Carabalí accusato di decapitazione e tortura in un regolamento di conti per droga: orrore in Cile

L'ex calciatore colombiano, Abel Stiven Carabalí, è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso un amico in modo brutale, decapitandolo e incendiandone poi il corpo prima di abbandonarlo in una zona isolata di Curaçavi. Accanto ai resti della vittima sarebbe stata trovata anche una Bibbia, dettaglio che ha reso il caso ancora più inquietante.
Secondo gli investigatori, il principale sospettato è stato fermato a Santiago dopo settimane di indagini. Le autorità cilene ritengono che l’uomo, insieme a un complice, abbia trasportato il cadavere della vittima nel bagagliaio di un’auto per poi tentare di distruggerne le tracce dandogli fuoco.

I vigili del fuoco avevano scoperto il corpo carbonizzato lo scorso 12 aprile durante un intervento per un incendio di sterpaglie. Gli inquirenti sostengono che la vittima, anch’essa colombiana e con precedenti legati al narcotraffico, sarebbe stata torturata prima dell’omicidio.
Ex calciatore accusato di decapitazione e omicidio in Cile
Le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero inoltre ripreso Carabalí mentre lasciava un parcheggio con un carrello che, secondo l’accusa, conteneva il corpo dell’uomo. In passato il 30enne aveva giocato a livello dilettantistico in Colombia, con legami al Deportivo Cali. Dopo il trasferimento in Cile, però, secondo gli investigatori sarebbe entrato in una rete criminale legata al traffico di droga, arrivando ad assumere un ruolo importante all’interno dell’organizzazione.

La procuratrice Carmen Gloria Guevara ha spiegato che le modalità del delitto — tra mutilazioni, incendio del corpo e simboli lasciati sulla scena — richiamerebbero metodi tipici della criminalità organizzata.
Carabalí e un tassista colombiano di 51 anni si trovano ora in custodia cautelare con accuse di omicidio aggravato, traffico di droga e possesso illegale di armi. Le autorità stanno inoltre cercando altri due presunti complici attualmente irreperibili.