Alessandro Pomarè, speaker dell’Udinese: “Tifavo Milan, ero amico di Di Natale. Poi è arrivata la proposta”

Alessandro Pomarè appartiene a quel mondo che racconta il mondo del calcio con il microfono in mano, ma con il cuore in campo e occhi sempre rivolti alla gente. Da quasi dieci anni è la voce dello stadio dell’Udinese, ma il suo ruolo va ben oltre l’annuncio delle formazioni o l’urlo dei gol. È un ponte tra squadra e tifosi, un narratore di emozioni quotidiane, un uomo che ha trasformato una passione in un mestiere fatto di energia, improvvisazione e relazioni vere.
Dalla provincia friulana ai grandi palcoscenici, Pomaré a Fanpage.it, per la rubrica ‘Vita da Speaker‘, racconta un calcio ancora umano, dove un cinque a un bambino può valere quanto una vittoria.
Da quanto tempo è lo speaker dell’Udinese?
"Sono nell’ambiente Udinese da dieci anni, ma faccio lo speaker ufficiale da otto. All’inizio ero più un intrattenitore dello stadio, poi ho preso anche il ruolo di speaker delle formazioni: oggi racchiudo un po’ tutto".
Com’è nato questo percorso?
"È nato quasi per caso. Frequentavo già l’ambiente, ero amico di Totò Di Natale e portavo i giocatori nelle trasmissioni o nei miei locali. Poi l’Udinese mi ha proposto di provare a intrattenere lo stadio e da lì è partito tutto".
In questi dieci anni cosa l'ha colpita di più dell’Udinese?
"La solidità della società e la qualità della struttura. Lo stadio è un fiore all’occhiello anche a livello internazionale e si respira un ambiente sano, familiare. La famiglia Pozzo ha fatto un lavoro eccezionale ed è l'anima del club, se non ci fossero loro l'Udinese non sarebbe a questi livelli".
Quanto c’è di preparazione e quanto di improvvisazione nel suo lavoro?
"C’è studio settimanale, confronto con la società, ma anche tanta improvvisazione. È fondamentale: senza quella diventeresti un robot. L’entusiasmo deve esserci sempre, indipendentemente dai risultati".
Com’è cambiato il modo di vivere lo stadio rispetto a qualche anno fa?
"Dieci anni fa era più semplice creare emozioni spontanee, tipo portare un bambino a bordo campo. Oggi ci sono più regole e burocrazia. Però abbiamo uno stadio senza barriere che permette ancora un contatto diretto con i tifosi".
Che rapporto ha con i tifosi?
"Molto bello. Mi riconoscono, mi fermano, mi scrivono. Ovviamente non puoi piacere a tutti, ma direi che buona parte del pubblico è molto affettuosa nei miei confronti. Io mi sento un tramite tra società e pubblico".
E con i giocatori?
"Cerco di creare relazioni, soprattutto con i più giovani. Organizziamo momenti di team building: cene, attività, esperienze insieme per integrarli nella città. Udine permette ancora questo tipo di rapporto".
Qual è il momento più bello vissuto quest’anno?
"Ogni vittoria è speciale. Direi il 3-0 alla Fiorentina o la vittoria contro la Roma. Ma per me il momento più bello è sempre la prossima partita".
E invece il momento più emozionante in assoluto?
"Un episodio con Duván Zapata. Era in difficoltà, non segnava. Gli dissi: ‘Oggi segni'. Segnò davvero e corse da me. Lo sollevai come un bambino, è stato un momento fortissimo, umano prima ancora che sportivo".
Ha vissuto anche momenti delicati?
"Sì, ad esempio quando un giocatore si è accasciato in campo: lì serve lucidità e rispetto. Oppure nei ricordi di figure importanti come Astori o Bruno Pizzul. Sono momenti che ti toccano profondamente".
Il suo stile è molto riconoscibile, quasi “sudamericano” nel racconto dei gol. Da dove nasce?
"Da bambino guardavo le partite sudamericane e sognavo quel tipo di entusiasmo. Quando ho avuto il microfono in mano ho deciso di provarci. È diventato il mio marchio".
È sempre stato tifoso dell’Udinese?
"No, da piccolo tifavo Milan. Mi sono innamorato dell’Udinese vivendo la città e lo stadio. È un amore nato col tempo, molto autentico".
C’è un momento del passato che avrebbe voluto raccontare da speaker?
"L’epoca di Zico. Però ho avuto la fortuna di incontrarlo e stargli accanto per giorni: un campione straordinario anche come persona".
Cosa la emoziona ancora oggi dopo tanti anni?
"I tifosi. Le famiglie, i bambini, chi fa sacrifici per seguire la squadra. Vedere un bambino felice o un tifoso che rinuncia a tutto per l’Udinese mi emoziona più di qualsiasi gol".
In una frase: cos’è per lei questo lavoro?
"È condivisione. È essere la voce di un popolo. È dare emozioni… e viverle insieme agli altri".