Cannavaro lo svela dopo anni: “Buffon alla Juve non aveva un bel rapporto con Capello”. Toni resta di stucco

Fabio Cannavaro arrivò alla Juventus dall'Inter nel 2004, lo stesso anno in cui sulla panchina bianconera si andò a sedere Fabio Capello, che poi due anni dopo – in seguito allo scoppiare dello scandalo di Calciopoli, alla retrocessione in Serie B e alla revoca dei due scudetti vinti – se lo portò al Real Madrid. Un rapporto fortissimo quello tra il difensore partenopeo e il tecnico friulano, mentre non si può dire la stessa cosa di quello che Capello aveva col portiere di quella Juve, Gigi Buffon. Cannavaro lo svela oggi a distanza di 20 anni, lasciando incredulo Luca Toni che lo sta intervistando su ‘Prime Video'.
Fabio Cannavaro rivela: "Buffon faceva fatica con Capello alla Juve, non sarebbe rimasto con lui in panchina"
"Le fortune di certi giocatori solo gli allenatori, faccio l'esempio mio con Capello, ma Ale (Del Piero) era considerato un giocatore simbolo della Juve e ha fatto fatica con Capello. Come faceva fatica Gigi (Buffon)", racconta Cannavaro, oggi 52enne CT dell'Uzbekistan che andrà ai Mondiali la prossima estate.

Toni: "Ah, sì?"
Cannavaro: "Gigi non aveva un bel rapporto con Capello. Se Capello fosse rimasto alla Juve l'anno dopo, non so se Gigi restava"
T: "Ma perché? Non gli piaceva?"
C: "Non lo so. Non avevano un bel rapporto"
T: "Ma dai…"
C: "Sai, Gigi era uno che comunque doveva sentire la fiducia"
T: "Chi era il secondo? L'ha messo in discussione a volte?"
C: "Era Chimenti il primo anno e poi era Abbiati. Il secondo anno Abbiati fece un campionato straordinario. Ma perché Gigi venne da un infortunio, si fece male prima del Mondiale. E non avevano un bel rapporto col mister"
T: "Perché mi sa che Buffon si fa male al Trofeo Berlusconi, però la Juve prende subito un portiere top" (il Milan diede Abbiati alla Juve in prestito gratuito con un gesto di fairplay, ndr)
C: "Gli voleva dare un eh un po' di competizione, ma diciamola così"
T: "Non andavano d'accordo…" (ridacchia)
C: "No, no…" (ride)
T: "C'è stata qualche scena?"
C: "No, ma tra di loro magari no, però si percepiva questa cosa. Però ecco ci sta nella carriera… Ma come Ale… Ale non giocava, il mister faceva giocare Ibrahimovic e Trezeguet"
T: "Però Capello grande personalità, mettere in dubbio Del Piero e Buffon alla Juve…"
C: "Perché lui era ti dava questo, ti stuzzicava anche, per farti rendere qualcosa in più"

Ben diverso fu il trattamento riservato invece da Capello a Cannavaro, che era reduce da due stagioni tribolate all'Inter a causa dei problemi fisici: "Alla Juve ritrovo l'allenatore che mi voleva già prima, Fabio Capello. Io arrivo alla Juve, facciamo un'amichevole, non lo posso mai dimenticare. Io come arrivo, lui mi dà la casacca. Io venivo da due anni dove veramente avevo perso la fiducia. E lui mi dà la casacca. E io era la prima partita che facevo, quindi da tre mesi di allenamento, un po' di ansia ce l'avevo. Infatti Ciro (Ferrara) mi chiama e fa: ‘Oh, ma stai bene veramente?'. Gli faccio: ‘Ciro, guarda, la radiografia dice che la frattura sta a posto (da stress alla tibia, ndr), quindi devo solo giocare'. Arrivi lì e ti dà la casacca, quindi già ti fa capire che sei titolare. Quindi dal primo giorno che arrivo mi sento rinato e da quel giorno lì, e poi dopo quando sono andato a Madrid, in quattro anni (con Capello, ndr) io ho saltato solo due partite per squalifica".
Il rimpianto di Cannavaro su quella Juventus 2004-2006: "Era costruita per vincere la Champions"
Non ci sono solo elogi per Capello, Cannavaro ha un grosso rimpianto quando parla di quella straordinaria Juventus, ovvero la Champions League (due eliminazioni nei quarti di finale, dal Liverpool, futura vincitrice del trofeo, e dall'Arsenal): "Quella squadra lì era una squadra costruita per vincere la Champions. Noi non la vincemmo, secondo me, per il fatto che il mister utilizzava sempre stessi giocatori. Ti faccio un esempio. Quando vado a Madrid, un giorno io, dopo il 2006, sai tra i premi etc facciamo una partita col Getafe e a un certo punto mi fermo e dico: ‘Ma cosa ci faccio qui?'. E il giorno dopo la partita vado dal mister, faccio: ‘Mister, io ho bisogno di vacanza'. Lui mi guarda e mi fa: ‘Ah sì, certo, prenditi la vacanza e stai in campo'. Io: ‘Ma come, posso?'. ‘No, no, stai lì, basta, non ti preoccupare, ci penso io al resto, stai lì'. Cioè, lui quando aveva i suoi uomini, lui li faceva giocare sempre, e forse questo è stato un po' il limite per di quella di quella squadra. Il rammarico è che siamo arrivati sempre ai momenti importanti scarichi, perché quella era una squadra fortissima. Nella finale mondiale ce n'erano tanti in campo".