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Abete sul ripescaggio “politico” dell’Italia ai Mondiali 2026: “Da tifoso ci spero, poi scatta la logica”

A fronte delle ultime notizie che vorrebbero una possibilità, sempre remota, del ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran, attraverso la mediazione di Zampolli (inviato speciale dell’amministrazione Trump), è intervenuto anche Giancarlo Abete, ex n.1 FIGC: “Ci spererei, ma la logica dice no”
A cura di Alessio Pediglieri
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Giancarlo Abete ci spera, come ogni tifoso in Italia: il ripescaggio della nostra Nazionale, eliminata sul campo dalla Bosnia, ma che entrerebbe ai Mondiali 2026 dalla porta di servizio attraverso una mediazione "politica" è stata la notizia che nelle ultime ore ha tenuto banco. Rinfocolando il desiderio, che resta proibito: perché, anche con l'eventuale intermediazione di Paolo Zampolli, l'ipotesi è più che remota, appare come una chimera volta a restare tale anche di fronte alla presa di posizione dell'ambasciata iraniana, intervenuto sulla questione. Dove è stato tirato in mezzo anche Giancarlo Abete, ex numero 1 della FIGC, oggi presidente della Lega Dilettanti: "Come tutti i tifosi ci spererei, ma la logica dice il contrario e se fossi di un altro Continente pretenderei che l'eventuale sostituto fosse dello stesso".

Abete sul ripescaggio Italia ai Mondiali: "Grandissime perplessità"

Alla fine si è dovuto pronunciare anche l'ex presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete cui è stato chiesto un parere sulle notizie e le indiscrezioni del momento che vorrebbero una mobilitazione internazionale per far sì che l'Italia andasse malgrado il risultato del campo, ai Mondiali 2026 di questo giugno. Il capo della LND non si è tirato indietro, esponendo il proprio giudizio, di cuore e di testa: "Da tifoso non posso che sperare, ma da persona che ha una logica nella quale vi sono situazioni collegate a un quadro normativo preciso, resto con grandi perplessità. Tutto può avvenire" ha poi aggiunto, chiudendo subito lo spiraglio a false speranze visto che la stessa FIGC per prima ha detto di non aver mai ricevuto novità dalla FIFA, "ma se, come leggo, il soggetto fa la proposta per Trump… non saprei da che parte iniziare. Sapevo che c'era una situazione collegata alla rappresentatività di aree geografiche e se fossi un Continente direi che quel posto spetta a una squadra dello stesso Continente"

Abete non parla a caso o per sentito dire, lui alla fine ne è stato direttamente coinvolto già in passato, visto che l'Italia è alla sua terza mancata partecipazione ai Mondiali. E nel 2014, all'indomani dell'eliminazione all'ultimo torneo – antipasto al declino che ci ha condotti fino ad oggi – si dimise dall'incarico ancor prima che dei successivi fallimenti. "Non ho approfondito, speravo di non doverlo fare quando mi sono dimesso…" ha detto. Ma in vista di una sua possibile nuova candidatura in FIGC, sta seguendo la vicenda: "C'è stata necessità di farlo perché non ci siamo qualificati per tre volte consecutive alla fase finale del Mondiale"

Sullo sfondo le elezioni FIGC: Abete incontra Aic e Aiac

A margine del discorso Nazionale ai Mondiali, il tema caldo è stato anche un altro, in chiave elezioni in FIGC del prossimo 22 giugno, quando la Federcalcio dovrà decretare un nuovo presidente, visto che Abete ha incontrato sia l'AIC sia la AIAC, le due associazioni di calciatori e Allenatori che hanno illustrato la loro visione strategica evidenziando possibili ambiti di convergenza, anche alla luce delle pregresse esperienze di collaborazione. Come eventuale antitesi numero uno alla probabile candidatura di Giovanni Malagò, ex presidente Coni.

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