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Larissa Iapichino: “Empatizzo con la Nazionale di calcio, so cosa si prova. L’amore non va, sono single”

A 23 anni Larissa Iapichino è molto più di una campionessa del salto in lungo: tra sport, giurisprudenza, moda e sogni di viaggio a Fanpage.it racconta la sua vita dentro e fuori la pedana.
A cura di Ada Cotugno
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Larissa Iapichino ha 23 anni, salta oltre i sette metri e nel frattempo studia giurisprudenza "un pezzettino alla volta". Vicecampionessa mondiale indoor a Toruń 2026, vicecampionessa europea a Roma 2024 medaglia d'oro agli Europei indoor di Apeldoorn nel 2025 e unica atleta italiana ad aver vinto la Diamond League, la giovane stella di salto in lungo vive lo sport così come osserva il mondo, con curiosità, passione e quella capacità di passare da un allenamento in pedana a un documentario di geopolitica conservando lo stesso entusiasmo. "Sto lavorando sul non pensare", ha raccontato in esclusiva a Fanpage.it parlando della sua disciplina dove ogni dettaglio può fare la differenza. Eppure ascoltandola, a pochi giorni dal debutto stagionale in Diamond League in Cina, si ha l’impressione che proprio la sua capacità di interrogarsi continuamente sia una delle chiavi della sua crescita, dentro e fuori dalla pista. Sullo sfondo c'è l'amore per Firenze, la passione per la moda, il rapporto con il padre-allenatore e un'idea di futuro che sta costruendo un salto alla volta.

Se dovessi presentarti a qualcuno che non sa nulla di te e della tua storia, come ti presenteresti?
"Sono una ragazza di 23 anni, una saltatrice in lungo di livello internazionale e una studentessa di giurisprudenza part-time, come piace definirmi. Sono un po' introversa ma molto solare. Mi piace la moda, l'arte, sono fiorentina e super fiera di esserlo. Queste sono le prime cose che mi vengono in mente di me".

Com'è il fatto di essere allenata da tuo padre?
"Mi sono sempre trovata bene con mio padre perché, oltre a essere una persona di cui ho un'estrema fiducia, mi conosce a fondo e penso che questo sia importante per la relazione atleta-allenatore. È anche un uomo molto intelligente e curioso, quando si tratta di sport è importante avere una veduta aperta. È un binomio che deve essere gestito perché ci sono dei confini che devono essere sempre chiari, ma riusciamo farlo bene. Sappiamo che in campo c'è una relazione diversa rispetto a quella che c'è dentro le mura di casa".

Larissa Iapichino insieme al padre–allenatore Gianni. Credits: Chiara Montesano da World Indoor Championship Torun
Larissa Iapichino insieme al padre–allenatore Gianni. Credits: Chiara Montesano da World Indoor Championship Torun

Come gestite questo rapporto?
"Io e mio padre abbiamo sempre vissuto lo sport insieme. Prima era il papà che mi accompagnava agli allenamenti e vedeva le gare. È molto appassionato di golf e qualche volta abbiamo calcato i campi insieme, mi ha insegnato un po' a giocare perché è anche maestro di golf. Lo sport è qualcosa che ci unisce da sempre e ci viene naturale. Poi siamo più o meno simili, abbiamo due caratteri forti ed è simpatico vederci insieme perché battibecchiamo, ma non c'è mai nessun tipo di risentimento".

Qual è il vostro segreto?
"Siamo molto simili e conosciamo i limiti dell'altro. Io so benissimo che mio padre ha un un certo tipo di carattere, ha difetti, pregi e limiti come tutti. So che in alcuni momenti deve essere preso in un certo modo e ovviamente fa la stessa cosa lui con me. Il segreto è quello di creare un equilibrio, ma questo è alla base di qualsiasi tipo di rapporto sano. Le persone evolvono: ho le mie fasi, sono passata da bambina ad adolescente, adesso sono una giovane donna ed è importante creare un equilibrio con le nuove componenti che ti si propongono davanti".

Fai uno sport dove la precisione è tutto. A cosa pensi prima di saltare?
"Sto proprio lavorando sul non pensare. Sono una persona molto introspettiva, penso tanto. In uno sport tecnico come il salto in lungo ti viene da pensare a tantissime cose, piccoli dettagli che compongono il salto. Però mi sto sforzando di non farlo, di andare libera perché spesso pensare mi frena e mi fa incappare in degli errori tecnici. Sto cercando di andare istintivamente".

Cosa pensi invece quando atterri, qual è la tua reazione istintiva?
"Quanto ho fatto (ride, ndr). Ho un blackout totale mentre sono in aria. Atterro e cerco subito di uscire dalla buca per capire quanto ho fatto. È chiaro che le sensazioni ti dicono se è lungo o non lo è, se sono entrata veloce oppure no. Conosco abbastanza bene il mio corpo e riesco ad avere questa percezione, però è un gesto istintivo da quando sono piccola, volevo sempre vedere il risultato".

Larissa Iapichino in allenamento (foto Chiara Montesano)
Larissa Iapichino in allenamento (foto Chiara Montesano)

Ci racconti la tua giornata tipo?
"Mi sveglio tra le 7:30 e le 8:00, anche se faccio molta fatica la mattina. Faccio colazione e solitamente mi dedico allo studio e ai vari appuntamenti come il fisioterapista, l'osteopata, la visita di routine dal nutrizionista. Faccio più cose possibile la mattina, poi pranzo e riposo prima dell'allenamento. Mi alleno una volta al giorno, verso le 15:00 o le 16:00, per un paio di ore. Poi torno a casa e mentre aspetto la cena mi ritaglio il tempo per fare qualcosa,. A volte riguardo quello che ho studiato, ma cerco di lasciarmi poco studio per la sera perché sono stanca. Come piace dire a me cincischio un po' e vado a dormire verso le 22:30 o le 23:00, perché poi al mattino dopo si ricomincia".

È il tuo giorno libero, ci porti in giro per Firenze. Cosa ti piace fare? Hai dei posti preferiti?
"A me piace moltissimo passeggiare nella zona Oltrarno, che secondo me è un posto che ha mantenuto la sua tradizione, dove ci sono tantissime botteghine di artigianato. Ha vibe della Firenze più vera perché ci sono pochi turisti. Mi fa sempre piacere passare anche per Piazza Pitti e farmi una passeggiata al Giardino di Boboli. Poi solitamente attraverso uno dei tanti ponti e mi ritrovo nella Firenze piena, un po' più impegnativa ma sempre bellissima. Amo Piazza della Signoria, è la mia preferita perché è un museo a cielo aperto. E poi Piazzale Michelangelo è sicuramente uno dei punti in cui porterei una persona per ammirare Firenze, soprattutto al tramonto, anche se secondo me ancor più bello è il belvedere che si trova a Fiesole".

Che rapporto hai con il cibo? Che regime alimentare segui e qual è il tuo "sgarro" prediletto?
"Ho un rapporto molto sano con il cibo, è il mio modo di festeggiare qualcosa: dopo una gara voglio sempre andare da qualche parte a mangiare per godermi un bel pasto. Seguo un regime alimentare molto equilibrato e non faccio una dieta. Il mio nutrizionista non vuole diete ma un regime alimentare che mi permetta di nutrirmi e mettere la benzina giusta all'interno del mio sistema, e allo stesso tempo di godermela. Il mio sgarro preferito solitamente è l'hamburger con le patatine, ma non sono schizzinosa. Secondo me il cibo è una forma d'arte. Mi piace provare cose diverse anche se la bistecca alla fiorentina resta la bistecca alla fiorentina".

Hai un hobby che non c’entra nulla con quello che fai? Qualcosa che nessuno si aspetterebbe?
"Qualcuno non si aspetterebbe che sono una persona curiosa e a volte passo il mio tempo a capire le cose. Guardo video e documentari sugli argomenti più disparati come l'arte, la vita di un personaggio, la psicologia, la geopolitica o la storia. Amo la storia perché mi aiuta a capire: sono curiosa e molto introspettiva quindi mi faccio un sacco di domande. Un'altra passione è il vintage, la sto riscoprendo ora, soprattutto degli anni '90 e 2000".

Larissa Iapichino sarà di scena in Diamond League nei prossimi giorni (foto Chiara Montesano)
Larissa Iapichino sarà di scena in Diamond League nei prossimi giorni (foto Chiara Montesano)

Come stanno andando gli studi in giurisprudenza?
"Sono un po' una formichina, come mi piace dire, perché metto un pezzettino alla volta. Il problema è organizzare tutto: in genere rileggo più volte con il mio metodo di studio, quindi ho sempre con me il tomo, mi aiuta a stimolare la memoria. Però è difficile coniugare gli esami con le gare. Sono sempre in concomitanza tra viaggi e spostamenti, quindi devo valutare le tempistiche e diventa complicato. Poi cerco sempre di dare gli esami al meglio possibile, non mi piace darne troppi tutti insieme. Per adesso sta andando bene e sono contenta, quest'estate spero di dare gli esami che mi sono prefissata, sono molto contenta della sessione invernale che ho affrontato".

Come mai hai scelto giurisprudenza? Pensi al post carriera?
"Sì, fin da piccola ho sempre voluto fare l'avvocato perché uno dei fratelli di mio di mio babbo è avvocato a Londra e mi ha sempre affascinato il lavoro che faceva. Col tempo questa cosa non è cambiata, anche se è un percorso molto lungo e assolutamente non facile. Mi sono detta ‘Perché non coniugare la mia passione per la legge con lo sport?'. Alla fine è un vantaggio avere un'esperienza in prima persona in questo campo, mi può dare qualcosa in più perché conosco il sistema. Mi piacerebbe fare l'avvocato specializzato in diritto sportivo, che comunque è una materia nuova: si può diventare procuratori, si passa dai contratti alle questioni del doping, fino alla regolamentazione. Al momento sono un po' indecisa".

Come fai a coniugare la vita da sportiva di successo a quella da studentessa?
"Sono una persona estremamente attiva, cerco di gestire il tempo al meglio che posso non contando soltanto le pagine di studio o le ore in allenamento. Fondamentale è il riposo, ma bisogna calcolare l'imprevisto perché non si sa mai e poi eventualmente anche uno svago. Conoscendo bene me stessa, il mio corpo e la mia mente, so anche quando arrivo leggermente al limite e lì mi ricalibro subito. Credo che il benessere sia fondamentale, anche perché sennò si rischia di fare le cose male e si abbassa la qualità, poi diventa frustrante".

Di recente hanno fatto discutere molto le parole di Gravina, presidente della Federcalcio, sugli sport che ha definito "dilettantistici" rispetto al calcio. Come hai vissuto questa situazione?
"Per quanto riguarda l'eliminazione, ho empatizzato tantissimo con i miei colleghi della Nazionale, l'allenatore, lo staff, perché da sportiva so benissimo cosa c'è dietro e ci sono passata anch'io. So che cosa si prova, non è piacevole, quindi ho sentito un profondo dispiacere. L'importante però è reagire, mi auguro che questi ragazzi lo facciano. Ho pensato a lungo alle parole di Gravina e alla questione del dilettantismo e mi sono detta che potevano diventare uno spunto di riflessione, perché effettivamente l'atletica dal punto di vista giuridico è uno sport dilettantistico. Questo comporta l'avere delle posizioni svantaggiate, a livello giuridico, rispetto a quelli che sono i gli sportivi professionisti".

Cosa intendi?
"Faccio un esempio, e mi riferisco anche alle parole di Silvia Salis, la sindaca di Genova nonché ex atleta del mio sport. Giustamente si è soffermata su uno dei tanti aspetti, soprattutto per quanto riguarda lo sport femminile: ci sono un sacco di donne atlete che vanno in maternità e poi ritornano a loro spese. Abbiamo visto Allyson Felix, protagonista di un grande caso negli Stati Uniti. Non abbiamo gli strumenti e dobbiamo cercare di trovare il positivo nella polemica. Deve essere da monito alle federazioni di riconoscere come professionisti gli sportivi che ad oggi sono considerati dilettanti, per dare più tutela agli atleti e alle atlete. Poi ovviamente noi non siamo dei dilettanti in quel senso, ci alleniamo come dei professionisti e lo siamo. Dobbiamo guardare la questione dal punto di vista di qualificazione giuridica".

Che rapporto hai con il calcio?
"Mi piace lo sport e seguo il calcio, poi chiaramente qui a Firenze solo bistecca e Fiorentina (ride, ndr). Vuoi o non vuoi hai sempre a che fare con la Fiorentina, poi abito molto vicina allo stadio. In generale mi piace vedere il bel calcio e i giocatori che giocano bene e ho sempre seguito la Nazionale. Sono veramente pochi gli sport che non seguo. Non dimentichiamoci di citare il tennis, perché ormai c'è mio nonno che non ci fa andare a casa a trovarlo se c'è Sinner che gioca".

L’atletica italiana invece sta vivendo un momento fantastico. Ti senti parte di qualcosa di diverso rispetto al passato?
"Certo che sì, ma ogni epoca è diversa. Io non faccio l'atletica che facevano i miei genitori e loro non facevano la stessa atletica di coloro che l'avevano fatta 20 anni prima. Abbiamo una nazionale italiana molto forte, piena di talenti, abbiamo una generazione di fenomeni. Viviamo anche in un'epoca dove la tecnologia ci ha portato del progresso con le performance, le stesse piste, quindi è qualcosa di diverso rispetto a prima . Effettivamente l'atletica sta vivendo un un'epoca d'oro in questo momento e spero duri il più al più lungo possibile, che ci sia un ricambio generazionale che mantenga questi standard. È molto bello essere parte di una nazionale così tanto talentuosa, anche vedere il tuo compagno di squadra che si gioca una medaglia, si crea un po' questa solidarietà che secondo me è fantastica".

È difficile avere amici in un mondo competitivo come quello dello sport?
"Sì e no, dipende molto dal contesto, dalle persone e anche dalla specialità. Ci sono stati vari dissing tra velocisti, velociste, ostacoliste, ci sono rivalità belle accese. Qualcuno addirittura ha dichiarato ‘Io non sono amica delle mie avversarie', per dire. Per quanto mi riguarda sono molto fortunata perché le ragazze sono carine, ci supportiamo e si riesce ad avere un legame, soprattutto tra europee devo dire che c'è tantissima solidarietà. C'è questo spirito per cui durante la gara voglio batterti, fare quel centimetro in più, però se fai bene a fine gara ti abbraccio e sono contenta per te. Però non è per forza scontato e non è detto che l'altro modo di approcciarsi sia sbagliato. Però io sono molto fortunata e sono contenta di questo. Ad esempio, mia madre questa cosa non l'aveva, anzi, erano delle iene tra di loro".

Il grande obiettivo stagionale di Larissa Iapichino sono gli Europei di Birmingham (foto Chiara Montesano)
Il grande obiettivo stagionale di Larissa Iapichino sono gli Europei di Birmingham (foto Chiara Montesano)

E tra gli altri sportivi c’è qualcuno con cui hai stretto amicizia?
"Ho avuto modo di fare la conoscenza di Lorenzo Zazzeri, mi ha anche invitata al suo podcast, e ho conosciuto Sara Curtis che per me è un fenomeno. Ho fatto lo stesso liceo per un anno di Sarah Fahr, è venuta nella mia scuola per un anno ed è una ragazza meravigliosa che ha una storia bellissima, fonte di ispirazione. Quando ne ho l'opportunità mi piace avere un confronto con altri atleti. Siamo tutti colleghi, viviamo la stessa vita, ovviamente con dinamiche diverse ed è carino anche confrontarsi sui loro pensieri, su come vivono determinate cose, come affrontano delle situazioni. Il confronto è una delle cose migliori per crescere e anche per essere più consapevoli".

Invece in amore come va?
"Non va perché non ho una relazione sentimentale. Sono single, quindi al momento non va. C'è poco da dire, ecco".

Come ti rapporti con i social?
"Faccio un po' quello che mi sento quando si tratta dell'approccio ai social da fruitrice. Sono una Gen Z, quindi lo scrolling c'è sempre. Cerco di non farlo diventare una parte che mi impegna troppo. Nei periodi in cui sono più sensibile esporsi sui social è un'arma a doppio taglio: sono uno strumento magnifico perché ti permettono di essere in contatto con il mondo, però purtroppo c'è anche l'altro rovescio della medaglia che non è proprio piacevole. Cerco di essere sempre abbastanza precisa perché comunque ho degli impegni contrattuali, poi a me piace e li vedo un po' come espressione di me. Con i social ho un rapporto che definisco sano. Anche quando commento cerco di essere sempre molto gentile, se non mi piace qualcosa passo avanti".

Ti è mai capitato di avere a che fare con degli haters?
"Inizialmente soffrivo tanto, anche perché ero giovane quando sono esplosa nell'atletica e questo ha comportato anche un'esposizione mediatica maggiore. Forse non ero pronta. A volte le persone sanno essere veramente poco empatiche e carine,. Questa cosa mi dispiaceva, poi maturando ho capito che quando un hater esterna e perpetra odio a caso è solo lo specchio del disagio che ha dentro. Quindi è un problema suo, non è un problema tuo. È facile perché sui social non hai la persona davanti, è tutto molto deumanizzato. Non sei più una persona, ma una foto. Quella persona in quel momento non sta bene, hai triggerato probabilmente qualcosa dentro di lui e ha dovuto vomitarti addosso della negatività che però non devi fare tua. Sembra semplice come meccanismo, ma ci vuole un po' di tempo".

Quando vai in pedana sei sempre molto curata. Che rapporto hai con la moda?
"Nella vita c'è bisogno di un po' di leggerezza e questa componente me la dà. Sì, mi piace la moda, osservare le sfilate e vedere quelle che secondo me sono opere d'arte. Cerco sempre di far venire fuori un pezzo di Larissa con il mio stile. Soprattutto in pedana dove si hanno le divise tutte uguali, non si può scegliere il colore delle scarpe ed è tutto standardizzato, mi piace dare un po' un tocco della mia personalità. Fuori sono quasi sempre in tuta perché quando studio voglio stare comoda, ma quando mi concedo dei momenti fuori mi piace vestirmi un po' più carina. Mi piace l'arte, la moda è una forma di bellezza e la vedo più come un modo per esprimermi. Ho contribuito a disegnare i miei competition kit, ma devi restare aerodinamico e non puoi avere troppi fronzoli addosso".

Stagione outdoor 2026: cosa c’è sulla tua lista dei desideri?
"Come obiettivo stagionale ci sono gli europei di Birmingham che saranno a poca distanza dalla mia seconda casa: mia mamma è inglese e la mia famiglia abita lì vicino, ci saranno tutti. Voglio vivere quella gara al massimo perché sarà quasi come gareggiare in casa e avrà un significato emotivo molto forte, vorrei fare bene. Poi superare i 7 metri di nuovo, l'ho fatto una sola volta in carriera e non tante atlete possono vantarsi di esserci riuscite. Se si parla di obiettivi e medaglie sono chiacchiere, li tengo per me, però sono chiacchiere abbastanza scontate".

C'è un sogno nel cassetto, totalmente al di fuori dell'ambito sportivo, che non hai ancora iniziato a realizzare?
"Sarò un po' troppo proiettata in avanti, quindi chi crede tantissimo nel qui ed ora mi vorrà bastonare, però ho tanti progetti per il futuro che lego chiaramente al post carriera. Un sogno nel cassetto che vorrei realizzare è quello di viaggiare. Sul telefono ho una lista enorme di luoghi che voglio visitare, viaggio tanto per lavoro ma vorrei scoprire un po' il mondo".

Quali sono i luoghi che hai sulla lista?
"Mi piacerebbe tanto fare un il giro di tutta l'Islanda, vedere la terra del ghiaccio e del fuoco. Oppure visitare la Muraglia Cinese, anche se in realtà il mio progetto è quello di vedere le sette meraviglie del mondo: da piccola avevo un'enciclopedia e mi sono detta ‘Un giorno sicuramente le vedrò tutte'. Poi andare alla scoperta della Nuova Zelanda e fare il giro di tutti i 50 stati americani e delle città più importanti in macchina. E anche l'Isola di Pasqua, è un pallino da quando ero bambina: ho visto un cartone animato quando avevo 10 anni e non me lo sono mai tolta dalla testa".

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