Abisso vince il ricorso in Tribunale contro l’AIA: può tornare subito ad arbitrare in Serie A

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Dopo essere stato allontanato dall’AIA e aver presentato ricorso, Rosari Abisso è stato reintegrato con effetto immediato nella CAN e potrà tornare ad arbitrare. Una vicenda che evidenzia la volontà di un nuovo corso della governance alla guida di Orsato.

Rosario Abisso è stato reinserito nell’organico della Commissione Arbitri Nazionale dopo l’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale Federale Nazionale. Una notizia che non è un semplice fatto di cronaca sportiva ma un sintomo esplicito delle faglie strutturali e delle incoerenze normative che da tempo attraversano l'Associazione Italiana Arbitri, da tempo nell'occhio del ciclone. La decisione del TFN, che ha dichiarato illegittima la delibera dell'AIA dello scorso 1° luglio con cui si disponeva la dismissione del fischietto palermitano, solleva interrogativi non secondari sulla gestione dei ruoli, sui criteri di avvicendamento e sulla trasparenza dei processi decisionali all'interno del governo dei fischietti italiani.

Nel caso di Rosario Abisso, quarant’anni compiuti, la motivazione indicata dalla delibera del 1° luglio firmata dai vertici dell'AIA verteva proprio sul superamento dei "limiti di permanenza nel ruolo". Una scelta formale che, sulla carta, rispondeva all'esigenza di ringiovanire i quadri e garantire il turnover, ma è proprio sulla corretta applicazione e sull'eventuale discrezionalità di questo parametro che la difesa dell'arbitro siciliano ha fatto leva, vincendo in appello.

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Rosario Abisso ha 40 anni e fa parte dell'AIA dal 2002 (esordio in Serie A nel 2015)

L'impugnazione di Abisso e il verdetto del Tribunale Federale

Ritenendo che la misura fosse viziata da un'errata interpretazione delle norme o da un'applicazione sproporzionata dei regolamenti interni, Abisso ha deciso di non accettare passivamente il verdetto e si è rivolto alla giustizia sportiva. Ottenuta in prima battuta la sospensione cautelare del provvedimento, permettendogli di partecipare regolarmente al raduno precampionato 2026/27, l'arbitro di Palermo ha poi incassato la vittoria nel merito.

Perché il Tribunale gli ha dato ragione? In assenza delle motivazioni dettagliate, l'orientamento della giustizia federale si fonda su un principio di diritto chiarissimo: la tutela dell'affidamento e la certezza delle regole. Se i parametri per il computo delle stagioni di permanenza o l'attribuzione delle deroghe vengono applicati in modo difforme, illogico o discriminatorio rispetto agli standard associativi, il provvedimento cade per vizio di illegittimità. La dismissione, di fatto, è stata annullata perché priva dei presupposti regolamentari necessari per giustificare l'uscita forzata di un elemento di provata esperienza.

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Iscritto nella sessione di Palermo, non è mai stato designato come arbitro internazionale

Dopotutto non si tratta di un precedente isolato: negli ultimi anni la storia dell'AIA è stata costellata da ricorsi vincenti e da situazioni analoghe, come quello di Pasqua, D'Ascanio o prima ancora le lunghe vertenze sulla validità dei verbali di valutazione tecnica che hanno sollevato polveroni sul confine tra scelta meritocratica e decisione amministrativa, prestando il fianco ad azioni legali che mettono periodicamente in discussione le scelte dei designatori.

Criteri e valutazioni: come funziona la dismissione di un arbitro

La carriera di un arbitro ai massimi livelli non è un percorso a tempo indeterminato e il fattore anagrafico ha rappresentato un limite invalicabile. Tuttavia, negli ultimi anni, le riforme strutturali hanno introdotto regole più rigide sul cosiddetto "limite di permanenza nel ruolo", portando alla scelta di dismettere alcuni fischietti per motivi legittimi. Un arbitro può essere escluso dall'organico fondamentalmente per quattro motivi principali: per limiti di età, per limiti di permanenza massima nella categoria, per deroghe non concesse o per mere ragioni tecniche. Quest'ultimo parametro è stato al centro di feroci confronti interni, poiché è regolato dalla media voto stilata dai commissari di campo e dal designatore, che può posizionare l'arbitro nella parte bassa della graduatoria di merito.

Le distorsioni di un sistema sotto pressione: inchieste e nuovi equilibri

In questo senso la vicenda Abisso non si consuma in un vuoto spinto, ma si inserisce in un contesto istituzionale eccezionalmente delicato per l'AIA, da mesi nell'occhio del ciclone, provata dalle polemiche arbitrali della scorsa stagione, dai sospetti sui sistemi di valutazione dei voti anonimi, dalle inchieste di trasmissione televisive e dal clima di profonda spaccatura interna emerso attorno alla figura del designatore Gianluca Rocchi.

L'integrazione immediata di Abisso, senza ulteriori guerre di cavillo, rappresenta un segnale d'apertura. Appare come il tentativo di disinnescare la conflittualità interna in favore di una maggiore serenità d'ambiente, ingrediente indispensabile per far sì che i fischietti italiani possano scendere in campo concentrati unicamente sulle prestazioni arbitrali e sulla credibilità del campionato. Un atteggiamento da nuovo corso della governance e dalle figure di riferimento, da dove emerge anche la volontà di prendere atto dei propri errori di valutazione, accettando le pronunce degli organi di garanzia per ripristinare il rispetto delle regole.

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