Chivu si sfoga dopo la Coppa Italia con l’Inter: “Ferito da ciò che hanno dovuto leggere i miei figli”

La Coppa Italia vinta dall'Inter contro la Lazio ha chiuso nel modo più netto la prima stagione di Cristian Chivu sulla panchina nerazzurra. Dopo lo Scudetto, è arrivato anche il secondo trofeo: 2-0 all'Olimpico, autorete di Marusic e gol di Lautaro Martinez, decima Coppa Italia nella storia del club e "double" nazionale completato. Ma nella notte della festa l'allenatore romeno ha scelto anche di togliersi un sassolino dalla scarpa, tornando sullo scetticismo che aveva accompagnato il suo arrivo alla guida della formazione meneghina.
In conferenza stampa, dopo la premiazione, il tecnico ha parlato della stagione, del gruppo e della capacità della squadra di reggere il peso delle aspettative. Poi, quando gli è stato chiesto cosa lo avesse ferito di più, ha risposto senza girarci attorno: "Quello che i miei figli hanno dovuto leggere su di me a inizio stagione. Chiedo scusa io per qualcun altro". Una frase breve, ma pesante. Perché riporta alla superficie tutto ciò che si diceva di lui nei primi mesi: l'etichetta di allenatore inesperto, i dubbi sulla sua tenuta in un club costruito per vincere, il sospetto che fosse stato scelto più per appartenenza che per capacità.

Chivu e lo scetticismo di inizio stagione all'Inter
Chivu infatti era arrivato all'Inter in un contesto complicato. La stagione precedente si era chiusa senza trofei e con la pesante sconfitta in finale di Champions League contro il PSG. Simone Inzaghi aveva lasciato senza preavviso la panchina nerazzurra e la società aveva scelto un profilo interno, cresciuto nel settore giovanile del club e reduce da una breve esperienza al Parma. Una decisione che aveva alimentato perplessità, soprattutto perché il club del presidente Marotta non poteva permettersi un anno di transizione.
Anche l'avvio non aveva aiutato a spegnere i dubbi. Dopo le prime difficoltà, il 45enne di Resita era finito subito al centro delle critiche. Il nuovo allenatore veniva raccontato come una scommessa, quasi un corpo estraneo rispetto alle ambizioni di una squadra obbligata a competere per vincere. È su quel clima che il tecnico è tornato dopo la Coppa Italia, non per trasformare il successo in una rivincita personale, ma per spiegare quanto certe parole fossero arrivate anche dentro casa.

Il campo, alla fine, ha cambiato la narrazione. Chivu ha guidato l'Inter allo Scudetto e poi alla Coppa Italia, completando una stagione da due trofei. In sala stampa, come già fatto nelle interviste TV a caldo, ha insistito soprattutto sul valore del gruppo: "Non è mai scontato e semplice vincere Scudetto e Coppa Italia e portare a buon fine una stagione così". Poi ha allargato i meriti: "Merito di società e tifosi, di una squadra che ha dato l'anima, ha lavorato sodo".
Il gesto di Chivu durante la premiazione dell'Inter
Prima ancora delle parole in conferenza stampa, però, era arrivata un'immagine molto forte. Durante la premiazione dell'Inter, nel momento in cui avrebbe potuto prendersi il centro della scena dopo il doppio titolo conquistato al primo anno, Cristian Chivu ha scelto di defilarsi. Si è messo un passo indietro, lasciando che fossero i calciatori ad alzare il trofeo, a occupare il palco, a godersi la fotografia della vittoria.
Quel gesto racconta bene anche il senso delle parole arrivate poco dopo davanti ai giornalisti. L'allenatore non ha voluto intestarsi il trionfo, pur avendone tutti gli elementi: era partito tra dubbi, sospetti e ironie, ha chiuso con due trofei e una squadra capace di restare competitiva fino in fondo. L'unico momento in cui ha lasciato emergere amarezza è stato quello legato alla famiglia, ai figli e a ciò che avevano dovuto leggere sul padre nei mesi più complicati.
La sua risposta, alla fine, è arrivata prima sul campo, poi nella premiazione vissuta un passo indietro, infine nelle parole della conferenza. Non una celebrazione personale, ma il racconto di un allenatore che dopo mesi di scetticismo ha scelto comunque di lasciare la scena alla squadra. E che solo alla fine si è tolto quel sassolino dalla scarpa per ciò che lo ha ferito ma che ha tenuto nascosto per l'intera stagione.