Floro Flores: “La mia seconda vita è nata su un muretto a Napoli. Per anni non ho guadagnato niente”

La storia di Antonio Floro Flores non è lineare, ed è proprio questo a renderla autentica. Da ragazzo cresciuto tra i campi di periferia e il calcio di strada, fino all’esordio in Serie A con il Napoli, passando per una carriera vissuta senza compromessi tra Udinese, Genoa e tante altre tappe, sempre con un’idea chiara: giocare, sentirsi protagonista, non accontentarsi. Anche quando questo ha significato rinunciare a scelte più comode. Oggi quella stessa mentalità si riflette nella sua seconda vita, in panchina da allenatore. Dopo anni e situazioni difficili nei dilettanti, Floro Flores ha trovato la sua strada e il viaggio nel calcio lo ha portato a Benevento: un crocevia importante per lui e per il club, dato che è arrivata una promozione in Serie B alla prima esperienza tra i pro con un calcio riconoscibile e coraggioso.
A Fanpage.it Antonio Floro Flores ha ripercorso tutti i momenti dal suo approdo sulla panchina sannita fino al trionfo e si è raccontato a 360°, dai campi di strada all’esordio in Serie A col Napoli fino alle prime esperienze in panchina. Una carriera fatta di scelte, errori e identità.
Mister, innanzitutto congratulazioni: però la domande è d’obbligo, si aspettava di salire in B quando ha preso l’incarico a ottobre?
"No, onestamente no. Ci speravo perché quando fai questo lavoro speri sempre di arrivare a certi livelli, però non mi aspettavo di subentrare in quel momento e soprattutto in una situazione così delicata e importante. Quando è arrivata la chiamata ho pensato solo a lavorare, senza fare troppi calcoli. Se me lo dicevano prima avrei detto no, non ci credo. Però quando entri dentro il gruppo, capisci che c’erano le condizioni giuste: qualità, mentalità, disponibilità. Poi il lavoro quotidiano ha fatto la differenza".
Quando è arrivato, qual era il pensiero principale?
"Il mio unico pensiero era uno: provare a vincere. Non mi sono fatto condizionare dal fatto che fosse tutto nuovo o difficile. Ho lavorato ogni giorno con quella idea in testa, anche se sapevo che qualche errore lo puoi fare perché devi conoscere tutto dall’interno. Li conoscevo perché li avevo visti giocare, li studiavo da fuori. Però una cosa è vederli da fuori, un’altra è viverli ogni giorno nello spogliatoio, capire le persone, le dinamiche, le personalità. Quella è la parte più importante".
A mio parere la sua squadra oltre a vincere ha dimostrato un’identità forte e dei concetti di gioco molto chiari, anche contro le contendenti per la vittoria: come si fa a ‘mettere a terra’ un lavoro del genere in pochi mesi?
"Sì, ed è la cosa che mi rende più soddisfatto. Non è solo il risultato, ma il modo in cui abbiamo giocato, l’identità che abbiamo creato. Anche nelle partite più difficili si vedeva una squadra che sapeva cosa fare".
Ha cambiato subito qualcosa oppure è stato graduale?
"No, non ho stravolto tutto. Sono partito da una base già esistente, il 3-4-3, che loro conoscevano bene. Sarebbe stato sbagliato buttare via certezze. Ho iniziato ad aggiungere le mie idee piano piano, senza togliere sicurezza".
Quanto è difficile imporre un’idea in Serie C?
"È difficile se vuoi fare tutto subito. Ma se hai pazienza e lavori giorno dopo giorno, i giocatori ti seguono. Dipende molto dalla loro disponibilità, e io su questo non posso dire niente: sono stati straordinari. Io voglio un calcio propositivo, dove la squadra abbia coraggio, voglia di giocare, di tenere il pallone, di attaccare. Però non è solo estetica: è anche rischio. Ti esponi, ma se vuoi fare qualcosa di bello devi prenderti responsabilità".

Quanto è stata importante la presenza di un presidente come Vigorito al suo fianco?
"Tantissimo. È una persona che ti trasmette energia, ambizione, coraggio. Non ha paura di fare scelte e questo per un allenatore è fondamentale, perché ti dà forza anche nei momenti difficili".
Floro Flores prima della panchina del Benevento è stato allenatore di squadre giovanili: quanto aiuta un percorso del genere a non bruciare le tappe?
"Tanto, tantissimo. Lì ho capito davvero cosa significa allenare. Non è solo campo, ma gestione, rapporti, problemi quotidiani. È stata una scuola vera. Ho vissuto anche realtà difficili nei dilettanti, ma ti formano tanto anche quelle. Società che non pagano, presidente particolari, caos societari, situazioni assurde. Però ti aiutano a capire cosa vuoi e soprattutto cosa non vuoi più. Un giorno ero su un muretto con Pasquale Foggia e ci siamo confrontati su questa opportunità di allenare i ragazzi, così ho cominciato a Pagani la trafila che mi ha portato ad esser quello che sono oggi".
Ha mai pensato di mollarlo il calcio dopo queste situazioni?
"Sì, ho avuto un momento in cui mi sono fermato e ho detto: o faccio questo seriamente o sto con la mia famiglia. Non volevo perdere tempo né far perdere tempo agli altri".
Chiaramente, non era una questione economica?
"Assolutamente no. Io per anni non ho guadagnato niente. Ho fatto questo percorso per passione, per crescita, per emozioni. Il calcio per me è questo, non i soldi".

Quanto conta il rapporto con i giocatori?
"È fondamentale. Io con molti ragazzi ancora oggi ho un rapporto vero, umano. Non finisce tutto con una stagione. Se crei qualcosa di vero, ti resta per sempre".
Quando Floro Flores ha capito che voleva fare l’allenatore?
"Quando ho smesso di giocare e non avevo più quella fame, quella rabbia positiva che avevo da calciatore. Lì ho capito che la mia strada era un’altra, ma sempre nel calcio".
Floro Flores è un figlio di Napoli e ha fatto il suo esordio in Serie A con la maglia azzurra..
"Un sogno che si realizza, perché sei napoletano, giochi con quella maglia… però nello stesso tempo era un periodo difficile per la società. Non era il Napoli di oggi, era un Napoli che stava andando verso il fallimento. Quindi emozione e sofferenza insieme".
Ha vissuto anche altri fallimenti, se non ricordo male..
"Sì, Napoli e Perugia. Non è facile, perché ti trovi senza certezze, senza sapere cosa succederà e con una famiglia sulle spalle. Però anche quelle esperienze ti formano".
L’esperienza all’Udinese è stata una delle più lunghe: cosa rappresenta per lei quella squadra?
"Fondamentale. Lì ho fatto il salto vero, ho giocato tanto, ho fatto esperienza anche in Europa. Il gol al Borussia Dortmund è una di quelle cose che ti restano dentro per sempre".
Ha giocato anche in Spagna, al Granada…
"Quello è un rimpianto. Era sempre in una delle società calcistiche di Pozzo ma non ero pronto mentalmente, ho fatto una scelta affrettata. A volte quando vuoi scappare da una situazione prendi la prima occasione senza riflettere. Oggi la rifarei diversamente".
Scappare da cosa, se posso?
"Avevo un pessimo rapporto con Guidolin. In passato utilizzai anche parole sbagliate ma poi cresci e capisci tante cose. In quel momento era difficile, la presi malissimo e volevo soltanto andarmene. Da giovane reagisci d’istinto, oggi lo leggi con un’altra testa".
Ha spesso parlato di aver rifiutato la Juventus: un club come quello bianconero è il sogno di ogni calciatore, come si fa a dire ‘no’?
"Non è che ho rifiutato la Juve, ho rifiutato di non giocare. Io volevo stare in campo, capire che giocatore ero. A 28 anni non volevo fare la panchina in una grande squadra, volevo giocare".
Floro Flores è l’unico ad aver giocato in Nazionale Under-21 da svincolato: che esperienza è stata?
"Una cosa assurda. Ero senza squadra, mi allenavo da solo, mi chiamano e vado. E faccio pure gol. Lì capisci che nel calcio serve anche la fortuna, oltre al lavoro".

Antonio Floro Flores è soddisfatto della sua carriera da calciatore?
"Sì, perché ho fatto una carriera vera. Potevo fare di più, sicuramente, ma quello che ho avuto me lo sono guadagnato. E quello che non ho fatto da calciatore voglio provare a farlo da allenatore.
A proposito, ora c'è la Serie B col Benevento: una bella sfida…
"È una grande responsabilità. Adesso viene il difficile, perché confermarsi è sempre più complicato che arrivare. Però è una sfida che mi stimola tantissimo".
Prima, però, c'è la Supercoppa di Serie C con la vincenti degli altri gironi: come si prepara il Benevento di Floro Flores?
"La affrontiamo per vincere, come sempre. Io ai ragazzi l’ho detto dal primo giorno: se vuoi vincere devi pensare da vincente sempre, anche quando hai già vinto".