"Vergogna d'Italia". "Non lo vogliamo, la nostra forza è essere puliti". Quattro anni fa, quando scoppiò il caso di doping che coinvolse Alex Schwazer, Gianmarco Tamberi non risparmiò critiche molto dure nei confronti del marciatore alto-atesino squalificato fino al 2024. Fu una condanna durissima nonostante il campione olimpico proclamasse la propria innocenza, certo di non avere abusato delle sostanze trovate nelle sue urine e che si trattasse di una macchinazione nei suoi confronti.

Dopo quattro anni e mezzo d'indagine e i riscontri degli inquirenti è arrivata la decisione del Tribunale di Bolzano che, su richiesta del Gip, ha disposto l'archiviazione del caso "per non aver commesso il fatto" e chiarito nelle motivazioni che Schwazer aveva ragione: qualcuno aveva tramato alle sue spalle perché è stato "accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni di urina prelevati il 1° gennaio 2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi per ottenere la squalifica e il discredito dell'atleta, come pure del suo allenatore Sandro Donati".

L'assoluzione di Schwazer da quella che il suo avvocato ha definito un'accusa infamante apre scenari inquietanti e sposta i riflettori verso la Federazione internazionale, la Wada e il laboratorio dove era custodita la provetta con l'urina dell'atleta.  "Non ho elementi per giudicare questa notizia – è la posizione di Tamberi espressa all'agenzia Ansa -. posso dire però che, se dovesse essere confermata, è da brividi. Una cosa del genere, se capitasse a qualsiasi atleta al mondo, sarebbe venti volte più dolorosa dell'infortunio che ho subito a pochi giorni dall'olimpiade".

Il caso Schwazer è clamoroso. Tamberi conferma la propria intransigenza ma questa volta esprime solidarietà nei confronti del marciatore. "Non cambia la mia idea sul doping – ha aggiunto il saltatore azzurro -, lo sport deve essere pulito e su questo non mi muoverò mai di un centimetro. Posso soltanto immaginare che cosa abbia passato in questi anni Schwazer".