Fabiano Sterlacchini: “In Aprilia abbiamo il difetto di non crederci abbastanza. Manca ancora qualcosa”

Nel motorsport il tempo non scorre: precipita. Una scelta può valere una gara, una stagione, a volte un’intera carriera. Ma prima ancora della bandiera a scacchi, c’è un mondo invisibile fatto di pressione, metodo e istinto controllato. In questa intervista entriamo dentro quel mondo. Dall’ansia pre-gara alla costruzione di una mentalità vincente, fino allo sviluppo tecnico e alle sfide del futuro. Un confronto serrato con Fabiano Sterlacchini, Direttore Tecnico di Aprilia Racing in MotoGP. Un racconto che attraversa passato, presente e visione, con un filo conduttore chiaro: decidere, sempre, nel momento giusto. Il momento è di certo propizio: testa del Mondiale con Marco Bezzecchi e Jorge Martin, test a Jerez davanti a tutti, tre vittorie su quattro gare e un futuro che ha tutti gli ingredienti per essere radioso, raggiante, incredibile.
Partiamo da qui: la domenica di gara, sei ansioso, senti la pressione oppure quella è una questione che gestiscono i piloti e basta? Che rapporto hai con tutto questo?
I sentimenti non si governano, si gestiscono. Devi fare in modo che quello che provi non condizioni la tua capacità di ragionare su ciò che è giusto o sbagliato. Perché questo è un mondo di decisioni. Da una parte è qualcosa di estremamente stimolante, quasi come il sangue per un vampiro: l’adrenalina è una componente fondamentale. Dall’altra, con gli anni impari a conviverci. Ci fai il callo, capisci come gestirla.
Quando quella “fiamma” non c’è più, vuol dire che è finita la passione?
Sì, è vero. L’ho vissuto anche in prima persona. A un certo punto ho provato a staccarmi dal mondo delle corse, ma ti accorgi subito che ti manca qualcosa. È come una relazione: quando finisce, capisci davvero cosa rappresentasse. E allora torni indietro, perché quello è il tuo mondo.

Hai detto una cosa chiave: è uno sport fatto di decisioni. Quanto è importante il timing?
È fondamentale. Devi prendere decisioni in tempi brevissimi. Ti faccio un esempio concreto: durante una gara hai protocolli precisi per gestire la moto in base alle condizioni. Ma poi succede qualcosa – cambia il meteo, cambiano le sensazioni del pilota – e in meno di mezzo minuto devi cambiare tutto. Guardi i radar, ascolti il pilota, valuti. E decidi. Se sei abituato, lo fai. Se no, non funziona. E quindi diventa decisiva la capacità di lavorare sull'imprevisto, è una delle qualità più importanti.
E nel box c'è un lavoro fondamentale, ma spesso invisibile.
Spesso si parla solo del pilota, del risultato, della gara, ma il motorsport vive soprattutto dietro le quinte. Nel box c’è un sistema che lavora a velocità estrema: ingegneri, meccanici, tecnici. Durante una qualifica, una caduta può cambiare tutto: bisogna riportare la moto, sistemarla, prepararne un’altra identica. È lì che si costruisce la prestazione.
Torniamo indietro: il primo ricordo legato ai motori?
Difficile, ma ti racconto un turning point: avevo dodici anni prendo un autobus e vado nell’officina di uno zio che tra l'altro non avevo mai visto prima, ne avevo solo sentito parlare. Non avevamo un grande rapporto, ma sapeva chi fossi. Mi presento e gli dico: voglio imparare a smontare motori. È stato un bel percorso, una bella gavetta e poi, a quindici anni, chiudo completamente da solo il mio primo motore di un’auto.

E da lì parte tutto?
Sì. Rimango in officina mentre continuo a studiare. L’attività cresce, diventa più strutturata, nasce un team sportivo. Arriva il Superturismo negli anni ’90 e vinciamo anche due campionati italiani da outsider. È lì che prende forma davvero il mio percorso nel motorsport.
Oggi sei in un ruolo dirigenziale. Qual è il valore che hai portato in Aprilia Racing?
Ce ne sono diversi, ma uno più di tutti è quella che io chiamo la serena determinazione. Non bisogna scontrarsi, bisogna confrontarsi. Le decisioni vanno prese con lucidità, accettando anche il fatto che potresti non avere ragione. Devi ascoltare, decidere velocemente e poi verificare. Questo non significa avere il diritto di sbagliare: l’errore va limitato. Ma serve una cultura che ti permetta di decidere senza paura.
Se dovessi scegliere: titolo piloti o costruttori?
Assolutamente piloti, perché ha una risonanza maggiore. È quello che resta di più nell’immaginario. E poi il pilota trascina tutto: quando vince, porta con sé la moto, il marchio, il progetto. La moto migliore è quella guidata dal pilota migliore.

Da ragazzo chi ti faceva sognare?
Tra i piloti sicuramente Kevin Schwantz: spettacolare, istintivo, capace di accendere il pubblico. Ricordo ancora un suo sorpasso a Hockenheim nel 1991. Tra i tecnici, due riferimenti sono Adrian Newey e Ross Brawn: figure che hanno fatto la storia e che hanno influenzato il mio modo di vedere questo lavoro.
In una recente intervista, Massimo Rivola ha detto che vuole riportare Aprilia Racing negli anni ’90. Ai tempi di Rossi, Biaggi e Capirossi. Come si fa?
Bisogna continuare a spingere. Il problema è che lo sviluppo è “asintotico”: più ti avvicini al limite, più è difficile migliorare. Dall’inizio del 2025 abbiamo fatto un grande passo avanti, siamo a un buon livello. Ma manca ancora qualcosa. E quindi bisogna continuare a lavorare nella stessa direzione.
Il cambio di regolamento è un rischio o un’opportunità?
È una nuova sfida. Non conta tanto il cambiamento in sé, ma come ti organizzi per affrontarlo. Riparti da zero, fai scelte con simulazioni. Se le azzecchi è perfetto, altrimenti devi lavorarci. Conta il percorso, non da dove parti.

Quanto sarà importante l’intelligenza artificiale?
È qualcosa di dirompente. Forse è ancora presto per capirne fino in fondo l’impatto, ma diventerà centrale. Nel nostro lavoro ci sono tante attività che richiedono tempo. L’intelligenza artificiale aiuterà ad accelerare i processi. E nelle corse, fare le cose più velocemente significa avere un vantaggio.
Un punto di forza e uno di debolezza dell'azienda Aprilia Racing?
Il punto di forza è il capitale umano. Il punto di debolezza è che, a volte, non crediamo abbastanza nei nostri mezzi.
E della moto?
Abbiamo lavorato molto per renderla più versatile, efficace su più circuiti. Sui curvoni veloci siamo molto forti. Negli “stop and go” possiamo ancora migliorare, anche se il gap si è ridotto.
Un aggettivo per i tuoi piloti?
Marco Bezzecchi ha tantissimi pregi e qualità: direi “completo”. Anzi, quasi completo. Per Jorge Martín direi “esplosivo”.