Pescosolido: “Sinner non avrà quel problema che Alcaraz ha avuto senza Jannik. Lui è fatto così”

Madrid è ormai in bacheca, ma all'orizzonte c'è già il traguardo che tutta Italia aspetta: gli Internazionali di Roma. Jannik Sinner arriva al Foro Italico non solo da numero uno al mondo e da vincitore di 5 Masters di fila, ma con l'aura di chi sembra aver fatto letteralmente il vuoto dietro di sé. La vittoria schiacciante contro Zverev in Spagna ha mostrato una solidità tecnica e mentale che non ha eguali nel circuito attuale. Ma come si mantiene questo livello di eccellenza? Ne abbiamo parlato in esclusiva su Fanpage.it con Stefano Pescosolido, ex tennista, azzurro di Coppa Davis, coach di Francesco Passaro e talent di Sky Sport. Tra le pieghe di una prestazione "praticamente perfetta", le sfide mentali di una stagione infinita e il confronto a distanza con Alcaraz, Pescosolido dall'alto della sua esperienza totale di tennis ha sottolineato ulteriormente la grandezza di Jannik.
Stefano è sempre paradossale chiederlo quando si parla di Sinner, ma c’è qualcosa in particolare, soprattutto della finale contro Zverev, che l’ha impressionata più di tutto?
"Ma allora, quello che impressiona di più è questa qualità dei campioni, dei grandissimi giocatori come Sinner: quando sale il livello dell’avversario, lui gioca il miglior tennis. E serviva una prestazione così per battere Zverev, perché veniva da un ottimo torneo e stava giocando meglio rispetto alle ultime settimane. Quindi ha alzato il livello, ha fatto tutto bene, dal servizio ai colpi in battuta, è stato praticamente perfetto, non ha concesso nulla. E poi la differenza la fa la posizione in campo: quando gioca così aggressivo, toglie tempo agli avversari e, in questo caso, a Zverev, che ha bisogno di più spazio, di più tempo per costruire il suo gioco. Quindi Sinner glielo toglie un po’ e questo fa soffrire tremendamente il tedesco".
C’è la sensazione che certe partite siano quasi finite ancor prima di essere giocate, anche per quello che ha appena detto lei: la tipologia di gioco, le tempistiche sul colpo. Insomma, questo Sinner sembra aver messo, come ha detto lo stesso Zverev, un divario impressionante con gli altri?
"Eh sì, poi vincere aiuta a vincere, quindi la fiducia è al massimo. Ma detto questo, quello che fa bene è che il servizio è migliorato tantissimo e la risposta è praticamente la migliore del circuito. Quindi anche un giocatore come Zverev, che ottiene tanto dal servizio, viene un po’ disinnescato. Si è creata, non dico una sudditanza psicologica, ma è chiaro che quando vai a giocare contro di lui sai che devi essere perfetto e potrebbe non bastare. Non c’è scampo. Per quanto Zverev possa aver sbagliato, o anche giocato una partita perfetta, probabilmente non avrebbe vinto comunque, magari sarebbe stata solo più lottata.
Dal vivo poi è sicuramente ancor più impressionante.
"Io ero a Montecarlo, ho visto la semifinale, e dal campo avevi la sensazione che potessero giocare due giorni e non sarebbe cambiato nulla. Perché? Perché comandava sempre lui, perché anticipa sempre, prende la palla prima, comanda sempre. E anche nei turni di servizio di Zverev, che con la battuta riesce a comandare un po’ di più, sai che prima o poi arriva il momento in cui si procura palle break… e lì è molto freddo".

L'ha stupita il rendimento di Madrid, soprattutto alla luce delle premesse ovvero di un torneo quasi d'interdizione?
"In parte perché l’ha fatto vedere anche nel torneo precedente. È chiaro che ogni torneo ha una storia a sé e Madrid ha delle caratteristiche diverse che forse potevano in qualche modo avvicinare Zverev a Sinner, proprio per il fatto dell’altura, della velocità e del rimbalzo più alto. Però il discorso qual è? Che un campione come Sinner alla fine si adatta a tutte le superfici, così come succede ad Alcaraz. Insomma, è vero che lui ha delle preferenze per l’indoor, il cemento all’aperto e così via, però sulla terra sta dimostrando, già dall’anno scorso, che non è una sorpresa, a mio avviso. La sorpresa è il modo in cui vince, perché non concede nulla".
Forse solo un po' di fisiologica difficoltà ad inizio torneo, com'è giusto che sia.
"Poi l’inizio del torneo è stato un po’ complicato, perché nei turni iniziali può essere leggermente più vulnerabile. Ma quando trova il ritmo della partita… i campioni in questo caso fanno così: magari hanno un set un po’ storto, ma poi partono e diventano inarrestabili. E insomma, ad oggi ce ne sono veramente uno o due che possono infastidirlo più di tanto. Questo Sinner, poi… è chiaro che se trova una giornata negativa può capitare anche a lui di rischiare qualcosa in più".
Che cosa pensa delle aspettative per Roma, anche poi in funzione del Roland Garros?
"Roma è un torneo particolare per i giocatori italiani, perché c’è tanta attesa. Credo che siano 50 anni quest’anno che non vince un italiano, da Adriano Panatta nel ’76. Però già lo scorso anno, rientrando dopo tre mesi di squalifica, è arrivato in finale, quindi bene. Ha giocato alla pari il primo set con Alcaraz. Non credo che ci saranno particolari problemi".
Quindi niente stanchezza secondo te?
"Sulla stanchezza, può esserci a livello mentale un pochino, perché comunque le partite sono tante, o meglio i tornei non sono tanti, ma le partite sì, perché le ha vinte tutte. I Masters 1000 si giocano comunque a giorni alterni, quindi ha modo di riposare. E l’ultimo dato: ieri ha giocato 57 minuti. La media delle partite che ha giocato nelle 25 vittorie nei Masters, quando ha perso solo due set è intorno a un’ora e 23. Quindi, a livello fisico, non è così dispendioso".
E a livello mentale, alla luce di tutto questo?
"A livello mentale sì, perché sei il numero uno al mondo e devi stare sempre al massimo. Non è semplice, ma ha dimostrato di saper gestire tutto: in campo e fuori, i ritmi della partita, l’andamento, ma anche la preparazione, il recupero e tutto quello che serve per fare queste prestazioni".
A tal proposito quanto è difficile cambiare continenti, superfici, condizioni ambientali e vincere sempre?
"Quelle sono le difficoltà maggiori per un campione: i viaggi continui, l’adattamento ai luoghi, anche all’hotel dove dormi… non sono situazioni semplici. Però quella è una parte. I campi sono più o meno simili, a parte le condizioni esterne, come a Madrid, che è in altura. Il giocatore di tennis ha proprio la capacità di adattarsi velocemente a tutte le superfici. Il passaggio da cemento a terra, o viceversa, in quattro o cinque allenamenti consente di trovare le misure e le condizioni ideali. Sulla terra, per esempio, devi scivolare di più e il rimbalzo è diverso: sono piccole variabili che incidono. Ma i giocatori più forti sono competitivi ovunque. Lo stanno dimostrando adesso e lo avevano già dimostrato l’anno scorso. La loro forza è proprio questa. Tutti sono bravi ad adattarsi, ma i migliori, come Sinner e Alcaraz, sono una spanna sopra".

Nella scorsa annata Alcaraz e Zverev hanno quasi fatto fatica quando Jannik era fermo per la sospensione. Ora che Carlos è ai box per infortunio, Sinner potrebbe avere gli stessi problemi magari al Roland Garros? Oppure sarà tranquillo?
"No, io credo la seconda. Non è che sia tranquillo, perché comunque tutti hanno quell’attesa, non la chiamerei ansia, ma quella tensione del momento della prestazione, che è anche una cosa bella, perché è positiva e serve al giocatore. La vive anche Sinner e la gestisce bene. Non credo che avrà quel problema che ha avuto Alcaraz quando lui non c'era lo scorso anno, perché lui mentalmente ha dimostrato di essere decisamente superiore. Se c’è o non c’è Alcaraz, è chiaro che fa differenza perché batterlo ha un sapore diverso, però se non c’è vinci comunque il torneo e negli annali ci sarà il tuo nome".
Sinner sta confermando dunque che mentalmente è superiore ad Alcaraz, e per questo farà qualcosa di specifico per Parigi?
"Io non credo che avrà questo problema, proprio per un discorso mentale suo, di attenzione: è totalmente dentro il match e dentro il torneo. Sui cinque set, cosa cambia? La distanza è maggiore, l’adattamento è diverso. Da quel punto di vista qualcosa cambierà: farà magari una preparazione leggermente più lunga e sarà importante non spendere troppe energie nella prima settimana, per arrivare bene nella seconda, quando il livello sale e gli avversari crescono".
Poi lui ha dimostrato di uscire alla grande dai momenti negativi.
"In sette partite, un momento negativo può capitare. Storicamente negli Slam succede: mi vengono in mente tre esempi. La finale con Medvedev in Australia, da 0-2 ha recuperato; lo scorso anno a Wimbledon con Dimitrov era sotto 2-0, poi c’è stato anche un pizzico di fortuna; e sempre lo scorso anno, agli Australian Open, nei quarti con Rune, in una giornata molto calda, ne è uscito vincitore. Negli Slam le giornate negative ci sono, come anche in finale con Zverev, con i crampi, quindi sì, in sette partite un momento difficile può capitare".

Grande successo per il tennis su Sky, sentite un po' la responsabilità di portare sulle spalle in estate il peso dello sport azzurro dopo la mancata presenza dell'Italia nei Mondiali di calcio?
"No, pressione no. La pressione c’è un po’ in tutti i tornei, è chiaro che dobbiamo raccontare al meglio quello che succede, ma è anche bello. Stiamo vivendo un momento davvero straordinario: non dico impensabile, ma con così tante vittorie. E poi dietro Sinner ci sono tanti altri: a volte ci si dimentica di Musetti, medaglia di bronzo olimpica, Cobolli che sta facendo cose eccezionali, Sonego, Berrettini. Abbiamo tantissimi giocatori che ogni settimana ci regalano soddisfazioni. È un piacere raccontarli. È chiaro che Sinner sia la ciliegina sulla torta, però è bello raccontare tutto questo. Sicuramente c’è un pizzico di pressione, ma è una pressione positiva".
Stefano come ha visto questa nuova generazione di talenti emergenti, ovvero Jodar, Blockx e Fonseca?
"Probabilmente la partita più insidiosa per Sinner è stata quella contro Jodar: ha carattere è un giocatore che spinge. Se mantiene queste caratteristiche, può essere davvero uno importante e lo sarà, perché mentalmente mi sembra un ragazzo ben attento a tutti gli aspetti. È seguito bene e il fatto che ci sia un team snello è anche positivo. Anche Blockx è un talento incredibile: l’ho già visto, mentre ho visto meno Jodar. Fonseca invece lo conosciamo di più. Racconto solo questa cosa su Jodar: a inizio anno era a Brisbane e si allenava con Francesco Passaro. Io seguo Passaro e, parlando con il padre, mi diceva che lui veniva dall’università, perché aveva fatto l’ultimo anno negli Stati Uniti. Doveva decidere se passare al professionismo oppure continuare l’università. Insomma, in due o tre giorni, all’inizio di gennaio, doveva scegliere. Direi che ha deciso bene, alla fine".