Kimi Antonelli e il Mondiale F1 ad Austin, lo psicologo Pazzona: “Fare come Federer è l’unica soluzione che ha”
Kimi Antonelli domenica ad Austin può diventare Campione del Mondo di F1 a 20 anni e continua a dire una frase che spiazza tutti: "È pazzesco e per questo non ci penserò". Sembra leggerezza, quasi incoscienza. È l'opposto. Nell'intervista a Fanpage.it lo psicologo dello sport Riccardo Pazzona spiega cosa succede davvero nella testa di un ragazzo che va a 300 all'ora con un titolo in palio, perché dire "voglio solo divertirmi" non è rimozione ma strategia, cosa vuol dire davvero abbracciare la pressione, e qual è la mentalità più solida per vincere. Un pilota teso, anche solo con la testa, non va veloce.
Pazzona, partiamo dal GP di Austin. Kimi Antonelli dice: È pazzesco e per questo non ci penserò. Il suo team suggerisce: Divertiamoci. È gestione o è rimozione?
"Ogni persona ha il suo modo di vivere le situazioni. In questo momento la pressione c'è, è inutile negarlo. La differenza non è tra chi vive e chi no. La differenza è nel rapporto che ci costruisci. Puoi interpretarla come una minaccia oppure puoi riconoscerla come un segnale, la porti in macchina e attivi strategie funzionali per scendere in pista e trovare i punti. La strategia che Kimi ha individuato sarà funzionale al suo modo di vivere questo tipo di situazioni".
Kimi ripete: Se faccio le cose per bene, il risultato arriva. Ma se ad Austin quel risultato non arriva, cosa succede quando salta proprio sul più bello il meccanismo che hai costruito?
"Il focus deve restare sul compito. Quando uno dice ‘se mi concentro e faccio bene ciò che devo fare ho più probabilità di riuscire', sta affermando una cosa giusta. La certezza non c'è mai. Ma è l'unica soluzione per arrivare a traguardi importanti. Rimanere focalizzati sul compito significa fare ciò che è sotto il nostro controllo, al meglio delle nostre possibilità. E se qualcosa non va, hai comunque elementi su cui ragionare in modo concreto. Se invece lasci spazio alle emozioni, sono loro che prendono il sopravvento. Impattano sulle decisioni, sulle scelte e poi sul risultato".

Un anno fa esprimeva emozioni diverse: La pressione mi ha distrutto. Aveva paura di deludere Toto Wolff, la scuderia che aveva puntato su di lui. Cosa racconta quella paura?
"Quello che accade spesso è che si evolve. Si dà un nuovo significato alle situazioni. Una situazione inizialmente dolorosa può essere rivista in chiave costruttiva e concepita come opportunità di apprendimento. Da lì fai un lavoro perché quelle situazioni che generano stress non diventino un problema, ma una risorsa. Per arrivare a giornate come quella che sta per arrivare per Kimi".
Ora dice di aver fatto un passo indietro per godersi il processo. Può permetterselo un pilota che deve fare l'ultimo passo verso il Mondiale?
"Assolutamente sì. A volte chi sta un passo indietro in realtà sta un passo avanti. Quando sei troppo dentro le situazioni, rischi di sporcarti di emozioni e aspettative che diventano disfunzionali. Fare un passo indietro può essere una strategia molto funzionale".
Antonelli ha imparato ad abbracciare la pressione. Cosa significa davvero?
"La pressione appartiene a tutti. È il modo in cui poi arriviamo che fa la differenza. Vederla come una criticità, è un problema nello sport ad alto livello. Ti impatta inevitabilmente sulla prestazione. Vederla come opportunità, come risorsa, ti permette di crescere, di avere quello sprint in più. Ci sono persone che sotto pressione performano meglio. È un aspetto su cui noi psicologi dello sport lavoriamo tantissimo. La pressione è un elemento presente, bisogna imparare a prenderla come compagna di squadra".
Altra frase che colpisce: Non devo dimostrare niente rispetto all'anno scorso. Lo dice un ragazzo di 20 anni, non Lewis Hamilton con 7 titoli. Non è un rischio?
"No, non è un rischio. È una strategia per alleggerirsi. Se penso ‘devo dimostrare qualcosa a qualcuno', il focus si sposta dal compito a qualcosa di esterno, che non è sotto il mio controllo. E questo influisce negativamente. È come se mi dicesse: mi sto portando in macchina qualcosa che la appesantisce e non è funzionale. Pensare di dover dimostrare qualcosa a qualcuno non ti fa andare più veloce. Ti mette un pensiero in testa che non ti fa guidare meglio".

Kimi cita sempre Federer: restare nel presente. Come applichi quel concetto quando vai a 300 all'ora e sai che il titolo dipende da una frazione di secondo?
"In Formula 1 il qui e ora è un battito di ciglia. Però, è l'unica soluzione che Kimi può adottare. Metaforicamente, se guardi cosa hai dietro e non cosa hai davanti, perdi terreno. Se commetti un errore, la gara continua. Se ti guardi indietro a pensare all'errore, rischi di sbandare, di andare fuori. La capacità di rimanere ancorati al qui e ora ti permette di guardare ciò che hai davanti e di non guardare nello specchietto retrovisore. Fa bene ad assorbire questo mantra da Federer".
Antonelli continua a dire: Non penso al titolo, penso a fare le cose per bene. È davvero più solida come mentalità?
"Psicologicamente sì, molto più solida la sua. Quella che non pensa al titolo, ma a come arrivarci. Se ti focalizzi sul titolo pensi solo al risultato finale, al futuro. E questo ti toglie dal qui e ora. Ti aumenta ansia, stress, tensioni, anche fisiche. E un pilota teso non rende al meglio".
Cosa gli direbbe prima di farlo entrare in macchina domenica?
"Resta focalizzato su ciò che devi fare, su ciò che sai fare. Non devi fare niente di differente rispetto a quello che hai già fatto. Sei nella tua monoposto, in una pista che conosci. Fai quello che sai".