Oggi Francesca Piccinini scrive un’altra pagina della sua pagina dei record.  Compie 42 anni e gioca ancora nella UYBA Volley di Busto Arsizio, insieme a compagne come la serba Katarina Bulović, nata il 15 febbraio 2002.

I motivi per cui è ancora lì nel torneo di volley più bello e competitivo del mondo sono due, uno dichiarato e un altro nascosto. Quello dichiarato è il desiderio di mettere in difficoltà Davide Mazzanti per Tokyo, che doveva essere 2020, ma è diventato 2021, anche se Francesca non ha battuto ciglio e ha continuato ancora un altro anno. Quello nascosto è il suo enorme divertimento nel fare quello che fa ogni weekend.

Francesca Piccinini ha vissuto e contribuito all’esplosione del volley femminile in Italia. Gioca in serie A da tempo ormai immemore, aveva solo 14 anni ed era il 1993, esordendo con la Carrarese contro l’Olimpia Ravenna. Il volley femminile era più un fenomeno televisivo per bambini e bambine, con il cartone “Mila e Shiro. Due cuori nella pallavolo” che furoreggiava, ma da un punto di vista atletico eravamo quasi all’anno zero nel settore femminile.

Entra presto anche in Nazionale e con altre atlete della sua generazione costruiscono la base per una Nazionale finalmente di alto livello. Non potremo mai dimenticare un sestetto base così composto: Maurizia Cacciatori in palleggio, Simona Gioli e Manuele Leggeri centrali, Elisa Togut opposto, Francesca Piccinini e Simona Rinieri schiacciatrici. Queste ragazze, insieme a Eleonora Lo Bianco, Paola Paggi e tante altre che sono poi venute con il tempo e con la crescita dell’intero movimento sono riuscite a raggiungere un bronzo negli Europei di casa nel 1999 e poi una sfilza di piazzamenti che mai avevamo visto. Anche gli ori non sono mancati e Piccinini vi ha contribuito con la sue grandi capacità di difesa e attacco: oro agli Europei nel 2009 in Polonia, oro nella Coppa del Mondo in Giappone nel 2007, oro nella Grand Champions Cup in Giappone nel 2007 e poi la vittoria più bella e più grande: campionesse del mondo in Germania nel 2002. Insieme al gruppo storico, nella squadra azzurra erano entrate anche Sara Anzanello e Paola Cardullo, guidate da Marco Bonitta.

Intanto la carriera di Francesca Piccinini continua anche con i club e fa un po’ girare la testa per quante squadre cambia. Nei primi anni passa per Reggio Emilia, Modena e Spezzano, poi vola in Brasile nel Paraná per giocare e arrivare seconda nella Superliga brasiliana. Nel 1999, dopo il bronzo europeo con la Nazionale, torna in Italia e va nella squadra migliore, componendo con compagne straordinarie un team capace di vincere davvero tanto.

Con Bergamo infatti riesce a vincere quattro scudetti, due coppe Italia, tre Supercoppe italiane, ma soprattutto cinque Champions League e una Coppa delle Coppe, che vanno a sottolineare come quella squadra fosse davvero la migliore al mondo. Gioca con atlete come Ljubov' Sokolova, Maja Poljak, Iryna Žukova, in una squadra a forte trazione slava che poi però diventa una sorta di piccola Nazionale italiana, quando iniziano a giocare Serena Ortolani, Lucia Bosetti, Eleonora Lo Bianco, Valentina Arrighetti e Antonella del Core. Lei però è sempre lì, capitana e orgogliosa di una grande squadra.

Nel 2012 lascia e torna a girare, Chieri Torino, Modena e poi Casalmaggiore, altra ottima squadra con cui vince un’altra Champions League. Nel 2016 va a Novara, ancora una volta al centro di una grande squadra, con cui vince la Champions League 2018-2019. Con lei giocano le ragazze della nuova generazione, Paola Egonu e Cristina Chirichella su tutte.

Oggi è ancora lì, nella sua Busto Arsizio a lottare su ogni pallone, come ha sempre fatto, ma adesso cerca di giocare, vincere ma anche insegnare tanto con l’esempio alle compagne più giovani.

A 42 anni magari i riflessi sono leggermente più appannati, ma se Mazzanti ha bisogno di una ricevitrice-schiacciatrice di fiducia, il nome di Francesca potrebbe anche tornare in lizza per un posto verso Tokyo.