Camilla Massa: “Le donne che fanno HYROX non sono a caccia di uomini. Può diventare un’ossessione ma è per tutti”
Nel 2023 ad HYROX Rimini c'erano 1000 partecipanti; alla stessa gara l'anno successivo erano in 5500. È in quel periodo che c'è stata la forte accelerazione di questa disciplina, nata in realtà ben prima: in Germania nel 2017. Poi la sua fama è andata oltre i confini nazionali, coinvolgendo anche l'Italia. Oggi HYROX è dappertutto (nelle palestre e sui social) e se dovesse spiegarne il motivo, Camilla Massa direbbe che è per via della democrazia di questa disciplina. Il format prevede una classifica aperta a tutti e le gare coinvolgono insieme atleti professionisti e amatoriali. Lei stessa quando ha iniziato, ha spiegato a Fanpage.it, non aveva mai fatto gare: era una donna con tre figli che si allenava saltuariamente in palestra. In HYROX ha trovato il suo riscatto e oggi è nona nel ranking mondiale, è nell'Elite. Il fatto di essere tra le migliori al mondo e di conoscere HYROX ormai da molti anni fa sì che abbia le idee chiare su questo mondo, dove la sana competizione può sfociare facilmente in ossessione.
Camilla come e quando ti sei avvicinata ad HYROX?
Era il 2021: ero in Texas, vivevo in America già da qualche anno. Avevo 30 anni e tre figli. Dopo un anno di allattamento mi sono resa conto di aver perso la voglia di andare in palestra. Avevo perso la motivazione: erano più le volte che saltavo che quelle che andavo. Ero alla ricerca di un nuovo obiettivo e fu quello che oggi è mio marito a dirmi di provare. Lui stava preparando una gara e ci sono andata anche io, senza nessuna preparazione particolare. Solo per divertirmi.
Quindi non avevi un background da atleta quando hai iniziato?
HYROX è uno sport per tutti: chiunque si può iscrivere, la mia storia lo dimostra. C'è chi finisce in un'ora, chi in due ore e mezza, ma gli esercizi sono accessibili a tutti a differenza magari del crossfit: lì se non hai un background particolare, non puoi fare certe cose. Io mi ero detta: proviamo e vediamo che succede.
È successo che sei diventata una delle più forti al mondo!
Io sono attualmente nona nel ranking mondiale e tra l'altro, adesso inizia la stagione con le Major, quindi le gare dei 15 migliori al mondo. La prima sarà tra due settimane e sarò l'unica italiana presente.

In Italia HYROX è diventato virale: si pratica nelle palestre, se ne parla sui social, i fitness influencer fanno video. Perché c'è stato questo boom secondo te?
È diventato virale perché è accessibile a tutti: è una gara in cui noi atleti professionisti gareggiamo nella stessa pista di tutti gli altri. La community che si crea in questo sport è fortissima, perché ovviamente si sta tutti nello stesso posto. Non c'è distanza col professionista, si è tutti sulla stessa barca.
Ma per te che sei nell'Elite qualcosa deve essere cambiato, a livello di impegno ma anche economico. Gareggiare a livelli così alti che significa?
La priorità che ha oggi nella mia vita è decisamente maggiore rispetto a 4-5 anni fa. Io mi dedico 3-4 ore al giorno all'allenamento, devo essere rigida con la dieta, quindi sì, per me è tutto un altro livello di disciplina, di dedizione rispetto a chi magari lo fa a livello amatoriale.
Percepisci dei guadagni?
Oggi per me è diventato un un lavoro, ho degli sponsor che mi supportano e quindi ho degli obblighi verso di loro. Poi nelle gare Elite, che sono quattro all'anno più i mondiali, si vincono soldi. I 15 migliori al mondo gareggiano in queste gare a parte, che saranno stavolta ad Amburgo, Londra, Bangkok e Las Vegas.

Parlavi di allenamento quotidiano e dieta: ma a livello mentale come ci si prepara?
Questa è un'ottima domanda, un aspetto che tanti tralasciano. Forse qui più che in altri sport è una parte fondamentale, perché devi esserci tanto con la testa. È una cosa che coltivi già durante gli allenamenti: devi prepararti a quello che può succedere. Oggi vedo sempre più coach pensare anche alla parte mentale e non solo a quella fisica. Ci sono tanti atleti che magari sono molto forti, molto veloci, però poi si sgretolano durante la gara, perché non riescono a concluderla. O ci sono quelli che mollano a metà.
Tu come ti poni nei confronti del mollare? Ricorderai certamente l'episodio dell'atleta australiana a Pechino, che ha continuato nonostante la palese emergenza intestinale. Dove sta il limite? Cioè: la performance ha la priorità sempre?
Questo dipende anche molto dall'età. Io oggi ho 37 anni, Joanna Wietrzyk ne ha 22 ed è nel giro solo da poco. Forse ha meno consapevolezza di sé, di cosa c'è intorno. Secondo me lei non ci ha pensato troppo in quel momento, ma non lo ha fatto in mala fede. È stato secondo me un errore di valutazione.
Infatti poi se ne è pentita. Tu che avresti fatto?
Sono sicura che lei se tornasse indietro non lo rifarebbe. Questo è poco ma sicuro. Devi sempre mantenere il contatto con la realtà, almeno questo è quello che faccio io. Può succedere di non stare bene, ma ti dico che probabilmente io oggi mi sarei fermata, perché ho una consapevolezza di me stessa e una maturazione diverse dalle sue. Quello che succede nella testa di un'atleta è incredibile a volte, sono dei viaggi mentali assurdi. Io essendo cresciuta con questo sport, essendo diventata un'atleta professionista proprio in questo sport, di schiaffi ne ho presi, ma mi sono serviti per crescere. Ho visto tanti atleti dover rinunciare alle gare. La paura è che se molli una volta poi è più facile mollare anche la seconda.

Ha fatto scalpore in questi giorni una frase di Federica Pellegrini. Durante uno degli allenamenti presso la sua accademia di nuoto ha detto che bisogna gareggiare anche con 40 di febbre. Tu come la vedi? C'è un limite per l'atleta, un punto in cui ci si ferma?
Sì, secondo me deve esserci prima di tutto il rispetto per il proprio corpo e per la propria salute. Prima di essere atleti siamo persone. Vedo tante ragazze in HYROX molto magre, molto attente al peso, però dobbiamo renderci conto che oltre a questa carriera c'è una persona. Io lo capisco più di tutti, perché a questo sport sto dedicando parte della mia vita: ci tengo. Però c'è un limite, dato dall'ascoltare il proprio corpo, dal conoscere il proprio corpo e soprattutto rispettarlo.
A proposito di donne: c'è un'altra frase finita nella bufera in questi giorni. È quella di Francesco Facchinetti: ha detto che gli uomini giocano a padel perché amano l'agonismo, mentre le donne lo fanno perché sono a caccia di uomini. Da atleta professionista donna che pensi del sessismo nello sport?
È assurdo che si dicano queste cose nel 2026, sia per lo sport agonistico che per lo sport amatoriale. Io posso parlare del mio sport e in HYROX ci sono tante donne cazzute di ogni età, anche over 50, che lo fanno di certo non per farsi notare. Alcune vengono da me e mi raccontano di aver ripreso a correre a 40 anni perché la mia storia le ha ispirate a fare sport. Non sono donne a caccia di uomini, ma donne che si preparano, che si mettono alla prova. In HYROX non ho visto sessismo, vedo tanta parità. Anzi, ho visto tanta vanità anche maschile ad alti livelli!

Ti hanno mai fatto vivere la maternità come impedimento?
Quando ho conosciuto HYROX, mi sono innamorata di un'atleta, Lauren Weeks: lei è fortissima, attualmente seconda a livello mondiale. A Las Vegas lei ha gareggiato incinta al settimo mese, con la pancia: è stato molto bello vederla, un bell'esempio. Io ho visto tante donne gareggiare incinte ed è bellissimo, perché fa proprio vedere che la gravidanza non è necessariamente un impedimento, non è una malattia.
Ma è un ambiente un po' tossico quello di HYROX? Il tuo collega Eugenio Bianchi ha detto che "per alcuni diventa una malattia"…
Non so se chiamarlo tossico: sicuramente può diventare un'ossessione per molti. Vedo tanti appassionati veri, quelli per cui HYROX è diventato parte della vita, ma non mi sembra negativo. Vedo tanta gente cadere nell'alcol, nel fumo, in abitudini dannose: se l'ossessione è allenarsi e mangiare bene, non è così malsano.