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Polonara racconta come ha scoperto il tumore: “Scrissi questo valore su Internet, mi usci Acerbi”

Achille Polonara è tornato a giocare con la Virtus Bologna dopo due messi dalla diagnosi di tumore al testicolo e l’operazione subìta per rimuoverlo. Il 32enne nazionale italiano racconta che ha scritto tre lettere su Internet e lì ha capito tutto.
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A cura di Paolo Fiorenza
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Achille Polonara è tornato a giocare a pallacanestro dopo l'operazione cui era stato sottoposto lo scorso ottobre in seguito alla diagnosi di tumore al testicolo di qualche giorno prima. L'ala della Nazionale italiana ha fatto il suo rientro in campo, applauditissimo nel primo quarto del match vinto dalla sua Virtus Bologna su Tortona. Una bellissima notizia, celebrata sui social dal club virtussino, dall'Italbasket e da tutti quelli che vogliono bene al ragazzo di Ancona.

L'incubo è alle spalle per il 32enne cestista, approdato la scorsa estate nella squadra poi passata dalle mani dell'esonerato Scariolo a quelle di Luca Banchi. Bologna si aspetta tanto da Polonara, reduce dai titoli nazionali vinti in sequenza all'estero negli ultimi anni (Baskonia nel 2020, Fenerbahce nel 2022 e Zalgiris in Lituania nella scorsa stagione): i 5 punti messi a referto contro Tortona sono un nuovo inizio per Achille, che non vede l'ora di proseguire nella strada già intrapresa a settembre, quando aveva contribuito alla vittoria della Virtus in Supercoppa (battuta prima Milano in semifinale e poi Brescia in finale).

La squadra di Banchi è prima in classifica in Serie A e ora Polonara può concentrarsi sul campo, destinando allo sport che ama quelle risorse cui aveva dovuto attingere quando gli era stata notificata una positività all'antidoping. Già, perché tutto è iniziato così, come racconta adesso Achille al podcast ‘Non solo Virtus', che contiene interviste e aneddoti su tutto quello che non riguarda il parquet: "Ho scoperto il tumore grazie a un controllo antidoping che mi hanno fatto dopo la finale di Supercoppa a Brescia. Il risultato è arrivato dopo un paio di settimane, il 6 ottobre. Ero nel letto dopo pranzo con mia moglie e mia figlia, e mi arrivò questa email sul cellulare dalla Procura federale antidoping".

"Lì per lì ero proeccupato – continua Polonara – perché avevo fatto tanti controlli antidoping e non mi era arrivata mai nessuna email dalla Procura. Quindi ero molto preoccupato. In questa email c'era scritto che avrei dovuto dimostrare entro due settimane che un valore anomalo per uno sportivo proveniva dal mio corpo oppure no. Lì per lì panico totale, perché da una parte ero tranquillo perché ho detto ‘non ho preso nessuna pasticca, nessuna crema strana', dall'altra parte dico ‘cavolo, se magari è qualcosa che è nel mio corpo, chissà che cos'è'. Contatto il dottor Diego Rizzo della Virtus e lui mi dice ‘provo a sentire di che si tratta, però non è niente di preoccupante'. Naturalmente io gli avevo mandato lo screenshot dell'email con questo valore e tutto".

La grinta di Achille Polonara con la maglia dell'Italia di Pozzecco
La grinta di Achille Polonara con la maglia dell'Italia di Pozzecco

A quel punto il giocatore marchigiano ha voluto approfondire la questione in prima persona con i mezzi a sua disposizione: "Sono andato a documentarmi su Internet anch'io, avevo scritto il nome di questo valore, HCG, e appena scrissi HCG su Internet venne fuori ‘HCG donne in gravidanza'. Ho detto ‘non è una cosa che mi riguarda', allora ho scritto ‘HCG sugli atleti' e mi venne fuori un articolo su Acerbi, il calciatore che ha avuto la stessa cosa e la scoprì praticamente nello stesso modo, sempre tramite un controllo antidoping. Mi contatta dopo un po' il dottor Rizzo e mi dice ‘dobbiamo andare al Sant'Orsola a fare un esame'. Arrivo al Sant'Orsola, mi ero informato sulla storia di Acerbi e mi sono detto ‘ potrei avere una cosa simile'. E infatti appena faccio questo esame, mi appoggiano il macchinario per fare l'ecografia e si è visto subito questo tumore".

"Lì per lì l'ho presa abbastanza tranquillamente, anche i dottori mi hanno detto ‘sì, ce l'hai, era meglio che non ce l'avessi ma non è una cosa che sei a rischio vita o a rischio carriera o altro'. Quindi già mi hanno tranquillizzato parecchio. Io per 32 anni ero stato fortunato, non avevo avuto nessun intervento di alcun tipo. Fatta l'operazione, ho dovuto aspettare l'esito della TAC – che ti dice se questo tumore è finito in qualche altra parte del tuo corpo, invece è rimasto lì – e sono stati giorni difficili, un po' di ansia, però adesso speriamo che il peggio sia passato", conclude il nazionale azzurro.

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