Caos a Città del Messico prima dei Mondiali 2026: gli insegnanti abbattono le statue dei calciatori

L'avvicinarsi dei Mondiali 2026 non sta stemperando il clima di tensione a Città del Messico. Le proteste degli insegnanti, in sciopero per rivendicare aumenti salariali e migliori condizioni pensionistiche, hanno preso di mira anche i simboli della Coppa del Mondo che sta per cominciare, trasformando il calcio in un bersaglio della contestazione.
Nel corso di una manifestazione organizzata nel centro della capitale, alcuni membri del sindacato CNTE hanno fatto cadere con delle corde tre grandi installazioni dedicate alle nazionali di Spagna, Francia e Belgio, esposte lungo il Paseo de la Reforma in vista del torneo.

Dopo averle abbattute, i manifestanti hanno rimosso e dato alle fiamme le maglie che rivestivano le strutture. Su una delle sculture è comparsa anche la scritta: "Se non ci sarà una soluzione, la palla non rotolerà".
"La palla non rotolerà": proteste in Messico e statue distrutte alla vigilia dei Mondiali 2026
Le statue, alte circa cinque metri e dedicate alle squadre partecipanti al Mondiale, erano state collocate come parte delle iniziative promozionali della competizione. Alcune installazioni, tra cui quella che rappresenta il Messico, non sono state toccate durante la protesta.
La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha definito la mobilitazione sostanzialmente pacifica, anche se nelle vicinanze dello Zócalo, la piazza che ospiterà il fan festival ufficiale dei Mondiali, le forze dell'ordine sono intervenute per contenere i cortei e hanno mantenuto le barriere di sicurezza già installate nei giorni scorsi.
Il sindacato degli insegnanti ha inoltre minacciato di intensificare le iniziative di protesta nei prossimi giorni e non esclude manifestazioni di massa in concomitanza con la cerimonia inaugurale del torneo, in programma l'11 giugno. Una situazione che rischia di creare ulteriori tensioni a pochi giorni dal via della competizione.