15 Ottobre 2021
20:30

La crisi di Jacobs alle Olimpiadi di Tokyo: “L’ho sdraiato e l’ho fatto respirare”

Marcell Jacobs ha scritto il suo nome a caratteri cubitali nella storia dello sport italiano, vincendo due medaglie d’oro alle Olimpiadi nei 100 metri e nella staffetta 4×100, ma a Tokyo il velocista azzurro ha vissuto un momento terribile, svelato solo adesso: è stato necessario un intervento d’emergenza.
A cura di Paolo Fiorenza

Finita la parentesi mondana, che lo ha visto fare passerella per un paio di mesi esibendo le due storiche medaglie d'oro vinte alle Olimpiadi dei 100 metri e nella staffetta 4×100, Marcell Jacobs ha cominciato la preparazione per la prossima stagione agonistica, quando dovrà riconfermarsi l'uomo più veloce del pianeta nel doppio appuntamento degli Europei e dei Mondiali di atletica leggera, in programma nell'estate 2022.

I progressi del 27enne di Desenzano sono stati impressionanti nell'ultimo anno e se da un lato ci sono nuove metodologie di allenamento ed un'attenzione alla parte tecnica, fisica e nutrizionale che cura i più piccoli particolari, dall'altro il velocista azzurro si è giovato del contributo fondamentale di una mental coach, Nicoletta Romanazzi, che per prima cosa gli ha sbloccato il limitatore emotivo dovuto al rapporto irrisolto col padre che lo aveva abbandonato da piccolo, e poi lo ha accompagnato in una crescita inarrestabile, intervenendo quando necessario.

Ed in una occasione, l'opera della professionista in "sport coaching e top performance" più che necessaria è stata vitale per Jacobs, che grazie al suo intervento ha letteralmente salvato la propria Olimpiade, ponendo il mattone solido su cui costruire prima il trionfo nei 100, poi quello in staffetta. Il retroscena era già stato svelato dall'azzurro, adesso la Romanazzi racconta nei dettagli cosa accadde tra la semifinale e la finale dei 100 metri in quella domenica 1 agosto. Durante quelle due ore Jacobs ebbe un crollo che rese necessario telefonarle in Italia: il ragazzo nato ad El Paso voleva infatti mollare tutto e non correre la finale.

"Dopo la semifinale ha parlato col suo allenatore e gli ha detto: ‘Io non ne ho'. Aveva i crampi alle gambe, mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Io ho dato tutto, non ho più niente da dare' – racconta la mental coach, che poi spiega come riuscì a schiacciare l'interruttore giusto per ridare forza e fiducia a Jacobs – L'ho sdraiato e l'ho fatto respirare, in modo tale che potesse recuperare". Un'operazione di emergenza effettuata a migliaia di chilometri di distanza: "È stato facile", conclude la ‘salvatrice' dell'azzurro. Una porzione di oro è anche sua.

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