Pallone d'oro 2026

Auro Palomba: “Yamal si è venduto meglio di tutti per il Pallone d’Oro, Mbappé ha fatto un autogol. Kane è noioso”

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Lamine Yamal, talento del Barcellona e della Spagna che ha vinto i Mondiali 2026.
L’esperto di comunicazione strategica ha analizzato per Fanpage.it la “campagna elettorale” dei principali candidati al Pallone d’Oro 2026, il più incerto dopo la fine del duopolio Messi-Cristiano Ronaldo: “È tutto studiato, ci sono in ballo soldi”.
Intervista a Auro Palomba
founder & chairman di Community, da più di 20 anni leader nel mondo della comunicazione e reputation management.

Il Pallone d'Oro 2026 non si vince più solo in campo. Lo spiega bene Auro Palomba, esperto di comunicazione strategica, nell'intervista a Fanpage.it: è finita l'epoca di Lionel Messi contro Cristiano Ronaldo. Per vent'anni sono stati loro due a prendersi tutto, anche il racconto del premio. Ora quel duopolio non c'è più e la corsa al trofeo è diventata anche altro. Una campagna elettorale vera. E i candidati hanno giocato una partita parallela. Lo si è visto nelle settimane prima del voto, chiuso il 28 settembre. C'è chi come Kylian Mbappé e Lamine Yamal ha rivendicato pubblicamente i propri meriti, chi come Ousmane Dembélé (vincitore nel 2025) e Harry Kane ha scelto la strada opposta del basso profilo e chi, come Kvicha Kvaratskhelia, ha sostenuto il compagno di squadra del Paris Saint-Germain. Chi ha costruito davvero il racconto più credibile? Con Palomba abbiamo provato a tenere distinti i tre livelli che oggi sembrano orientare le preferenze e decidere il vincitore: la comunicazione diretta dei calciatori, la macchina promozionale dei club e il ruolo sempre più decisivo dei media e dei social nel creare il consenso intorno a un nome.

Chi si è venduto meglio e chi peggio tra i candidati al Pallone d'Oro? Non parliamo di campo, ma di comunicazione.
"Yamal, senza dubbio. Ha fatto l'operazione più intelligente di tutti. Gli altri hanno mostrato i muscoli, diciamo così. Lui ha tolto di mezzo l'unica scusa per non votarlo".

In che senso?
"Il ragionamento è sottile ma potentissimo: Sono giovane, non pensate che tanto ne vincerò tanti in futuro e, quindi, quest'anno lo possiamo dare a Mbappé o a Kane. Lui ha disinnescato questa trappola. È stato bravo".

E Mbappé?
"Malissimo. Definirsi come l'eletto è presunzione pura. È un autogol. L'eletto di cosa? Non ha mai vinto il Pallone d'Oro, non ha mai vinto la Champions. Ha vinto un Mondiale da giovanissimo otto anni fa in una Francia forte e poi campionati che, diciamocelo, vince anche la mia squadra. poi, ovunque è andato ha creato qualche problemino".

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Kylian Mbappé si è definito "l'eletto" nella corsa al Pallone d'Oro.

Kane e Dembélé, che idea le hanno dato?
"Kane è meno coinvolgente sul piano della narrazione. Ha un profilo sobrio, che rischia di sparire quando tutti gli altri spiccano. Nella scorsa stagione ha segnato 70 gol, ma è piatto. Dembélé mi sembra un personaggio minore per questa corsa. Ha vinto la Champions League e, in seguito, il Pallone d'Oro come le vinte anche Mathias Sammer, ma non mi pare abbia un'aura particolare. Non è un fenomeno".

Dembélé e Kvaratskhelia si sono sostenuti pubblicamente. È stata una mossa intelligente?
"Può esserlo, soprattutto quando condividi la stessa maglia. Poi pesa l'individualità. Kvaratskhelia ha fatto una stagione importante, è stato decisivo. E ha messo sul tavolo un tema reale: la nazionalità".

Si riferisce alla sua frase: non me lo danno mai perché sono georgiano?
"Sì. Mostra quanto la percezione di un giocatore dipenda anche da fattori che vanno oltre il campo. È una comunicazione, però, che non porta voti. Certo, sostenersi tra compagni del PSG può essere utile, ma Kvara resta un gradino sotto. E ora si è anche infortunato gravemente".

Quanto conta oggi sapersi raccontare?
"Tantissimo. Una volta c'era un re. Oggi non c'è più. Ricordiamoci che a Lionel Messi hanno dato Palloni d'Oro senza senso, l'anno di Iniesta, l'anno di Lewandowski. Era la forza della narrativa. Oggi che non c'è un dominatore, devi creare consenso. Devi dare ai giurati di tutto il mondo una giustificazione per votarti".

Chi guida davvero questa campagna: i giocatori o chi sta dietro?
"È tutto studiato, ovviamente. Pallone d'Oro vuol dire soldi, sponsor, brand. Nulla è completamente spontaneo. Quella dell'auto-promozione pubblica è una novità di questi anni. Prima non c'era".

Qual è l'errore da non fare mai?
"Dire una sciocchezza. Come ha fatto Mbappé. Il basso profilo paga solo se sei sicuro di vincere. Altrimenti devi fare una comunicazione intelligente. Quella di Yamal, appunto".

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Harry Kane tra i candidati alla conquista del prestigioso premio.

Da Messi a Mbappé, come è cambiato il modo di vendersi?
"Messi non aveva bisogno di vendersi. Aveva un alone. E per certi versi lo ha ancora. È riuscito a vincere Mondiali, Palloni d'Oro. Era un fenomeno mediatico globale. Mbappé non lo è mai stato. E ha 28 anni, non è più un ragazzino".

Senza Messi-Ronaldo, chi si prende la scena?
"Lo sport vive di rivalità, come quella tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Messi e Ronaldo si sono alimentati a vicenda. Ora inizia l'era di Yamal. Se non succede niente di strano, il talento del Barcellona vince non so quanti Palloni d'Oro. Gli altri sono degli ottimi giocatori, ma lui è un fenomeno. Ha quell'aura di fantasia, di magia, di sogno che aveva Messi. Ti emoziona".

I media raccontano o costruiscono il vincitore?
"Quest'anno, a mio avviso, l'hanno costruita più i social che i media tradizionali. Prima c'erano due figure potentissime che catalizzavano tutto. Ora sono tutti più o meno sullo stesso piano, e il gioco s'è mosso su binari diversi".

La comunicazione sposta davvero voti?
"Nei grandi Paesi no, sono più strutturati. Ma nei Paesi secondari sì, e come. Un racconto ben fatto ti porta voti".

Lei a chi darebbe il Pallone d'Oro?
"A Yamal. Senza esitazione".

A chi non lo darebbe mai e perché?
"A Kane. Noioso. E a Mbappé, che deve ancora dimostrare di essere davvero l'eletto".

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