Josè Mourinho è diventato il nuovo allenatore della Roma nel momento in cui l'ambiente giallorosso era ormai pronto ad accettare l'ennesima stagione buttata al vento. Sono lontani in tempi del Barcellona o del Liverpool, quando solo pochi anni fa c'era un intero popolo, quello di fede giallorossa, pronto a sospingere la squadra alla folle rimonta per un'insperata qualificazione in Champions. Quella di giovedì contro il Manchester United all'Olimpico, sarà una semifinale di ritorno di Europa League non più così amara. La speranza è sempre quella di riuscire a compiere un'impresa stratosferica (6-2 all'andata) ma se così non fosse, meglio proiettarsi sul futuro.

Mourinho non è più un sogno e pensare alla prossima stagione con lo Special One nella Capitale, sulla sponda giallorossa del Tevere, è tutta un'altra storia. Friedkin è riuscito in poco tempo a fare ciò che Pallotta non era riuscito a compiere durante la sua presidenza: regalare alla Roma un allenatore top, di livello mondiale. Eppure le ambizioni il club le ha sempre avute, ma il progetto alla fine non ha convinto del tutto. Ci aveva provato Francesco Totti, quando da dirigente provò a convincere Antonio Conte. Ci stava provando, presumibilmente, Tiago Pinto, che lo scorso mese di gennaio si trovava nello stesso albergo di Milano in cui era appena entrato anche Massimiliano Allegri.

“Pensavo di avercela fattaraccontò Totti nella sua conferenza stampa d'addio alla Roma – Parlai con Antonio Conte per dieci giorni in modo sempre più dettagliato"L'ex capitano giallorosso raccontò i dettagli di quella trattativa poi saltata sul più bello: "Voleva sapere tutto, giocatori da cedere e giocatori da prendere, clima interno allo spogliatoio – aggiunse – L’avremmo accontentato su tutto, anche sulle poche figure a contatto con la squadra”. Quando ormai tutto sembrava potesse portare ad una decisione definirla con Conte nella Capitale, la doccia fredda: “Ci rimasi male, quando alla fine scelse l’Inter”.

Il 29 gennaio scorso invece, la Roma era fortemente interessata a chiudere con l'Inter uno scambio che avrebbe portato Edin Dzeko in nerazzurro e Alexis Sanchez in giallorosso. Tiago Pinto quel pomeriggio però, fu pizzicato nello stesso albergo di Milano in cui era entrato anche Massimiliano Allegri. Per tutti si trattava di una coincidenza, anche se, visto come è andata a finire con Mourinho, era chiara l'intenzione della proprietà giallorossa: affidarsi ad un allenatore vincente ed esperto.

Poco dopo l'ingresso in hotel del portoghese è arrivato anche il tecnico cercato e studiato proprio dalla proprietà giallorossa come eventuale successore di Paulo Fonseca. Incalzato sulla vicenda, Pinto ha dichiarato solamente: "Non lo sapevo". La supposizione Sarri degli ultimi giorni invece, è sembrato più un piano B per affidarsi ad un allenatore pronto a far divertire il pubblico dopo troppi anni di delusioni. Mourinho sarà pure un colpo mediatico per la Roma, ma ha già compensato tanti anni bui del club durante la gestione Pallotta. La dimostrazione che la volontà di alzare l'asticella da parte del club, ora c'è tutta.