È quasi paradossale che nel giorno in cui la Juventus dà un altro segnale di forza, battendo il Genoa e mettendo un tassello fondamentale nella corsa alla Champions, si parli quasi solo del malumore di Cristiano Ronaldo, piuttosto che dei meriti dei vari Chiesa e Kulusevski.

Andrea Pirlo, da uomo di mondo (calcistico) che ne ha viste di ogni, minimizza e porta a casa quello che più gli interessa, ovvero i 3 punti. Il resto è filosofia spicciola ammannita a fine partita con la solita faccia da sfinge: "Ronaldo era arrabbiato perché non è riuscito a fare gol e aveva visto che c'erano delle occasioni per farlo". Ugualmente viene rimbalzato chi sottolinea come il portoghese forse tenga troppo ai traguardi personali, classifica di capocannoniere in primis. Il tecnico sentenzia che va bene così: "Se fa 35 gol, aiuta la Juve a vincere le partite…".

Nervoso, nervosissimo Cristiano, visto più volte lamentarsi coi compagni per non averlo servito nel modo migliore. Nè ha contribuito a fargli tornare il sorriso il fatto che la Juve nel secondo tempo liquidasse definitivamente la pratica rossoblù grazie al 3-1 segnato da McKennie. Anzi, le praterie apertesi hanno ulteriormente ingolosito Ronaldo, viste le possibilità di andare a segno. Chance cresciute ancora di più, dopo che ad un quarto d'ora dalla fine l'infortunio di Zappacosta ha lasciato il Genoa in 10, avendo già effettuato le 5 sostituzioni.

Lì si è sentito distintamente l'uomo di Funchal urlare ai suoi compagni di attaccare per approfittare della superiorità numerica e arrotondare il bottino, invece di trascinare il risultato fino alla fine. Così come altrettanto bene si è sentito lo scambio di battute con Perin, dopo un intervento di Ronaldo sul portiere rossoblù sanzionato come falloso dall'arbitro: "Non l'ho toccato", "Mentiroso!". Prendersi del bugiardo dall'ex compagno è però stato meno insultante per lui dello sbagliare incredibilmente l'appoggio in rete ad un passo dalla porta, centrando il palo pieno, prima che Morata ribadisse in rete il momentaneo 2-0.

Vicende che hanno precipitato il 5 volte Pallone d'oro in un vortice di negatività esploso al fischio finale col lancio della maglietta e poi in spogliatoio coi pugni rabbiosamente sferrati contro i muri. "Ronaldo nervoso? È la sua mentalità, per quello è uno dei migliori al mondo. Quando lui non segna si sente male con se stesso perché vuole segnare sempre": la spiegazione di Bentancur mette d'accordo tutti, almeno quando si vince.