Come per i campionati, in cui i piazzamenti consentono alle squadre di salire di categoria, qualificarsi per campionati internazionali o essere retrocessi, anche gli arbitri “concorrono” costantemente a una classifica che gli permette di ottenere promozioni e scalare le gerarchie dei vari campionati che compongono l’ordinamento calcistico italiano, oppure di retrocedere quando non venire direttamente dismessi. È quello che è successo ad esempio al termine della stagione 2019-20 a due fischietti che arbitravano in Serie B, Daniele Minelli della sezione di Varese e Niccolò Baroni di Firenze, che per “motivate valutazioni tecniche” hanno dovuto rinunciare al sogno di esordire nel massimo campionato. I due hanno presentato ricorso presso le autorità calcistiche, in entrambi i casi bocciato (qui il dispositivo che riguarda Baroni, qui quello di Minelli) ed ora hanno presentato denuncia alla Procura di Roma lamentando la manomissione dei giudizi che avrebbero alterato la classifica finale, facendoli finire agli ultimi posti, destinati appunto ai fischietti da “dismettere”.

Voti che non sono però come quelli convenzionali da 0 a 10, ma che per gli arbitri vanno da un minimo di 8.20 ad un massimo di 8.70, con i due estremi che vengono utilizzati molto raramente perché indicativi di una partita andata significativamente bene o male.

Il giudizio viene fornito da un Osservatore Arbitrale, figura riconosciuta dall’ordinamento dell’AIA che ha appunto il compito di valutare la prestazione dell’arbitro sulla base di diversi parametri. Nelle categorie più basse, gli arbitri ricevono un numero ridotto di “visionature” durante la stagione, mentre a livello nazionale il loro monitoraggio è costante settimana dopo settimana, per poter stilare classifiche quanto più omogenee e veritiere. L’Osservatore arbitrale viene designato esattamente come avviene per Arbitri, Assistenti, Var, Quarti ufficiali. La gara viene valutata in tutto il suo complesso, dall’”Applicazione ed interpretazione delle regole del gioco” al “Controllo disciplinare”, fino alla condizione atletica ed al posizionamento in campo. Tutti questi fattori vengono sintetizzati in un voto, che viene poi inviato al Comitato nazionale il quale li raggruppa tutti e ne fa una media, aggiornata costantemente, per vedere l’andamento della squadra arbitrale ed eventualmente intervenire durante i raduni con colloqui con gli arbitri più indietro in classifica.

Gli stessi Osservatori sono sottoposti ad un sistema simile: vengono valutati con gli stessi voti dagli Organi tecnici, che sono i componenti apicali del Comitato di riferimento, tra i quali ad esempio il designatore. Questi fungono a tutti gli effetti da “osservatori” degli Osservatori stessi.

Il comunicato ufficiale N.73/A della Figc, che sancisce le ultime modifiche al funzionamento degli Organi tecnici dell’AIA, stabilisce all’art.22 come avvengono le dismissioni da Serie A e B e le rispettive promozioni. Oltre ai gravi provvedimenti disciplinari ai quali un arbitro può andare incontro, tra i motivi per l’allontanamento ci sono appunto le “motivate valutazioni tecniche”. Finire in fondo alla graduatoria rientra in tali valutazioni, e per questo provoca l’avvicendamento, dopo il quale gli arbitri hanno diverse opzioni:

Comporta l’avvicendamento anche il restare per troppo tempo nella stessa categoria senza fare il “salto” in avanti, che per chi non arbitra in Serie A vuol dire scalare le categorie e per chi già arbitra nel massimo campionato significa diventare internazionale. Sono però concesse alcune deroghe in casi particolari, come quello che ha riguardato Eugenio Abattista della sezione di Molfetta, già al suo ottavo anno al Comitato Nazionale, che ha ottenuto un prolungamento per aver avuto un “particolare caso di eccellente rendimento” grazie ad un 8.70 ottenuto nell’ultima partita della stagione 2019-20, che gli è valso il terzo posto in graduatoria, contestato però da Minelli e Baroni.

Negli ultimi giorni il Comitato Nazionale ha stabilito di voler accorciare le tempistiche per rendere pubbliche le medie degli arbitri, passando da una cadenza trimestrale a mensile, in un’operazione di maggiore trasparenza.