Sterlacchini sulla Ducati: “Fa piacere che qualcuno si ispiri a noi. L’Aprilia? Non è ancora perfetta”
Dopo le quattro Aprilia ai primi quattro posti di Mandalika, a Phillip Island sono arrivate quattro RS-GP nelle prime cinque già nelle pre-qualifiche, su una pista diversa ma che ancora una volta ne esalta le qualità. Per Fabiano Sterlacchini non basta però per proclamare la moto di Noale nuovo riferimento della MotoGP. Il direttore tecnico Aprilia preferisce restare fedele al suo mantra: "Se pensi di essere forte, sei debole". Ma nell'intervista esclusiva a Fanpage.it racconta una RS-GP26 ormai capace di funzionare con quattro piloti diversi e rivela quanto del lavoro iniziato al suo arrivo sia stato realmente completato.
L'ingegner Sterlacchini quantifica in "sette su dieci" il passo avanti sul comportamento dell'anteriore, indica in frenata e ripartenza due delle differenze più evidenti rispetto alla moto dello scorso anno e spiega perché Trackhouse a Noale non venga più considerata semplicemente una squadra satellite. Poi c'è la Ducati: alla domanda sulla nuova soluzione aerodinamica posteriore comparsa sulla moto di Marc Marquez e vicina a concetti già esplorati da Aprilia, la risposta è netta: "È sintomo di un processo che sta funzionando. Fa piacere che qualcuno si ispiri a noi".

Dopo il poker di Mandalika, oggi quattro Aprilia nelle prime cinque a Phillip Island. La RS-GP non ha più bisogno della pista giusta per essere competitiva?
"Un po' sì, ma anche no. Phillip Island e Mandalika sono comunque due piste che esaltano alcune caratteristiche della nostra moto. Però è anche vero che fino a oggi non abbiamo mai avuto una pista dove abbiamo sofferto particolarmente. Possiamo dire che abbiamo bilanciato bene il progetto per funzionare un po' ovunque".
Cosa le permette di funzionare su circuiti diversi e con quattro piloti dagli stili differenti?
"Abbiamo cercato di risolvere una serie di comportamenti che non permettevano alla moto di esprimere tutto il suo potenziale sulle piste più stop-and-go rispetto a quelle più scorrevoli. Abbiamo lavorato sugli aspetti limitanti. Chiaramente non posso dire dove abbiamo lavorato".
Quanto conta avere anche Fernandez e Ogura così competitivi? I dati Trackhouse hanno ormai lo stesso peso di quelli del team ufficiale?
"Noi ci consideriamo un po' un plotone con tutti e quattro i piloti. Guardiamo i dati di tutti e cerchiamo di stimolarli a migliorarsi l'uno con l'altro. Più che un team satellite, spesso definiamo Trackhouse un nostro partner".
Cosa significa concretamente?
"Facciamo riunioni tecniche per gestire tutto il flusso delle informazioni nelle quali sono presenti anche loro tecnici, così come ci sono nostri tecnici che diamo a loro come supporto. C'è una commistione totale".
Quando è arrivato voleva rendere l'Aprilia meno aggressiva e più facile da portare al limite. Quale area ha prodotto il salto più grande?
"Come dico sempre, e non perché non voglia dirlo, non c'è una singola area. Abbiamo cercato di stabilizzare il comportamento della moto lavorando su più fronti: elettronica, erogazione della potenza, aerodinamica. Abbiamo lavorato su tutto cercando di raggiungere il nostro obiettivo".
A inizio stagione indicava ancora nell'anteriore al limite un'area da migliorare. Quel problema oggi è risolto?
"Se da zero a dieci considero dieci completamente risolto, secondo me siamo arrivati a sette".

C'è invece qualcosa della RS-GP che oggi continua a non piacerle?
"Non una cosa in particolare. Ci sono ancora aspetti sui quali dobbiamo continuare a lavorare e affinamenti di varia natura, soprattutto sui movimenti della moto. Abbiamo cercato di renderla il più stabile e gestibile possibile, ma non è ancora perfetta. Ci sono ancora margini di miglioramento".
Oggi sulla Ducati di Marquez è comparsa una soluzione aerodinamica posteriore che richiama concetti già esplorati da Aprilia. Vedere i rivali arrivare verso soluzioni simili alle vostre conferma che la strada scelta era quella giusta?
"Direi che è una conferma della qualità e della bontà del lavoro delle persone che abbiamo in azienda. Durante il nostro processo facciamo brainstorming, nascono delle idee e poi vengono sviluppate, simulate, progettate e testate in galleria del vento. Lo stesso avviene per altre aree, dal motore al banco ai componenti del veicolo".
Quindi vedere qualcosa di simile su un'altra moto fa piacere?
"È sintomo di un processo che sta funzionando. E fa piacere il fatto che qualcuno si ispiri a noi".
Aprilia guida il Mondiale Piloti con Martin e quello Costruttori. Quando da inseguitore diventi quello che viene inseguito, cambia il modo di sviluppare la moto?
"No, non particolarmente. Alla fine bisogna sempre cercare di fare il meglio bilanciando bene le risorse. Quest'anno per noi la sfida è anche più difficile perché c'è in atto la realizzazione del progetto 850cc, ma l'attuale situazione non cambia il modo in cui affrontiamo il lavoro. Bisogna cercare di fare il massimo in ogni momento".
A poche gare dalla fine introdurreste ancora una soluzione più performante ma non validata al cento per cento?
"Il nostro approccio non cambia. Se nasce un'idea, la simuliamo e viene fuori un bel risultato, possiamo valutare costi e benefici e assumerci il rischio".
Lei ha detto: "Se pensi di essere forte, sei debole". Oggi Aprilia guida due Mondiali. La RS-GP è diventata la moto di riferimento della MotoGP?
"La risposta non cambia. È proprio quel mantra che serve a non sentirsi appagati. Questo mondo è una rincorsa continua, non è mai abbastanza. Quando tu ti fermi, gli altri vanno avanti. Non devi mai sentirti arrivato, perché se ti senti arrivato poi ti fermi e vieni sorpassato. È molto semplice come concetto".
Rispetto alla moto dello scorso anno, cosa riesce a fare concretamente oggi un pilota che prima non riusciva a fare?
"Sicuramente riesce a portarla più facilmente al limite in diverse fasi. Guardando quello che abbiamo migliorato, direi soprattutto le frenate e le ripartenze".
Nel 2027 cambierà tutto. Se potesse portare una sola caratteristica della RS-GP26 sulla nuova 850cc, quale sceglierebbe?
"Sicuramente il suo comportamento su piste come Phillip Island o Mandalika: la capacità di essere molto performante nei curvoni e allo stesso tempo stabile. Con le gomme e la configurazione aerodinamica che avremo, questo DNA sarebbe una cosa molto bella da portarci dietro".