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Come fa il Como a spendere 60 milioni per Nico Paz nonostante i paletti del Fair Play Finanziario

Il Como ha speso 60 milioni per riprendersi Nico Paz dal Real Madrid. Una spesa folle che però non intacca i paletti del Fair Play Finanziario.
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Il Como prende Nico Paz per 60 milioni dal Real Madrid. Una cifra da capogiro quella sborsata dal club lariano che aveva dovuto accettare la recompra del giocatore da parte della società spagnolo per 9 milioni. La volontà del giocatore ha fatto la differenza tant'è che subito dopo la notizia del ritorno al Real, Nico si è fatto fotografare dal ritiro dell'Argentina mentre indossava il cappello del Como. Ebbene la società, convinta dalle qualità del giocatore e dalla sua volontà, ha sborsato la cifra richiesta dalle Merengues senza problemi. Se qualcuno non l'avesse ancora capito, il Como è la società più ricca della Serie A. La famiglia Hartono, proprietaria del club dal 2019, guidata dai fratelli Robert e Michael Hartono (proprietari di Djarum e tra gli uomini più ricchi del mondo), hanno un patrimonio stimato di oltre 50 miliardi.

Una cifra inarrivabile per tante altre società del massimo campionato italiano. Dunque non c'è da sorprendersi se il Como sia riuscito ad effettuare un investimento di questo tipo. Stiamo parlando di un club che in pochi anni è stato portato dalla Serie D alla Serie A e poi alla Champions anche grazie a investimenti pari a 390 milioni di euro. Basti pensare che solo nella stagione 2024/2025 i soci della holding Sent Entertainment Ltd (Regno Unito) che controlla il club e le attività collaterali (negozi, academy, digital, ecc.) avevano sborsato ben 134 milioni. Ma nel mezzo c'è chi si chiede se ci saranno problemi con i limiti del Fair Play Finanziario imposto dalla Uefa.

La squadra del Como protagonista della cavalcata Champions.
La squadra del Como protagonista della cavalcata Champions.

La risposta è no. È giusto precisare infatti che il Como non ha alcun debito nei confronti delle banche (rispetto a quanto accade invece negli altri club ndr) e questo è un punto a favore della società poiché tutto viene coperto con versamenti continui dei soci. Il Como dunque per la proprietà è da considerare come una startup. L'obiettivo è quello di investire tanto tra calciatori, staff, infrastrutture (come sta accadendo anche con il rifacimento dello stadio Sinigaglia ndr) con la consapevolezza che tutti i ricavi collaterali alla squadra arriveranno dopo. Il vantaggio però è proprio quello di non dover essere "schiavi" di investitori esterni o banche per cui possono anche ottenere grosse perdite anno dopo anno. Ecco perché in questo momento possono spendere ben 60 milioni solo per pagare il cartellino di Nico Paz.

Il Como festeggia la qualificazione in Champions.
Il Como festeggia la qualificazione in Champions.

Come farà il Como ad arginare i paletti del Fair Play Finanziario

I limiti del Fair Play Finanziario per ora non sono un problema. Con la qualificazione in Champions infatti sono scattati i controlli automatici della Uefa che prevede perdite massime di 60 milioni di euro su un triennio e costi della rosa comprensivi di stipendi, ammortamenti e commissioni agli agenti ≤ 70% dei ricavi. Al momento il Como ha accumulato perdite stimate di 170 milioni negli ultimi anni, dunque ben oltre la soglia consentita. La società ha inoltre violato il break-even negli ultimi 3 esercizi e i costi della rosa sono alti rispetto ai ricavi attuali. Insomma, sembrerebbe tutto un disastro se non fosse che la Uefa in questi casi è più morbida nei confronti di club in crescita, specie quelli che in pochissimi anni sono arrivati dai dilettanti al professionismo.

Il Como dunque, a partire dal 2027, potrebbe firmare un Settlement Agreement con un piano di rientro stimato in massimo 4 anni con l'obiettivo di ridurre le perdite. Ma i ricavi europei comprensivi di diritti tv e premi porteranno altre entrate nelle casse del Como utili a rientrare aiutando i bilanci. In sintesi il Como, essendo nuovo nel panorama internazionale e avendo avuto una crescita molto rapida, è una società che per la Uefa non ha violato le regole, perché sta facendo investimenti su tutto il modello aziendale e non solo sulla squadra. Dal 2027 però dovrà allinearsi ai parametri imposti.

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