La Juve non è una squadra solida: il 2-2 in Europa League col Rennes riapre i dubbi su Spalletti

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Woltemade autore delle rete del pareggio col Rennes su rigore.
Il gol annullato a Lucumì nel finale è una beffa ma i bianconeri col Rennes hanno mostrato le solite pecche di una squadra ‘normale’. È il bello e il brutto della squadra di Spalletti, incredibilmente perforabile.

Il pareggio (2-2) in Europa League tiene la Juventus in mezzo al guado e in bilico il suo allenatore. Ti lascia addosso quella sensazione di incompiutezza che è propria di una formazione ‘normale'. E a Torino impressioni del genere sono inaccettabili. Spalletti, finito sulla graticola dopo lo 0-3 con la Lazio, ha vissuto un'altra serata di tormenti per il risultato altalenante e per il modo in cui i bianconeri si consegnano ai francesi nella ripresa. Si accendono e si spengono. Poi hanno un sussulto e, complice la prudenza degli avversari nel finale, sfiorano il gol vittoria. Anzi, lo segnano anche… ma un fuorigioco attivo di Kolo Muani rende nulla la rete di Lucumì. Che beffa.

Quella di Spalletti è una squadra che difende male. Che fa buone cose poi ne mette in fila tante altre che le complicano la vita. Ed è tanto più grave la riflessione sulla pecca evidenziata anche nella sfida col Rennes, perché era passata in vantaggio con Celik dopo 5 minuti e aveva il pallino del gioco in mano. Certo la fortuna non è stata amica per il palo di McKennie e per le parate di Samba, che ne toglie almeno due dalla porta: la prima, su conclusione dell'americano che sulla ribattute centra il legno; la seconda, su colpo di testa di Gatti diretto all'incrocio dei pali. Ma lui ci arriva e al difensore non resta che mettere le mani nei capelli. È il bello e il brutto della squadra di Spalletti che si mostra incredibilmente perforabile sulle corsie esterne: da lì arrivano i cross che spiovono nell'area bianconera e fanno tremare tutta l'impalcatura che regge su Bremer e Gatti.

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È un attimo, questione di sguardi e di avversari persi con la coda dell'occhio, lasciati liberi (anche troppo) di arrivare alla conclusione con troppa tranquillità. Al-Taamari la mette dentro a due passi da Vicario, Nagida procaccia il rigore ottenuto proprio grazie a un suo tiro. Douglas Luiz cade e ‘stoppa' col braccio la traiettoria diretta in porta. L'arbitro non ha dubbi, è rigore: ci pensa l'ex di Salernitana e Lazio, Boulaye Dia (fino a quale momento impalpabile) a ribaltare il risultato. L'1-2 è micidiale.

Nella ripresa ti aspetti che la Juve ci metta orgoglio e intensità, che alzi il baricentro e abbia la forza di non far uscire il Rennes dalla propri metà campo. E resti deluso… sono i transalpini a tessere la trama, a infilarsi tra le maglie confuse della vecchia signora. Si dà una svegliata solo dopo il rigore assegnatole per un mani di Reynolds (gli carambola addosso il pallone): Woltemade sale in cattedra e lo trasforma poi è ‘sporco' nelle deviazioni in piena area. E sporco è il finale da assalto all'arma bianca nel quale Lucumì ha un guizzo ma il VAR gli strozza l'urlo in gola. Va così.

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