Cesari spiega perché il VAR non ha segnalato il tocco di mano di Ricci in Milan-Inter: “È sudditanza”

Nel derby di San Siro vinto dal Milan contro l'Inter con il gol di Estupinan, il risultato è finito subito in secondo piano davanti all'episodio che ha incendiato il finale. In pieno recupero, sul pallone rimesso in mezzo dai nerazzurri, c'è un contatto evidente tra il pallone e il braccio di Samuele Ricci dentro l'area rossonera: i giocatori dell'Inter protestano, ma Doveri lascia proseguire e il VAR non lo richiama al monitor. Un dettaglio che ha fatto esplodere il caso, anche perché dalla posizione in campo l'arbitro non aveva una visuale pulita sull'azione.
Il punto, infatti, non è soltanto stabilire se quel tocco fosse da calcio di rigore oppure no. Su questo le letture restano divise anche tra gli ex arbitri che oggi fanno i moviolisti in TV. E proprio per questo, però, il mancato richiamo all'on field review resta l'aspetto più discusso. Anche perché il protocollo IFAB prevede che una decisione venga cambiata solo davanti a un "chiaro ed evidente errore", ma in casi del genere il VAR può comunque suggerire una revisione al monitor se l'arbitro in campo non ha visto bene l'episodio o, come in questo caso, non poteva vederlo.

A rendere ancora più pesante la polemica è stata poi la ricostruzione del dopo partita. Chivu ha confermato che un controllo dalla sala video di Lissone c'è stato, spiegando: "C'è un Var e un Avar che hanno fatto un check, almeno così mi è stato detto". Ma proprio questo passaggio ha rafforzato i dubbi: se il check c'è stato, perché Abisso e Di Bello non hanno almeno invitato Doveri a rivedere l'azione al monitor?
E a tal riguardo non è passata inosservata la dura risposta offerta da Graziano Cesari, che a Pressing ha spostato il discorso dal singolo fallo di mano al peso specifico delle gerarchie arbitrali. Alla domanda sul perché il VAR non abbia richiamato l'arbitro, l'ex internazionale ha risposto così: "È sudditanza psicologica nei confronti dell'arbitro importante, Doveri. Al VAR ci sono due arbitri normali, Abisso e Di Bello, e quindi non lo chiamano".

Una spiegazione pesantissima, che trasforma il "caso Ricci" da semplice episodio da moviola a tema molto più ampio: il rapporto tra il direttore di gara di prima fascia e chi, dalla cabina, dovrebbe metterlo nelle condizioni di poter giudicare soprattutto gli episodi sfuggiti dal campo.
In questo senso il vero nodo del derby non è neppure il rigore negato in sé, ma il fatto che su un episodio così discusso il VAR abbia scelto di non intervenire fino in fondo. Ed è proprio da qui che nasce l'accusa, inquietante, di Cesari.