La Juventus perde contro il Barcellona, ma più che il risultato – prima sconfitta della gestione Pirlo – è la prestazione dei bianconeri a preoccupare. All'Allianz Stadium passano Messi e compagni per 2-0, con reti di Dembele e la stessa Pulce, al termine di una partita gestita senza particolari affanni dai blaugrana, comunque lontani dai livelli d'eccellenza di qualche stagione fa. Troppo fragile la Juve difensivamente, troppo lontani gli equilibri necessari per supportare l'idea di calcio di Pirlo, troppo evanescente l'attacco al di là del generoso Morata, fermato per tre volte in posizione di fuorigioco dopo aver segnato: i bianconeri chiuderanno con zero tiri nello specchio della porta. Un altro passaggio interlocutorio, sul piano del gioco, verso la squadra che questa Juve dovrà diventare.

L'inizio della partita è subito da mal di testa per la Juventus. Il Barcellona muove palla velocemente e nel giro di due minuti confeziona subito un paio di situazioni interessanti, con Bonucci provvidenziale su Messi e Griezmann che colpisce il palo. Si percepisce un gap importante tra le due squadre, che al quarto d'ora si trasferisce nel risultato: Messi cambia gioco per Dembele, il francese tenta l'iniziativa personale e viene premiato con una deviazione decisiva di Chiesa sulla sua conclusione. La Juve a tratti riesce a rendersi pericolosa con trame valide nella metà campo offensiva, per due volte trova anche il gol ma Morata si fa pescare in posizione irregolare. In generale, però, i bianconeri danno la sensazione di poggiarsi su equilibri fragili: il Barcellona mette insieme diverse occasioni e potrebbe finire il primo tempo con un vantaggio maggiore, non fosse per i gravi errori sotto porta di Messi e compagni.

L'inerzia non muta nella ripresa. Il Barcellona gestisce e dà sempre l'impressione di poter far male tutte le volte che accelera. La Juve reagisce soltanto a strappi: il massimo che riesce a produrre è il terzo gol annullato della serata di Alvaro Morata, ancora una volta l'uomo giusto al posto quasi giusto. Eppure lo spagnolo è il più incisivo lì davanti, dove Kulusevski non brilla, Dybala è abulico e Chiesa corre prevalentemente a vuoto. Pirlo attende a lungo prima di cambiare uomini e spartito, avvicendamenti che non modificano il copione della gara, viva più per demerito del Barcellona – troppo sprecone in zona gol – che per merito della Juve. La parola fine, al termine di un secondo tempo dai ritmi bassi, la mette Demiral, espulso a cinque minuti dallo scadere per doppia ammonizione. Una resa che viene sancita dal raddoppio di Messi su calcio di rigore, poco dopo lo scadere, l'ultimo atto di un'altra serata amara per la Juventus.