Tomori da esubero a risorsa per Juve-Milan: il paradosso che evidenzia tutti i limiti dell’era Cardinale
Il ritorno in gruppo di Fikayo Tomori e della sua probabile convocazione, con ulteriore concreta candidatura a una maglia da titolare, per la delicata sfida del Milan all'Allianz Stadium contro la Juventus rappresenta, nei fatti, l'evidenza di un cortocircuito gestionale all'interno del nuovo progetto tecnico rossonero. Rimasto ai margini della rosa per settimane perché ritenuto non funzionale a Ruben Amorim e destinato alla cessione, si è ritrovato improvvisamente a dover ritornare utile alla causa, nel primo vero snodo cruciale della stagione. Un ribaltamento di fronte improvviso dettato non da un ripensamento strategico, bensì da pura opportunità, visto l'infortunio capitato a Matteo Gabbia.
Un paradosso che evidenzia le oggettive difficoltà del nuovo corso targato RedBird e Gerry Cardinale, in cui la nuova parola d'ordine è sempre stata una sola: programmazione. Già disattesa di fronte al primo contrattempo: la gestione del caso Tomori dimostra come il confine tra visione strategica e improvvisazione sia pericolosamente sottile e ancora presente all'interno della dirigenza milanista.
Tomori dalla lista dei trasferibili al campo: le incoerenze del Milan
I fatti raccontano di una decisione netta presa all'inizio del ciclo di Amorim che non ha mai preso in seria considerazione il centrale difensivo britannico, chiaramente accantonato. Inserito nella lista dei cedibili per fare spazio a profili ritenuti più idonei alla difesa a tre, Tomori ha vissuto settimane da separato in casa, senza più il numero di maglia, in attesa di una sistemazione sul mercato che non si è concretizzata nei tempi e nelle condizioni economiche gradite al club.
Eppure, non appena Matteo Gabbia ha rimediato un problema alla caviglia che lo costringerà ai box fino alla sosta, l'impalcatura teorica costruita a tavolino è crollata. L'assenza di un'alternativa già integrata nei meccanismi del nuovo allenatore ha costretto il Milan a fare un passo indietro, in una retromarcia forzata che denota una coperta drammaticamente corta al centro della difesa e solleva perplessità sulla reale sincronia tra le valutazioni di mercato della dirigenza e le esigenze quotidiane di chi deve mettere in campo la squadra.
Tomori scoperchia i limiti del Milan nel modello RedBird
L'episodio Tomori è l'esempio lampante di una criticità strutturale più ampia che riguarda il management del Milan: la tanto decantata transizione voluta da Cardinale in persona, continua a mostrare limiti evidenti nei momenti di emergenza sportiva. L'intento di applicare criteri rigorosi di efficienza economica e patrimoniale si scontra ancora una volta con la naturale imprevedibilità del calcio, un ambiente in cui infortuni, dinamiche di spogliatoio e crolli psicologici non possono essere calcolati con un algoritmo.
Invece di mostrare la fermezza di un progetto che segue una rotta precisa a costo di promuovere soluzioni interne giovanili o tattiche alternative, la dirigenza ha preferito la via più breve, ritornando alle precedenti gestioni, più che ambigue, in cui le scelte si sono rivelate più di una volta confuse, incidendo irrimediabilmente sul fronte puramente sportivo del risultato.
Tomori di nuovo in rosa: la chance del riscatto
Resta ora da capire come reagirà Tomori di fronte a tutto ciò perché la sfida alla Juventus non solo rappresenta una occasione irripetibile di rivincita personale ma ha anche un retrogusto particolare: l'Allianz Stadium è lo stesso teatro in cui ha vissuto alcune delle sue serate più esaltanti in maglia rossonera, tra cui il gol di testa nel 3-0 del maggio 2021 che riaprì la strada rossonera verso la Champions League.
Se Tomori dovesse giocare e farlo in modo convincente contro la Juventus, il paradosso si completerebbe, lasciando sulla dirigenza un'ombra ancora più marcata: quella di aver provato a liberarsi di un elemento dimostratosi poi indispensabile per arginare le prime falle di una stagione ancora tutta da scrivere.