video suggerito
video suggerito

Laura Pirovano: “Federica Brignone mi ha fatto vedere le lastre prima delle Olimpiadi. È stata eroica”

Laura Pirovano ha vinto la Coppa del Mondo di specialità in discesa libera in uno straordinario marzo 2026 dove finalmente ha conquistato il meritato successo tanto atteso e inseguito. E racconta la sua avventura in esclusiva a Fanpage.it, tra retroscena e il rapporto con Brignone e Goggia.
A cura di Alessio Pediglieri
0 CONDIVISIONI
Immagine

Immaginate una ragazzina di Spiazzo (Trentino) che a tre anni infila gli sci e inizia quella che sarà "una splendida avventura" sportiva. Quella stessa ragazza è Laura Pirovano: oggi ha 28 anni, indossa la tuta delle Fiamme Gialle e stringe tra le mani la Sfera di Cristallo della discesa libera, quarta azzurra della storia a riuscirci dopo Isolde Kostner, Sofia Goggia e Federica Brignone. Ma non è solo una coppa: si tratta della rivincita di una vita intera. Perché prima di quelle tre vittorie consecutive che hanno fatto tremare il pianeta dello sci, con la doppietta mozzafiato in Val di Fassa e il sigillo finale a Kvitfjell lo scorso maggio, c’è stata una lunga, lunghissima attesa.

Ventinove volte tra le prime dieci. Ventinove volte con il cuore che batteva a un centesimo dalla gloria… e poi il nulla. Sempre lì, a un passo dalla vittoria, ma mai sopra il podio. E in mezzo, gli infortuni, quelli che non si dimenticano: il crociato destro a Cortina nel 2018, il sinistro nel 2021. Ginocchia che cedono, stagioni cancellate. Poi, un mantra: "resilienza". La volontà, il desiderio, la determinazione di volercela fare a tutti i costi: oggi Laura Pirovano racconta a Fanpage la sua avventura sugli sci, dal "primo grande amore" dello slalom gigante all'ultima soddisfazione massima, la discesa. Passando dal SuperG.

La festa azzurra in Val di Fassa con Laura Pirovano portata in trionfo da tutta la squadra
La festa azzurra in Val di Fassa con Laura Pirovano portata in trionfo da tutta la squadra

Laura iniziamo dalla fine, dalla conquista della Coppa del Mondo di discesa: a distanza di settimane hai metabolizzato questa impresa?
Ni… quando ci penso mi sembra ancora incredibile, anche perché non abbiamo avuto molto tempo per fermarci tra allenamenti e appuntamenti vari, quindi faccio ancora un po' di fatica a crederci in realtà.

Però la Coppa non l'hai fatta cadere, vero?
No, no, è intatta, è qui, non è caduta.

E quando la vedi che cosa che emozioni provi?
Sinceramente sembra che sia successo ieri, sembra ancora a caldo… Devo proprio fermarmi e ragionare bene su quello che è stato, perché veramente a volte mi sembra ancora impossibile e quasi me ne dimentico a volte.

I conti con la sfortuna adesso sono a posto o ti senti ancora in debito di qualcosa?
Diciamo che posso ritenermi soddisfatta, le due vittorie in Val di Fassa mi hanno ripagato. Di solito non sono una che crede nella fortuna, però dopo tante volte che arrivi e perdi per dei centesimi che non sono stati dalla mia parte… questa volta ho pareggiato un po' i conti.

Qual è stato il momento, se c'è stato, in cui hai capito che in quel marzo poteva cambiare la tua carriera sportiva e anche personale?
Sinceramente? Non ci ho mai pensato a dire è vero. Anche dopo le Olimpiadi ricordo che mi si diceva "dai, i giochi ora sono sono tutti ancora aperti comunque per la classifica di specialità". Ma boh, io non ci pensavo proprio, rispondevo "Vabbè, sì, sì, certo, saranno aperti, ma magari per gli altri…" Nel senso che alla fine a quel maledetto podio che sembrava non voler arrivare mai, non avevo mai pensato perché era effettivamente troppo per una che sul podio ancora non c'era mai salita. Poi, per carità piazzamenti sempre buoni perché arrivare nelle prime dieci al mondo non è mai una cosa scontata o di cui potersi lamentare. Però, pensare proprio alla Coppa mi sembrava decisamente un passo un po' troppo lungo.

Laura Pirovano, Sofia Goggia e Dominik Paris: festa tutta italiana In Coppa del Mondo 2026
Laura Pirovano, Sofia Goggia e Dominik Paris: festa tutta italiana In Coppa del Mondo 2026

Ti ha cambiato la vita professionale e personale o sei rimasta sempre la solita Laura?
A livello personale, fortunatamente, non è cambiato assolutamente nulla, ma me ne sono accorta proprio già dal giorno dopo perché avevo anche sempre un po' fantasticato su questa cosa. Sempre lì a guardare le altre a vincere, le altre a ottenere dei buoni piazzamenti… Ho sempre provato a immaginare che cosa si potesse provare, come ci si potesse sentire dopo. E poi niente, mi sono svegliata il giorno dopo e mi sono resa conto che in realtà non cambia assolutamente nulla.

Ma ti senti caricata di maggior pressioni, responsabilità e aspettative adesso?
Non più di prima in realtà, perché comunque sapevo di essere sempre stata vista come una che poteva ottenere determinati risultati. Negli ultimi anni sono sempre stata un'atleta da cui ci si aspettava un qualcosa e si vedeva che i pezzi potevano finalmente quadrare, anche se in un modo o nell'altro non riuscivo mai a farli quadrare per raggiungere un qualcosa di veramente grande e importante. Quindi forse di pressioni ne avevo più prima di adesso.

Con la vittoria in Coppa del Mondo ti sei tolta anche un tabù, un freno mentale che anche inconsciamente potevi avere o no?
Ti dirò, la mia sciata è sempre stata la stessa, io non ho percepito veramente alcuna differenza, anche perché alla fine è sempre mancato soltanto un minimo particolare.

Hai detto che vedevi le altre vincere, ottenere risultati… come si vive un gruppo così performante con le Sofia Goggia e le Federica Brignone al suo interno?
Un supporto enorme e lo sostengo da sempre: se ho ottenuto dei risultati del genere è anche grazie al mio team. E poi a tutte le ragazze che ne fanno parte a partire da Elena, Marta, Nicole, perché siamo tutte ragazze veramente forti e riusciamo a spronarci a vicenda quotidianamente. Quindi aiuta a crescere perché quando ci si allena con gente sempre forte un giorno lo diventi anche tu. Ci tiriamo sempre a vicenda e così facendo rimaniamo sempre affamate, si è sempre alla ricerca di migliorare quel qualcosa che magari le altre hanno in più di te e tutto questo è un aiuto fondamentale.

Se dovessi e potessi rubare qualcosa a Federica e qualcosa a a Sofia, che caratteristiche vorresti prendere da loro?
Allora, da Federica sicuramente l'energia: lo dico sempre perché su sci, ma anche nella vita quotidiana lei riesce ad avere sempre un'energia che ogni tanto mi chiedo da dove riesce a tirarla fuori. A Sofia la resilienza perché di momenti brutti, di infortuni ne ha passati tanti anche lei ed è sempre riuscita a tornare ai massimi livelli, quindi chapeau a tutte e due.

Una giovanissima Laura Pirovano sulle nevi di Maribor nel 2017: un anno dopo avrebbe subito il primo dei due gravi infortuni in carriera
Una giovanissima Laura Pirovano sulle nevi di Maribor nel 2017: un anno dopo avrebbe subito il primo dei due gravi infortuni in carriera

A proposito di infortuni, tornando all'impresa di Federica [Brignone, ndr] alle Olimpiadi, sinceramente ci credevate?
Guarda, è stata incredibile, veramente. Penso che comunque in fondo ci speravano tutti, ma secondo me razionalmente non ci credeva nessuno, senza togliere qualcosa a Federica ovviamente. Quello che ha fatto ha dell'eroico nel vero senso della parola.

Ma in che condizioni si è presentata alle Olimpiadi?
Pessime. La sua gamba ho ben presente come fosse: mi aveva fatto vedere le lastre pochissimo prima delle competizioni olimpiche ed era conciata davvero male… Poi ha fatto una cosa veramente incredibile.

Anche tu Laura hai vissuto momenti difficili [gli infortuni tra il 2017 e il 2021 ai legamenti delle due ginocchia, ndr]: cosa spinge a riprendere gli scia ai piedi e ripartire come se nulla fosse?
Allora, l'approccio mentale conta tutto, ti dico la verità: perché il corpo prima o poi si aggiusta, la mente non è scontato che lo faccia. E non è neanche scontato, come hai detto, ripartire come se nulla fosse è successo, perché ad esempio io dopo il primo infortunio ho fatto molta fatica, ma molta fatica… Ero più giovane e mi dicevo "Ma sì, cosa ci vuole? Una volta che sto bene, poi torno a sciare e via", però inconsciamente la fiducia proprio non riusciva a tornarmi.

Come ne sei uscita al di là della rieducazione e del ritorno agli allenamenti e alle gare?
Facevo tanta fatica mentale ed è stato lì che ho deciso di di affidarmi anche a una psicologa per intraprendere un percorso che mi aiutasse anche sotto quel punto di vista. Dopo, il secondo infortunio, la batosta è stata più dura perché ho faticato ad accettarlo e coltivare i miei sogni. Ecco, è quello forse che ti fa andare avanti, ti fa dire "ci riprovo" perché non accetti di poter essere stata fermata da un nuovo infortunio e quindi trovi la forza dentro di te e pian piano rimetti insieme tutti i pezzi.

Laura Privano e il tricolore: è stata la 4a azzurra a vincere la Coppa di discesa dopo Kostner, Goggia e Brignone
Laura Privano e il tricolore: è stata la 4a azzurra a vincere la Coppa di discesa dopo Kostner, Goggia e Brignone

Tra le tre specialità, superG, discesa e slalom gigante in un ipotetico podio che specialità metteresti al primo posto?
Allora… domanda tosta: la discesa ad oggi, ma il gigante resterà sempre il mio primo amore perché mi sono affacciata al mondo dei grandi grazie a questa disciplina. La mia prima gara di Coppa l' ho fatta in gigante, la prima vittoria in Coppa Europa, la medaglia d'oro ai Mondiali Junior. Sì. Resterà sempre il mio primo amore e vorrei poter riprenderlo perché sento di volerci provare ancora e di poter dare qualcosa di più. Quantomeno ci vorrei provare perché a causa degli infortuni ho dovuto un po' mollarla perché partire con gli ultimi pettorali mi rendeva veramente impossibile poter raggiungere qualcosa di buono.

E il Super G?
In Super G mi piacerebbe anche lì riuscire a rimettere insieme al meglio i pezzi, per poter fare un po' meglio visto che sento di poterlo fare. Comunque, dai: le emozioni della discesa non puoi nemmeno descriverle né provarle nella vita facendo qualsiasi altra cosa. E' veramente indescrivibile quello che si può provare durante una discesa libera.

E la vostra sicurezza? A che punto è nello sci a questi livelli?
Secondo me durante le gare le piste sono sempre molto ben preparate, l'organizzazione di permette di gareggiare veramente in condizioni molto sicure. Il problema si presenta un po' di più durante gli allenamenti perché le piste non sono preparate magari come le gare, non ci sono così tante reti, così tanti teli di scorrimento. Quello è effettivamente un po' più difficile e meno sicuro. Poi anche il nostro equipaggiamento potrebbe fare dei passi in avanti. Alla fine viaggiamo a 130 chilometri orari su due assi… quindi una percentuale di rischio la dovremmo sempre accettare perché è quasi da definirlo uno sport estremo.

E alla piccola Laura che a 3 anni metteva gli sci ai piedi, oggi cosa ti senti di dire?
Le direi di tenersi pronta perché inizierà a percorrere un viaggio incredibile…

E alla Laura che si appresta a tornare in pista da campionessa del mondo?
Non sono mai stata un'amante del porsi un obiettivo specifico: mi piacerebbe poter dare continuità a questo percorso che finalmente è da un po' di tempo senza intoppi e che riesce a regalarmi grandi soddisfazioni. Poter ricominciare da dove ho lasciato.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views