L’Inter non rischia la revoca dello Scudetto per l’inchiesta su Rocchi e arbitri: vale l’articolo 8

L'Inter ha vinto con merito lo Scudetto 2025-2026 ma, a causa dell'inchiesta della Procura di Milano su presunte irregolarità nelle designazioni arbitrali, le domande ricorrenti sono due: il titolo conquistato battendo domenica sera il Parma può essere revocato? E perché viene ipotizzato questo rischio?
La risposta al primo quesito è no, l'elemento decisivo è normativo: l'articolo 8 del Codice di Giustizia Sportiva (sanzioni a carico delle società) prevede l'annullamento del titolo (comma 1, alla lettera l) quale sanzione direttamente collegata alla stagione in cui l'illecito sportivo comprovato è stato commesso (secondo il principio di afflittività effettiva menzionato alla lettera g). E poi c'è una considerazione importante che attiene alla sfera procedurale: i tempi tecnici di un eventuale deferimento e di sentenze che arriverebbero a Serie A finita. Di conseguenza, anche nell'ipotesi in cui le indagini accertassero irregolarità riferite alla scorsa stagione (2024-2025), il 21° trionfo tricolore nella storia nerazzurra non potrebbe essere cancellato perché basato su risultati sportivi e una classifica ormai "cristallizzata" di un campionato differente. In buona sostanza, per invalidare questo Scudetto servirebbero prove di un illecito commesso in questa stagione e che abbia influito direttamente sulla graduatoria attuale.
La seconda questione trae spunto dal filone di intercettazioni che avrebbero evidenziato conversazioni anomale tra esponenti del mondo dei fischietti italiani. Una in particolare, datata 2 aprile 2025, nella quale Gianluca Rocchi (designatore che si è auto-sospeso, s'è avvalso della facoltà di non rispondere) parla con Andrea Gervasoni (supervisore VAR che ha rimesso l'incarico, ascoltato dai magistrati) di direttori di gara "graditi e sgraditi all'Inter" facendo i nomi di Andrea Colombo e Daniele Doveri. Una tesi che ha portato i magistrati a prefigurare il reato di concorso in frode sportiva ma è ancora tutta da dimostrare. La frase pronunciata nel corso della conversazione ("loro quell'arbitro non lo vogliono più vedere") ha spinto gli investigatori a fare un altro passo in avanti: risalire alla fonte del diniego ma, almeno per il momento, solo a livello indiziario e senza alcuna certezza sull'identità delle persone che si presume siano coinvolte. Lo stesso Giorgio Schenone, l'addetto agli arbitri dell'Inter il cui nome è stato desunto dalle registrazioni ambientali e che è stato convocato come persona informata sui fatti, non risulta indagato. E, come lui, non c'è alcun coinvolgimento formale e diretto né di altri dirigenti interisti né della stessa società. "Non abbiamo nulla da temere", ha ammesso il presidente, Giuseppe Marotta, nella serata dei festeggiamenti scattati al Meazza.

Perché l'Inter non rischia la revoca dello Scudetto in base all'articolo 8 CGS
Tracciata la cornice del caso Rocchi e del quadro normativo, vediamo nel dettaglio perché non si può revocare lo Scudetto dell'Inter per fatti che risalirebbero alla stagione passata ma solo in quella in cui l'illecito commesso ha prodotto (o tentato di produrre) un vantaggio in classifica. È la norma stessa, tra gli altri provvedimenti "commisurati alla natura e alla gravità dei fatti commessi", a prevederlo in modo esplicito alla lettera g, che prende in esame l'ipotesi di penalizzazione di uno o più punti in classifica:
"se la penalizzazione sul punteggio è inefficace in termini di afflittività nella stagione sportiva in corso è fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente".
Questa regola complementare esplicita il principio di afflittività effettiva: la sanzione deve avere un impatto concreto sulla competizione; non deve essere simbolica o applicata a classifiche ormai chiuse. Altra esecuzione pratica: se il procedimento si conclude a stagione finita non si può modificare retroattivamente la classifica; la penalizzazione viene quindi applicata nel campionato successivo (2026-2027).

Quali sarebbero le conseguenze reali per l'Inter in caso di illecito accertato
Se venisse provato un illecito sportivo riferito alla stagione passata e commesso da tesserati legati all'Inter (per esempio, contatti illeciti con designatori e arbitri secondo il filone della Procura milanese), la Procura Federale potrebbe deferire il club nerazzurro. In questo caso andrebbe incontro a un ventaglio di provvedimenti indicati al comma 1 dell'articolo 8 CGS e che, a seconda della gravità dell'illecito comprovato, comporta due scenari.
Il primo, nel caso di responsabilità oggettiva e di illecito non sistemico: penalizzazione di più punti in classifica nella stagione 2026-2027 oltre a eventuali ammende o alte misure accessorie (esempio: un numero di gare da giocare a porte chiuse).
Il secondo, più severo per responsabilità diretta, vantaggio conseguito e altre aggravanti: retrocessione all'ultimo posto o esclusione dal campionato 2026-2027 (con retrocessione di categoria), più revoca del titolo della stagione passata.