Caso arbitro Rocchi

Rocchi spiega le telefonate sull’Inter finite nell’inchiesta: “Marotta non l’ho mai sentito”

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Gianluca Rocchi torna sull’inchiesta sulle designazioni arbitrali e chiarisce i rapporti con l’Inter: “Marotta non l’ho mai sentito”. Le intercettazioni mostravano però le rimostranze nerazzurre arrivate indirettamente all’ex designatore.

Gianluca Rocchi mette un punto su una delle questioni rimaste più controverse dell'inchiesta sulle designazioni arbitrali: i suoi eventuali rapporti diretti con i dirigenti dell'Inter. L'ex designatore sostiene di non aver mai parlato con il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta e, più in generale, di non aver cercato contatti diretti con i dirigenti dei club. È la risposta fornita dall'ex designatore di Serie A e B nell'intervista concessa al Corriere dello Sport dopo oltre quattro mesi trascorsi, racconta, dentro un "incubo".

Una precisazione importante perché nelle intercettazioni finite nell'inchiesta erano emerse diverse conversazioni nelle quali Rocchi parlava delle rimostranze provenienti dall'ambiente nerazzurro. La Procura ha poi chiesto l'archiviazione della sua posizione, mentre l'Inter è stata iscritta e contestualmente archiviata: gli inquirenti hanno riconosciuto la "sussistenza storica" di singoli episodi di interferenza, senza però individuare un sistema strutturato finalizzato ad alterare le partite.

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Rocchi: "Marotta non l'ho mai sentito"

Alla domanda diretta sui rapporti con Marotta, Rocchi risponde "Mai". E aggiunge di non aver avuto né cercato relazioni con altri dirigenti, spiegando di aver introdotto proprio per questo la figura del referee manager, incaricato dei rapporti con le società.

Questo però non significa che le proteste dei club non arrivassero fino a lui. Rocchi lo riconosce nella risposta successiva: da sempre, osserva, tutte le società hanno avuto qualcosa da dire sugli arbitri. La differenza, nella sua ricostruzione, sta nell'effetto concreto di quelle rimostranze: "Non ho mai favorito o maltrattato squadre", sostiene rivendicando di aver deciso sempre in autonomia.

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Cosa dicevano davvero le telefonate sull'Inter

Ed è questo il punto che permette di rileggere le intercettazioni oggetto dell'inchiesta. In una conversazione dell'aprile 2025 Rocchi lamentava pesantemente le proteste dell'Inter e ragionava sull'ipotesi di non designare Simone Sozza per Inter-Verona. In altre telefonate emergevano richieste o gradimenti riguardanti arbitri come Colombo, sempre però riferiti a Rocchi attraverso altri interlocutori.

La stessa Procura ha però sottolineato che non è mai emerso un contatto diretto intercettato tra Rocchi e dirigenti dell'Inter. Nelle carte si ritiene estremamente probabile che alcune conversazioni dirette possano esserci state, ma senza riscontri probatori: soprattutto, non è stato dimostrato che eventuali indicazioni fossero finalizzate a turbare la regolarità delle partite.

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Rocchi oggi completa dunque quel quadro senza negare che le pressioni arrivassero al mondo arbitrale: nega invece di aver parlato con Marotta e che quelle rimostranze abbiano determinato le sue scelte. Una distinzione che coincide con il cuore dell'archiviazione: singole interferenze ricostruite dagli inquirenti, ma nessuna prova di un accordo o di un sistema per pilotare le designazioni.

E quando gli viene fatto notare che qualche frase discutibile al telefono potrebbe essergli comunque sfuggita, Rocchi chiude con una puntualizzazione significativa: dice di ricevere fino a cento chiamate al giorno, ma di non aver mai oltrepassato "la linea della correttezza. Nei fatti". È proprio su quei fatti che l'indagine penale, almeno nel suo filone principale, non ha trovato elementi sufficienti per andare oltre.

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