Giovanni Malagò e la nuova FIGC: Maldini, Conte (o Allegri) e il piano per la Nazionale

Il 22 giugno ci saranno le elezioni per il nuovo presidente della FIGC dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. E se da un lato resta in piedi l'ipotesi del commissariamento (caldeggiata dalla politica), dall'altro invece prende i piedi un'ipotesi molto forte. Iniziata con un sussurro di gradimento poi via via cresciuta fino ad allargare la base dei consensi: in attesa che il nodo candidatura sia ufficialmente sciolto, il vento sembra soffiare verso Giovanni Malagò nella corsa al soglio della Federcalcio rispetto al concorrente, Giancarlo Abete. I segnali arrivano da più fronti, ma soprattutto dal mondo del football giocato: calciatori e allenatori vedono in lui la figura capace di riportare entusiasmo e visione, sull'onda dell'entusiasmo e delle esperienza olimpiche (non ultima quella dei Giochi Invernali di Milano-Cortina).
I numeri rafforzano questa sensazione. L'appoggio congiunto di Assocalciatori (AIC) e Associazione Allenatori (AIAC) vale circa il 30% dei consensi, a cui si aggiunge il peso della Serie A (17,1%), schierata quasi compatta: 19 club su 20 sostengono la sua candidatura, con la sola eccezione della Lazio di Claudio Lotito. Anche dalle categorie inferiori arrivano segnali di possibile convergenza.
Fin qui la questione numerica e il peso dei voti delle diverse componenti federali nelle urne. Poi c'è un altro aspetto che attiene strettamente al programma e alla scelta delle persone che dovranno/dovrebbero affiancare Malagò nella sua possibile, prossima avventura da presidente federale.
Gli equilibri elettorali: il peso dei consensi nell'urna
Il blocco formato da AIC, AIAC e Serie A rappresenta una base molto solida per convincere Malagò a sciogliere le riserve sulla candidatura e ad accettare la partita delle urne con Giancarlo Abete (nella foto sotto), che punta sul sostegno dei Dilettanti, componente che vale circa il 34%. Se anche Serie B e Lega Pro dovessero convergere in larga parte verso l'ex presidente del Coni allora gli equilibri (e i conti) sarebbero fatti. Tutto può ancora accadere… le pressioni dal fronte politico non mancano e indirizzano verso il commissariamento ma il mondo del calcio professionistico – in un momento molto delicato anche a causa degli ultimi sviluppi sul caso Rocchi e dell'inchiesta sugli arbitri – ha interesse a trovare finalmente una struttura istituzionale dalla quale ripartire con decisione. La posizione della Serie A è chiara: la crisi del sistema può diventare un'occasione per riformarlo, piuttosto che un motivo per interventi straordinari dall’alto.

Il programma: giovani, sostenibilità e riforme
Il progetto su cui sta lavorando Malagò punta su alcuni pilastri ben definiti: valorizzazione dei vivai, con norme per incentivare l'utilizzo dei giovani; sviluppo delle infrastrutture sportive; introduzione e rafforzamento delle seconde squadre; riforma dei campionati, con possibile riduzione del numero di squadre nei tornei professionistici a cominciare dalla Serie A. Grande attenzione dedicata anche a temi quali sostenibilità economica, rilancio del Club Italia e sviluppo del calcio femminile. Ed è in quest'ultima ottica che tra gli elementi distintivi del progetto c'è anche la volontà di rafforzare la presenza femminile nei vertici federali. Dopo l'esperienza al CONI con Silvia Salis vicepresidente, Malagò sarebbe orientato a replicare una scelta simile anche in FIGC, anche se il nome resta per ora riservato.
I nomi della possibile squadra di Malagò
Si sa molto, invece, sull'identità delle figure che Malagò potrebbe scegliere nella propria squadra di collaboratori. Parallelamente al programma, prende forma anche l'ipotetico assetto dirigenziale. Per il Club Italia, il nome di alto profilo che circola è Paolo Maldini, apprezzato per credibilità e competenze manageriali. Tra le alternative figura anche un altro ex milanista, Demetrio Albertini (in passato candidato alla presidenza FIGC).
Questione importante, la scelta del prossimo commissario tecnico dell'Italia dopo il flop della mancata qualificazione ai Mondiali con Gennaro Gattuso. Una soluzione prioritaria rispetto ad altre collaterali ma non di poco conto, quali colmare la casella di capo della delazione azzurra che resta vacante con l'addio di Gigi Buffon. Per la panchina della Nazionale, l'idea è arrivare a una scelta condivisa. Tra le figure prese in esame ci sono Massimiliano Allegri e Antonio Conte, con Stefano Pioli sullo sfondo e l'attuale allenatore del Milan che era sembrato il più "spendibile" considerato che il salentino ha ancora un anno di contratto col il Napoli. Ma tutto è in evoluzione, lo stesso Allegri ha avuto in incontro coi vertici rossoneri per parlare del futuro. In ogni caso, il futuro commissario tecnico dovrà accettare un ingaggio contenuto (tra i 2 e i 3 milioni) e un progetto di lungo periodo.