Andrea Vamerali, speaker del Vicenza: “Lavoro in azienda, per me il Lane e lo stadio sono un atto di fede”

Andrea Vamerali racconta il suo mondo da speaker del Vicenza in una lunga chiacchierata tra ricordi, passione e vita di stadio. Una storia nata quasi per caso nel 2018, quando viene chiamato a sostituire lo speaker ufficiale in un momento delicato del club. Da allora è diventato una delle voci simbolo del ‘Lane', vivendo ogni partita da tifoso prima ancora che da professionista.
Tra lavoro in azienda e radio, Vamerali ha costruito un ruolo sempre più centrale nell’esperienza biancorossa. Il suo racconto a Fanpage.it, per la rubrica ‘Vita da Speaker', attraversa stagioni difficili, come il Covid e i momenti di transizione tecnica e societaria, fino ad arrivare all’anno della consacrazione sportiva, vissuto con uno stadio sempre più coinvolto e partecipato.
Adesso che è finita, ci dici come hai vissuto questa trionfale stagione del Vicenza?
"È una stagione bellissima, davvero. Ci siamo divertiti tanto, abbiamo preso tutto con gli interessi rispetto alle aspettative iniziali. È stato tutto molto bello, intenso, un po' mi dispiace perché vorrei che questa stagione non finisse mai".

Quando hai iniziato a fare lo speaker del Vicenza?
"La mia prima speakerata è stata il 16 marzo 2018, in una stagione particolare per il Vicenza. In quel periodo lo speaker precedente non c’era più e la radio locale con cui collaboravo, Radio Vicenza, mi propose di coprire le ultime partite. Io già seguivo la squadra da tifoso, quindi ho accettato. Da lì è iniziato tutto".
È stato un po’ un caso, quindi?
"Sì, assolutamente. Un po’ per caso, ma poi ho avuto la possibilità di fare un ‘provino' con la nuova proprietà e da lì mi hanno confermato. Diciamo che me lo sono guadagnato sul campo".
Oltre allo speaker, ti occupi anche di altro nella vita?
"Sì, nella vita lavoro in amministrazione in un’azienda del settore terziario. Lo speaker è una grande passione che porto avanti parallelamente ma per me il Lane è una questione di fede, non solo di semplice tifo. Ecco, possiamo dire così: per me il Lane e lo stadio sono un atto di fede".
Lavorando in radio sei comunque informato su tutto ciò che riguarda il Lane. Ti aiuta anche per il lavoro da speaker?
"Tantissimo. Essendo anche tifoso, viene naturale. Sono sempre aggiornato su risultati, classifiche, infortuni. Inoltre, quest’anno ho avuto la possibilità di vivere la partita da bordo campo e questo mi ha reso ancora più coinvolto".
Se ho ben capito hai anche introdotto un pre-partita più strutturato rispetto al passato al Menti?
"Sì, con la società abbiamo deciso di aggiungere un pre-partita in cui racconto con curiosità e statistiche. È un modo per preparare meglio l’atmosfera prima del fischio d’inizio".
Hai mai vissuto momenti delicati allo stadio?
"Sì, soprattutto ricordo il subentro di mister Stefano Vecchi, quando l’ambiente era un po’ teso e le cose non andavano benissimo. Poi però quella stagione è stata la base per quella successiva. E poi ovviamente il Covid, che è stato complicatissimo: parlare a uno stadio vuoto non è la stessa cosa, manca completamente l’energia".
Com’è il rapporto con i tifosi del Vicenza?
"Bellissimo. Io mi sento prima di tutto un tifoso con un microfono in mano. Con molti tifosi ho un rapporto diretto, ci si conosce, ci si incontra anche fuori dallo stadio. È tutto legato dalla stessa passione".
C’è una partita del passato del Vicenza che avresti voluto raccontare da speaker?
"Sicuramente la cavalcata di Guidolin, la vittoria della Coppa Italia e la Coppa delle Coppe. Mi sarebbe piaciuto viverla da dentro, magari da adulto, con la consapevolezza di oggi".
Un giocatore simbolo del Vicenza per te?
"Ce ne sono tantissimi. Da bambino mi piaceva molto Ambrosetti, poi impossibile non citare Otero, Luiso, Schwoch… Anche in questa stagione ci sono tanti ragazzi che meritano, è difficile sceglierne uno solo".
Qual è stata la partita più bella di quest’anno?
"Vicenza-Inter U23, quella che ha sancito la vittoria aritmetica del campionato. È stata emozionante già prima del fischio d’inizio, con una coreografia incredibile e uno stadio che ha cantato tutti i nomi della squadra. Dopo il gol di Capello è esplosa una festa indimenticabile".
Hai una routine prima delle partite?
"Sì, abbastanza precisa. La mattina caffè nella tazza del Vicenza, poi arrivo allo stadio, faccio un giro in postazione, ripasso il mio intervento, registro il video e controllo le pronunce. Poi ci sono anche piccoli rituali con amici tifosi, con caramelle per la voce o cioccolatini".
Dopo tanti anni che emozione provi quando prendi il microfono e fai andare la voce?
"Un’adrenalina fortissima. È una responsabilità, ma soprattutto uno stimolo. Quando dico ‘Meraviglioso popolo biancorosso' e sento lo stadio rispondere, è un’emozione unica. È quello che mi dà la carica ogni volta".