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Gian Carlo Minardi: “Zanardi è stato come Senna. E adesso bisogna stare vicino alla moglie Daniela”

Gian Carlo Minardi ha ricordato Alex Zanardi a Fanpage.it dopo la morte dell’ex pilota e campione paralimpico: “La Formula 1 se l’era meritata sul campo. Era sempre positivo, sempre con il sorriso”.
A cura di Michele Mazzeo
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Fanpage ha sentito Gian Carlo Minardi per chiedergli un ricordo personale di Alex Zanardi, morto a 59 anni dopo una vita sportiva e umana attraversata da successi, incidenti terribili e rinascite diventate patrimonio collettivo. L'ex patron della scuderia di Faenza lo aveva conosciuto da vicino nel 1992, quando lo chiamò in Formula 1 per sostituire Christian Fittipaldi, ma il primo pensiero oggi non è soltanto per il pilota. È per l'uomo che, dopo il drammatico incidente del Lausitzring del 2001 in CART, seppe costruirsi un'altra esistenza nello sport paralimpico. Zanardi, due volte campione CART e poi vincitore di quattro ori e due argenti paralimpici, era diventato uno dei simboli più forti dello sport italiano.

"Direi a un ragazzo di andare a leggere chi è Alessandro Zanardi, chiamato Alex", racconta Minardi a Fanpage.it quando gli viene chiesto come spiegherebbe la grandezza di Zanardi a chi non lo ha visto correre. "C'è tutto quello che ha fatto nello sport: la Formula 1, la CART, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Ma soprattutto c'è l'uomo. È riuscito a recuperare, a creare una nuova vita, e lì si vede chi era davvero".

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Minardi sceglie quindi di allargare il ricordo oltre il solo dato sportivo. Per lui Zanardi appartiene a quella categoria ristretta di campioni che, nel tempo, hanno finito per rappresentare qualcosa di più grande della propria carriera. "Ci sono personaggi come lui e Ayrton Senna", racconta l'ex patron della Minardi, ricordando anche la coincidenza della data della scomparsa: il primo maggio, lo stesso giorno in cui morì il campione brasiliano a Imola nel 1994. "Anche Senna va ricordato più come uomo che come pilota. E lo stesso vale per Alex".

Minardi e il ricordo personale di Zanardi: "La Formula 1 se l'era meritata sul campo"

Il rapporto tra Minardi e Zanardi nasce in Formula 1, in una fase ancora iniziale della carriera del pilota bolognese. "Lo chiamai per sostituire Christian Fittipaldi, che si era fatto male", ricorda l'ex patron. "Nelle formule minori aveva già fatto vedere di che pasta era. La Formula 1 se l'era meritata sul campo: non era arrivato lì per sponsorizzazioni, aveva dimostrato di essere un pilota sul quale si poteva investire".

Zanardi disputò in carriera 44 Gran Premi in Formula 1, passando anche da Jordan, Minardi, Lotus e Williams, ma la sua consacrazione arrivò soprattutto negli Stati Uniti, con i due titoli CART vinti nel 1997 e nel 1998. Poi, nel 2001, l'incidente al Lausitzring che gli cambiò la vita: lo schianto, l'amputazione delle gambe, una condizione fisica che avrebbe potuto chiudere tutto. Per Zanardi, invece, diventò l'inizio di un'altra storia.

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Minardi insiste proprio su questo punto: "È stato un uomo fantastico. Dalla sua disavventura ha saputo creare qualcosa per aiutare chi aveva bisogno di arti artificiali o chi era stato sfortunato come lui, ma non aveva le stesse possibilità. Questo bisogna spiegare alla gente".

"Il momento più bello? Quando lo premiai al Mugello con la BMW"

Tra i ricordi personali, Minardi sceglie un'immagine precisa. Non una gara in Formula 1, non un dettaglio tecnico, non un episodio di box. Ma il giorno in cui vide Zanardi vincere ancora, al Mugello, con la BMW adattata alle sue condizioni fisiche. "Il momento più bello per me è stato quando ha vinto al Mugello con la BMW", racconta. "Ho avuto la fortuna di premiarlo. Vedere la sua felicità, la sua gioia, perché aveva dimostrato che anche una persona con un grosso handicap poteva essere competitiva e vincente: lui lo è sempre stato".

È forse il passaggio che più racconta il modo in cui Minardi conserva il ricordo di Zanardi. Non soltanto il pilota capace di meritarsi la Formula 1 "sul campo", ma l'uomo che dopo aver perso entrambe le gambe riuscì a tornare competitivo, a rimettersi in gioco, a trasformare la propria immagine pubblica senza mai farsi imprigionare dalla tragedia.

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Il pensiero per la moglie Daniela: "È stata presente in tutta la sua vita"

Nel ricordo di Minardi c'è anche un passaggio forte per la famiglia. In particolare per Daniela, la moglie di Zanardi, sempre accanto a lui nei momenti più difficili: dopo l'incidente del 2001 e poi dopo quello del 2020 in handbike, durante una staffetta benefica in Toscana, che lo costrinse a un lunghissimo percorso di cure e riabilitazione. "In questo momento bisogna stringersi vicino alla moglie Daniela", dice Minardi. "È stata presente sempre nella sua vita, da quando correva nelle formule minori alla Formula 1, fino ai momenti più drammatici degli incidenti. Gli è stata vicina in questi ultimi anni in una maniera incredibile".

Il ricordo si chiude così, più sull'uomo che sul campione. Su quel sorriso che Minardi cita come una delle sue caratteristiche più riconoscibili: "Aveva sempre il sorriso, era sempre positivo. Questa era una delle sue grandi caratteristiche". Per l'ex patron della scuderia di Faenza, il senso della storia di Zanardi sta proprio lì: nella capacità di non lasciare che fossero gli incidenti a definire l'intera esistenza di un uomo che, in pista e fuori, aveva imparato a riscrivere ogni volta il proprio limite.

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