stringendo accordi commerciali diretti con un Paese "fuorilegge" a livello internazionale e che rientra in una fetta di mercato inesistente.