La speranza è che Aurelio De Laurentiis, insieme alla moglie Jacqueline, possa guarire al più presto dopo essere risultato positivo al coronavirus. E che possa raccontare quanto prima, con la sua proverbiale efficacia comunicativa, quanto sia irresponsabile sottovalutare anche solo minimamente il virus e il pericolo di un contagio. Quello che gli è successo viaggiando da Capri a Milano (e ritorno) per presenziare all'Assemblea di Lega insieme a decine di altri presenti tra dirigenti e giornalisti, in attesa dei risultati dell'ultimo tampone effettuato.

De Laurentiis, racconta chi gli è vicino, ha sviluppato un'attenzione quasi maniacale nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid, anche a causa di patologie pregresse (nei mesi scorsi ha combattuto con una forma violenta di pleurite) che lo espongono a rischi maggiori. Si sottopone al ciclo di tamponi di controllo (uno ogni quattro giorni) previsti dal protocollo predisposto per le squadre di calcio. Ha preteso che nessuno dei calciatori del Napoli lasciasse la città durante il lockdown, per ridurre al minimo le possibilità di contagio. Il club azzurro è stato l'unico a sollevare un contenzioso per il mancato rispetto del protocollo anti-Covid da parte di una squadra avversaria (la Roma) durante il finale dello scorso campionato.

Eppure, nonostante tutto questo, De Laurentiis ha innegabilmente sbagliato, commettendo l'errore che ognuno di noi è chiamato ad evitare, oggi più che mai: ha abbassato la guardia. Ha sottovalutato i sintomi, per quanto fossero diversi da quelli direttamente riconducibili alla sintomatologia da Covid. Ha trascurato la positività di un dirigente del club (mai confermata ufficialmente dal Napoli) rilevata durante il ritiro di Castel di Sangro. Non ha indossato la mascherina all'arrivo e all'uscita dall'hotel che ospitava l'Assemblea di Lega, soffermandosi inoltre a parlare con i giornalisti presenti. Durante l'assemblea – nel rispetto delle norme di distanziamento, ha assicurato la Lega – ha condiviso microfono e spazi con i colleghi dirigenti. Una condotta generale all'insegna dell'imprudenza.

De Laurentiis ha restituito quella fastidiosa immagine (che magari neanche gli appartiene nella quotidianità) di chi si sente più forte del virus. Il contrario di cosa ci si aspetta da una figura pubblica: che dia l'esempio, nelle parole e nei comportamenti.