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Saliou Niang: “Ho iniziato col basket grazie ad un compagno delle elementari, il mio idolo è Durant”

Dai primi passi a Mandello del Lario fino alla Virtus Bologna, Saliou Niang racconta a Fanpage.it la sua crescita tra difficoltà, svolte decisive e ambizioni sempre più alte. Un percorso fatto di lavoro, infortuni superati e un’identità da costruire giorno dopo giorno tra club e Nazionale.
A cura di Vito Lamorte
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Saliou Niang non è uno di quei giocatori che si raccontano con frasi costruite o percorsi lineari. La sua storia è fatta di accelerazioni improvvise, di passaggi di livello conquistati più con il lavoro che con le certezze. Dalla periferia del basket italiano fino ai palazzetti che contano davvero, ogni step è stato una prova di maturità. In mezzo, infortuni pesanti, stop lunghi e ripartenze che avrebbero potuto frenare chiunque.E invece Niang ha sempre trovato il modo di trasformare le difficoltà in carburante.

Da Mandello del Lario a Bologna passando per Trento, dove ha scoperto cosa significa davvero giocare tra i grandi. Con Galbiati ha vissuto il salto più netto, tra fiducia totale e richieste estreme. Oggi alla Virtus Bologna si misura con un ambiente che non concede pause: nelle scorse ore è stato premiato come Best Under 22 – IBSA della Serie A Unipol 2025/26, lasciandosi alle spalle Ousmane Ndiaye (Vanoli Basket Cremona) e David Torresani (Nutribullet Treviso Basket).

Tra Nazionale Italiana e il sogno NBA, il futuro sembra già scritto, ma lui continua a non guardare troppo avanti ma Saliou Niang a Fanpage.it dice che conta solo una cosa: restare dentro il presente e continuare a crescere.

Com’è andata la Regular Season di Niang alla Virtus Bologna? Se l'aspettava così?
"Sinceramente sì e no. Sapevo che sarebbe stata una stagione intensa, con alti e bassi, perché è normale in un campionato come questo. Però nel complesso sono contento, ho trovato continuità, ho avuto minuti importanti e ho cercato di dare sempre il mio contributo alla squadra".

L’approccio con le V Nere com’è stato?
"Molto positivo. Sono arrivato in un ambiente nuovo ma mi hanno accolto benissimo, sia i compagni che lo staff. Mi sono sentito subito dentro il gruppo e questo mi ha aiutato tanto ad adattarmi. Ho dovuto reinventarmi un po’, capire un nuovo sistema, ma alla fine è andata bene".

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Come si sta preparando ai playoff?
"In questo momento soprattutto lavorando bene ogni giorno in allenamento. Sto cercando di prepararmi sia fisicamente che mentalmente, perché i playoff sono un’altra cosa rispetto alla regular season. Ora siamo anche contenti perché abbiamo recuperato tutti, quindi siamo pronti a giocarcela. L’idea è semplice: pensare partita dopo partita e arrivare pronti a gara uno".

Il Niang di oggi abbiamo imparato a conoscerlo nel tempo, ma come nasce la sua passione per il basket?
"È nata un po’ per caso, da piccolo alle elementari. C’era un mio compagno di classe che conosceva uno che giocava a basket, e tramite i genitori si è creato questo collegamento. Alla fine le nostre famiglie si sono parlate e la madre del mio amico ha suggerito a mia madre di farmi provare minibasket. Da lì è partito tutto, senza pensarci troppo".

C'erano dei giocatori che guardava più di altri da piccolo? Qualcuno a cui si ispira?
"Sì, Kevin Durant. Da piccolo però, più che seguire tanto il basket, io giocavo e basta. Non ero uno che guardava tantissime partite, mi piaceva proprio stare in campo. Crescendo poi ho iniziato a seguire di più e lui è rimasto un punto di riferimento".

Saliou Niang è nato a Dakar ma è cresciuto in Italia tra Mandello del Lario e Bologna: quanto hanno inciso queste due culture sulla sua personalità e sul suo modo di stare in campo?
"In realtà sono arrivato in Italia quando avevo due anni, quindi sono cresciuto praticamente sempre qui. A casa però manteniamo comunque la cultura senegalese, quindi qualcosa c’è sempre. Però sul campo o nel mio modo di essere non penso abbia inciso in maniera particolare, perché mi sento comunque cresciuto qui".

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Bologna è una costante nella sua vita, dato che ha debuttato in Serie A con la Fortitudo nel 2022: cosa ricorda di quel giorno?
"Sì, certo che lo ricordo. Eravamo in una situazione un po’ particolare perché c’erano tanti infortuni, quindi la squadra aveva bisogno di giocatori. Io mi allenavo bene e mi sentivo coinvolto, quindi ho avuto la possibilità di esordire contro Treviso. Sono entrato dalla panchina, ho giocato qualche minuto, onestamente la prima volta è stata un po’ caotica, non perfetta, però è stato comunque un momento bellissimo perché era il mio debutto e abbiamo anche vinto".

Nel 2023 ha scelto di lasciare la Fortitudo per andare a Trento e confrontarsi con un livello più alto: quanto è stata coraggiosa quella decisione?
"Sì, quella è stata una scelta importante. Sentivo di aver bisogno di cambiare ambiente, di uscire da una situazione che non stava andando nel modo giusto per me. Sapevo che sarebbe stato uno step difficile, perché passare a un livello superiore non è mai semplice, però alla fine si è rivelato quello che mi serviva. Mi ha fatto crescere tanto e mi ha aperto tante porte".

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Con coach Paolo Galbiati ha avuto una crescita enorme fino a diventare il giocatore più migliorato del campionato: su quali aspetti sente di essere cambiato di più?
"Tantissimo. È stato quello che mi ha dato davvero fiducia e che mi ha lanciato. All’inizio è stato anche duro, nel senso che mi ha spinto tanto, mi ha messo sotto pressione, però era tutto finalizzato a farmi crescere. Lui vedeva qualcosa in me e voleva tirarlo fuori. Alla fine è stato fondamentale per diventare un giocatore vero".

La Coppa Italia 2025 è stata una consacrazione personale e di squadra: cosa ha significato essere nominato miglior giocatore italiano della competizione?
"Quello è stato un periodo molto bello. La Coppa Italia è stata una settimana particolare, dove può succedere di tutto, e noi siamo stati bravi a cogliere l’occasione. A livello personale essere riconosciuto è stato importante, ma soprattutto sono stati due anni a Trento che mi hanno formato tanto".

Dalla firma con Wasserman e i workout con franchigie NBA come Cleveland e Orlando, alla prossima stagione in Ncaa: il sogno americano si sta avverando?
"Io sento che sto andando nella direzione giusta, però so benissimo che la strada è ancora lunga. Adesso sono concentrato su quello che devo fare qui, poi vedremo in futuro. Cerco di non pensare troppo avanti, ma di migliorare giorno per giorno".

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Niang è ormai un punto fermo della Nazionale ma in tanti si sono accorti di lei dopo le ottime prestazioni all'Europeo: si aspettava di essere così decisivo?
"No, sinceramente no. Il mio primo pensiero era anche quello di non essere convocato, quindi già essere lì è stato importante. Poi quando sono arrivato ho cercato solo di allenarmi bene e farmi trovare pronto, e alla fine è andata bene".

Quanto è stato importante Pozzecco e come è cambiata Italbasket con Banchi?
"Con Pozzecco è stato un periodo molto bello, lui ti dà tantissima energia, ti coinvolge e ti fa sentire importante. L’Europeo è stata un’esperienza che non mi aspettavo così intensa. Pensavo anche di non essere convocato, poi invece sono entrato nei dodici e ho trovato spazio. Con Banchi mi sto trovando molto bene, è un allenatore che crede in me e mi sta dando fiducia. Sono contento e cerco di ripagarla".

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