Polonara e la scoperta della leucemia: “Il medico abbassa lo sguardo, poi entra mia moglie e piange”

Achille Polonara sta meglio, la leucemia mieloide acuta appare in remissione dopo il trapianto di midollo osseo dello scorso settembre. Il 34enne giocatore di basket marchigiano morde il freno per tornare in campo, dopo che la Dinamo Sassari gli ha ridato una chance mettendolo sotto contratto pluriennale nel momento più duro. Alla fine di marzo Polonara, dopo quasi 10 mesi di stop in seguito alla diagnosi, è tornato ad allenarsi sul parquet del PalaSerradimigni e sogna quanto prima di rientrare in partite ufficiali prima della fine della stagione. Per ora procede per gradi, del resto sarebbe assurdo il contrario alla luce di quello che ha passato.
Il cestista di Ancona non nasconde che la seconda diagnosi di leucemia, dopo quella di tumore al testicolo dell'ottobre 2023 da cui era guarito, è stata una mazzata che ha fatto vacillare il suo attaccamento alla vita: "Quando mi hanno diagnosticato quest'ultima malattia è stata tosta. Infatti in quel momento ho pensato di farla finita. Mia moglie mi è stata molto vicino e mi ha detto: ‘No, non esiste. Tu sei stato sempre uno sportivo, uno che ha combattuto, uno che non ha mai mollato e non puoi comunque buttare tutto all'aria in questo momento, cioè devi comunque provare a combattere e poi magari non andrà bene, però comunque devi provarci in tutti i modi, cioè non puoi mollare adesso'".

Polonara scopre di avere la leucemia dopo essere guarito dal tumore al testicolo: la febbre che non scende
Polonara torna al momento preciso in cui gli è stata data la notizia della nuova malattia, presentatasi in una forma molto aggressiva nel maggio dello scorso anno, quando pensava che il peggio fosse ormai alle spalle. "Faccio l'ultima TAC di controllo per il tumore al testicolo all'inizio di giugno, poi andiamo a giocare i playoff a Milano, io ero stato male già dalla serie precedente contro Venezia – racconta al podcast ‘BSMT' di Gianluca Gazzoli – Avevo avuto febbre a 38,7 e brividi di freddo, quindi stavo proprio male, mi ero proprio debilitato. Ai playoff, comunque sai, giochi ogni due-tre giorni, vuoi giocare tutte le partite. Quindi rientro, però mi sento ancora spossato".
"Faccio questa TAC e gli esami del sangue prima di venire a giocare a Milano – continua Polonara – Arriviamo per cena a Milano, in hotel il giorno prima di gara tre, allora contatto il dottore, gli dico: ‘Doc, guarda, mi sono misurato la febbre, ho 38,1'. E dico: ‘Cavolo, com'è possibile che ancora ho la febbre?'. Sono passate comunque due settimane, il 20 maggio avevo la febbre contro Venezia, cioè non mi è mai capitato, di solito quando ho la febbre mi dura due-tre giorni. Lui mi fa: ‘Dimmi in che camera sei, vengo in camera tua'. Mi viene a parlare e mi dice che comunque questa TAC e questi esami del sangue erano tutto a posto, però il valore dell'emoglobina era molto più basso rispetto a quando avevo fatto gli ultimi esami del sangue, a dicembre dell'anno prima. E quindi di conseguenza mi fa: ‘Se tu hai la febbre a 38 adesso, con questo valore che è molto più basso rispetto a dicembre, è rischioso giocare domani'".

Polonara non giocherà l'indomani, verrà spedito a Bologna per fare ulteriori accertamenti per capire cosa abbia: "Vado a Bologna, faccio tutti questi esami nella clinica convenzionata con la Virtus e non capiscono bene di cosa si tratti. Allora il giorno dopo vado a fare gli esami al Sant'Orsola, però non riescono a capire, pensavano fosse una mononucleosi inizialmente. Quindi mi ricoverano e mi mettono nel padiglione di malattie infettive e sto lì per tre-quattro giorni, ma non capiscono ancora che cos'è. Venivano tutti i giorni a farmi gli esami del sangue, a vedere. Allora dopo tre-quattro giorni dicono: ‘Quello che è rimasto da fare è l'esame del midollo'. Allora mi aspirano questo midollo e mi dicono: ‘Il risultato però non ce l'avrai immediato, ce l'avrai fra qualche giorno'. Era un mercoledì, poi col weekend in mezzo, ho pensato che tra una cosa e un'altra ‘tra qualche giorno' voleva dire che se ne sarebbe parlato la settimana dopo".
La difficoltà del medico del Sant'Orsola nel dirlo ad Achille: "Mi guarda e abbassa subito lo sguardo"
E invece le cose sono andate molto più velocemente: "Mi fanno questo esame il mercoledì mattina alle 10, io di solito mangiavo in ospedale e poi dopo mi mettevo a dormire, perché tanto non è che c'era tanto da fare. E quindi mi sveglio verso le cinque, sento bussare alla porta, vedo l'ematologo che entra, apre la porta, mi guarda e fa fatica proprio… abbassa subito lo sguardo. Quindi capisco subito che c'è qualcosa che non va, cioè senza dire niente. Mi guarda e tipo abbassa subito lo sguardo. Sai quando la prima fidanzatina non sai come lasciarla, non sai da dove iniziare il discorso, lui uguale ha fatto, e c'era tipo una coda di quattro-cinque dottori dietro di lui. Quando è così, ti devono comunicare qualcosa di brutto, l'ho capito in tutti questi mesi di ospedale. Comunque la prende alla larghissima, ma alla fine il succo è quello: leucemia".
Polonara accusa il colpo, il ricordo dell'incontro successivo con la moglie Erika è toccante: "Dopo cinque minuti bussa alla porta mia moglie che non sa niente, lo hanno detto a me e hanno chiamato anche il medico della Virtus. E quindi quando entra mia moglie, scoppia a piangere, ci abbracciamo e poi ci lasciano soli. Però proprio in quel momento è stata molto dura. La prima cosa che ho pensato è stata: ‘Apro la finestra e mi butto di sotto'".
Un pensiero scacciato via grazie non solo a Erika, ma anche al pensiero di Vittoria e Achille Jr, i due figli che sono la luce di Polonara, e alla nuvola di affetto che lo ha avvolto. Il cestista poi ha anche dovuto superare un coma di una decina di giorni a ottobre, a causa di una trombosi venosa, effetto collaterale delle terapie per la leucemia. Achille adesso vede la luce in fondo al tunnel, anche i capelli gli stanno ricrescendo. Tutti lo aspettiamo in campo al più presto.