Tutto quello che c’è da sapere sull’inchiesta arbitri: Rocchi, le intercettazioni, cosa rischia l’Inter

La cronistoria dell'intera "inchiesta arbitri" attorno a presunte ingerenze dell'Inter sull'ex designatore Gianluca Rocchi, da quella penale della Procura di Milano, avviata nel 2025 a seguito della denuncia dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca, fino ad oggi. Un iter giudiziario che ha indicato presunte irregolarità nelle designazioni arbitrali della stagione 2024-2025 con particolare attenzione a diverse partite dell’Inter, più volte citata nelle indagini. Che hanno riguardato in particolare Gianluca Rocchi, ex designatore di Serie A e B, accusato di aver orientato alcune scelte arbitrali tenendo conto delle indicazioni e presunte preferenze espresse dal club nerazzurro. In gare come Bologna-Inter o le semifinali di Coppa Italia contro il Milan, e Torino-Inter.
A seguito di tutto ciò, l'Inter è emersa ripetutamente nelle intercettazioni come soggetto che sembrava esercitare un’influenza informale sulle designazioni, anche se alcun dirigente nerazzurro risultasse personalmente mai indagato. Il club è stato iscritto nel registro degli indagati, esclusivamente per responsabilità amministrativa degli enti ai sensi della legge 231. A luglio 2026 la Procura di Milano ha chiesto infine l’archiviazione del procedimento sia per Rocchi sia per la posizione dell’Inter, ritenendo insufficienti gli elementi per sostenere l’accusa in giudizio. Il fascicolo, però, è stato trasmesso alla Procura Federale FIGC per le valutazioni di competenza sul piano sportivo che si attendono per i prossimi mesi.

Domenico Rocca, l'ex arbitro da cui tutto ha avuto inizio
Tutto inizia a maggio 2025 quando l’ex assistente arbitrale Domenico Rocca invia una lettera-denuncia formale alla Commissione Arbitrale Nazionale. Rocca in quel periodo era già fuori dal sistema AIA ma decise di descrivere il quadro con cui era stato a contatto a suo dire, durante la sua permanenza alle dipendenze del sistema arbitrale. Intriso di presunte irregolarità sistematiche nella gestione del VAR e nelle procedure di designazione degli arbitri, con dettagli risalenti dal campionato 2024-2025. Da principio si è compreso che non si trattava di accuse generiche perché si entra nel dettaglio di episodi specifici, tra cui Inter-Roma, la famosa partita del "grande scandalo" per il discusso contatto in area tra N’Dicka e Bisseck che non era stato sanzionato né in campo né al VAR, nonostante fosse per tutti evidente.
La lettera di Rocca ha un altro elemento considerato essenziale: sottolinea anche un presunto trattamento differenziato tra squadre perché alcune designazioni e interventi VAR apparivano più favorevoli a certi club, tra cui in primis l'Inter, sottolineando un clima di pressione e favoritismi interni all’AIA, propri del sistema dei fischietti, con valutazioni di rendimento e avanzamenti di carriera che non seguivano criteri meritocratici. Rocca parla di un "sistema" che proteggeva un circolo ristretto di arbitri e supervisori, creando un ambiente di "terrore" per chi non era allineato e questa denuncia viene inoltrata anche agli organi federali competenti con la Procura Federale della FIGC, all’epoca diretta da Giuseppe Chinè, che ricevendo il materiale avvia una valutazione.

L’archiviazione federale e l’apertura del fascicolo penale a Milano
Dopo aver esaminato la lettera e gli allegati, Chinè decide di archiviare il procedimento, ritenendo che non vi fossero elementi sufficienti per proseguire sul piano disciplinare federale, in accordo con la Procura Generale dello Sport del CONI, presieduta da Ugo Taucer, che non solleva obiezioni, portando la questione verso la chiusura sul fronte della giustizia sportiva. Ma parallelamente, nell’estate e autunno del 2025, la segnalazione arriva anche alla Procura della Repubblica di Milano col pm Maurizio Ascione che decide di aprire un fascicolo penale, con una ipotesi chiara: il reato di frode sportiva. È questo il passaggio chiave perché trasforma una denuncia interna al mondo arbitrale in una vera inchiesta giudiziaria ordinaria, attraverso intercettazioni, acquisizione di atti e audizioni che si svilupperanno nei mesi successivi.
Già in questa fase entrano nel mirino partite specifiche della stagione 2024-2025 tra cui Udinese-Parma del 1° marzo 2025: in questo caso Gianluca Rocchi, in qualità di supervisore VAR, sarebbe intervenuto in modo anomalo con quelle che sono state definite le famose "bussate" al vetro che, secondo l’accusa, sarebbero interventi condizionanti e questa partita diventa uno dei cardini iniziali dell’inchiesta. Le indagini si allargano subito anche ad altre gare che coinvolgono in presa diretta l’Inter, con particolare attenzione ai periodi decisivi della stagione per la corsa scudetto e la Coppa Italia. Gli inquirenti cominciano ad acquisire intercettazioni e testimonianze.

Le prime partite nel mirino: l'Inter gli arbitri e l’avvio delle indagini
Il momento di svolta arriva tra il 24 e il 25 aprile 2026: la Procura di Milano notifica un avviso di garanzia per concorso in frode sportiva a Gianluca Rocchi in qualità di designatore arbitrale di Serie A e B e ad Andrea Gervasoni quale supervisore VAR. La notizia irrompe sui media e scatena un terremoto: Rocchi, nella stessa giornata del 25 aprile 2026, annuncia la propria autosospensione dall’incarico di designatore, gesto immediato e molto significativo, che segnala la gravità del momento.
L'ipotesi accusatoria è pesante: Rocchi avrebbe orientato le designazioni in modo da favorire in primo luogo l’Inter in momenti delicati della stagione 2024-2025. Così i pm ricostruiscono in particolare due episodi chiave. Il primo riguarda Bologna-Inter del 20 aprile 2025 quando Rocchi avrebbe scelto Andrea Colombo, ritenuto un "arbitro gradito" al club nerazzurro. Secondo le intercettazioni, questa designazione sarebbe stata preceduta da colloqui e contatti avvenuti a San Siro durante una gara di Coppa Italia, a tal punto che gli inquirenti parlano di una "combinazione" della designazione.
Nella gestione della semifinale di Coppa Italia contro il Milan per la gara di andata 2 aprile e col ritorno 23 aprile 2025, Rocchi avrebbe anche "schermato" un altro fischietto, Daniele Doveri, considerato in questo caso, poco gradito all’Inter. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato evitare che Doveri dirigesse l’eventuale finale di Coppa o le ultime partite di campionato ritenute decisive per i nerazzurri: il tutto attraverso intercettazioni che ricostruirebbero contatti e valutazioni. Tuttavia, in questo periodo, non risultano dirigenti dell’Inter formalmente indagati e il club stesso non è ancora iscritto nel registro. Finché la questione si complica ulteriormente con all’ampliamento del fascicolo relativo alla partita Torino-Inter del 26 aprile 2026 e alla successiva richiesta di archiviazione.

L’esplosione pubblica dell’aprile 2026: l'inchiesta diventa un caso mediatico
Dopo la notifica degli avvisi di garanzia tra il 24 e il 25 aprile 2026, le indagini della Procura di Milano entrano in una fase più intensa e pubblica. Anche se non vengono ancora rese pubbliche, le intercettazioni acquisite nei mesi precedenti ricostruirebbero diversi dialoghi tra Gianluca Rocchi e altri soggetti del mondo arbitrale sul tema del "gradimento" o dei "malumori" espressi sempre dall'Inter rispetto a determinati arbitri. In questo contesto, l’Inter appare come un soggetto che esercita una forma di influenza informale sulle designazioni e anche se non ci sono elementi che configurino un’indagine diretta sul club in questa prima fase e nessun dirigente nerazzurro risulta formalmente indagato, le intercettazioni descrivono una situazione in cui Rocchi sembra tenere conto delle preferenze o delle contrarietà espresse dal club prima di formalizzare le scelte arbitrali
Le intercettazioni, l’allargamento delle indagini e il ruolo dell’Inter
Rocchi, intanto, decide di non presentarsi all’interrogatorio fissato per fine aprile 2026 mentre Andrea Gervasoni (supervisore VAR) viene ascoltato a lungo dagli inquirenti. Tra aprile e luglio 2026 le indagini si allargano ulteriormente. Arrivano nuovi esposti da altri arbitri e ex arbitri che denunciano un clima generale di favoritismi, promozioni selettive e valutazioni di rendimento che apparivano condizionate da logiche non meritocratiche all’interno del sistema AIA mentre i pm ottengono l’autorizzazione a nuove intercettazioni.
Ed è in questo scenario che si incastra Torino-Inter del 26 aprile 2026: secondo i pm, Rocchi avrebbe designato Maurizio Mariani come direttore di gara solo dopo aver ottenuto un previo consenso da parte della società nerazzurra. Proprio in conseguenza di questi nuovi elementi, l’accusa nei confronti di Rocchi viene riformulata in modo più pesante: avrebbe agito "in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro", agendo questi ultimi "per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina", allora presidente della FIGC.

L'Inter passa a soggetto più esplicitamente citato nell'impianto accusatorio anche se nessun dirigente nerazzurro viene iscritto nel registro degli indagati mentre il club viene formalmente iscritto per responsabilità amministrativa degli enti (legge 231). E' il momento di massima espansione dell’inchiesta: da un’indagine su singole designazioni si passa a un quadro che coinvolge un designatore, il club Inter e la Federazione, anche se arriva da parte della Procura di Milano la richiesta di archiviazione, che verrà formulata a metà luglio 2026.
La richiesta di archiviazione penale e il passaggio alla giustizia sportiva
La Procura della Repubblica di Milano così formalizza la richiesta di archiviazione del procedimento penale nei confronti di Gianluca Rocchi e, contestualmente, della posizione dell’Inter di cui nessun dirigente nerazzurro è stato mai indagato personalmente. Dopo aver esaminato l’intero compendio di atti i pm con il contributo dell’aggiunto Paolo Ielo arrivano alla conclusione che non esistono elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio: non emerge un "sistema illecito strutturato" né una vera e propria combine organizzata. Si parla di singole pressioni o interferenze di natura non penalmente rilevante che evidenziano un "vuoto probatorio", parlando di "suggestioni" o "illazioni".
Per quanto riguarda l’Inter, la richiesta di archiviazione è definita dai pm come una "diretta conseguenza" della caduta del reato presupposto: l'Inter esce così dal procedimento penale senza alcuna contestazione residuale.
Le intercettazioni rivelate a luglio, Rocchi: "Quelli dell'Inter rompono il c*zzo"
Nel mese di luglio, conclusa l'inchiesta della Procura di Milano emergono anche i primi stralci delle intercettazioni durante il periodo osservato dagli inquirenti. Elementi che saranno posti al vaglio della giustizia sportiva. In particolar modo, alcuni passaggi evidenziano i contatti tra mondo arbitrale e Inter. "Allora, noi c’abbiamo un problema. Noi c’abbiamo quella settimana che è cruciale per l'Inter, che c’hanno Bologna-Inter, il derby e Inter-Roma", dirà Rocchi nell'aprile 2025.
Poi parlando con Butti, spiega la scelta di Doveri contro il Milan in Coppa Italia: "Quindi non lo vedi… in campionato non ce l’hai più! Allora lo usi in Coppa Italia". Infine discute anche con Gervasoni sui "fastidi" che deve sopportare: "Andrea, una cosa… stavo facendo una considerazione siccome questi ci stanno rompendo il c*zzo pesantemente, questi dell'Inter…". Lamentele che Rocchi riporta anche a maggio 2025: "Perché l’Inter non mi hanno rotto il c*zzo nessuno, mai. Non mi hanno rotto il c*zzo mai. Invece quest’anno hanno rotto i c*glioni. Perché? Perché fanno ridere". Intercettazioni che proseguono anche a marzo 2026.

Di fronte a ciò la difesa di Rocchi ai pm: "Tutte le squadre manifestavano gradimenti, richieste o non gradimenti per errori, veri o presunti" ha spiegato nell'interrogatorio. "Non avevo interlocuzione con i club. Certamente non si trattava di pressioni ma mi pervenivano indicazioni, con il canale rappresentato, che talvolta mi infastidivano, altre volte mi facevano arrabbiare, come del resto accadeva per la maggior parte dei club". Dunque, la tesi di una "prassi diffusa" puntualizzata in un concetto preciso: "Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente ‘voglio questo o quello’".
Il futuro: cosa resta aperto sul fronte sportivo e cosa rischia l'Inter
Dopo la richiesta di archiviazione dell'inchiesta penale, il vero fronte che resta aperto è quello della giustizia sportiva: la Procura Federale aprirà o riattiverà un procedimento disciplinare per verificare se ci siano state violazioni del Codice di Giustizia Sportiva, proprio rivalutando quelle stesse carte. Con tempistiche più lente: impiegherà probabilmente più di qualche mese per esaminare gli atti, sentire ulteriori testimoni e decidere se deferire qualcuno.

Per quanto riguarda l’Inter, lo scenario più realistico è quello di un’uscita sostanzialmente pulita dal procedimento. Perché? Il club non ha mai avuto dirigenti indagati sul piano penale e non è accusato di aver promesso o dato utilità economiche. Le intercettazioni parlavano di malumori o preferenze espresse sulle designazioni, ma questi elementi, da soli, difficilmente configurano un illecito sportivo grave tale da giustificare sanzioni pesanti come penalizzazioni in classifica.
È più plausibile un deferimento limitato di qualche dirigente per condotte non corrette, con possibili sanzioni amministrative.