La gomma MotoGP che nessun pilota voleva montare a Motegi ha spiazzato tutti: “Poteva fare tre gare”
Per due giorni a Motegi nessuno dei 22 piloti della MotoGP ha percorso un giro con una delle gomme posteriori portate da Michelin per il GP del Giappone. Non era una soluzione sconosciuta: la dura utilizzava la stessa carcassa rinforzata vista due settimane prima al Red Bull Ring, dove aveva lasciato parecchi dubbi.
Marc Marquez aveva collegato a quella costruzione parte delle difficoltà accusate dalla Ducati in Austria. Jack Miller aveva raccontato di soffrirla ogni volta che veniva utilizzata e nel finale del GP aveva perso diversi secondi al giro con il posteriore ormai in crisi. Bagnaia, invece, aveva escluso che la carcassa fosse la causa dei problemi Ducati e anche Michelin aveva respinto questa interpretazione. Il ricordo di Spielberg era comunque sufficiente. Quando a Motegi hanno chiesto a Miller della terza gomma, l'australiano l'ha liquidata: "Non è un'opzione".
Perché nessuno aveva provato la dura Michelin a Motegi
Michelin l'aveva portata come soluzione di sicurezza per il nuovo asfalto giapponese. La definizione "dura" può ingannare: la mescola era dello stesso tipo della soft, a cambiare era soprattutto la carcassa rinforzata, capace di sopportare meglio temperature e sollecitazioni elevate. Era una "gomma di riserva". E piloti e squadre l'hanno trattata come tale: nessuno l'ha montata venerdì o sabato.
Poi però è arrivata la Sprint. Sulle posteriori di Pecco Bagnaia e Jorge Martin sono comparsi danni importanti nella zona centrale e Michelin ha deciso di ritirare la soft per la gara lunga della domenica, raccomandando proprio la gomma ignorata fino a quel momento. Il problema era che nessuno l'aveva mai provata sul nuovo asfalto. Per questo il Warm-Up della domenica è stato allungato da 10 a 20 minuti.
La gomma scartata da tutti diventa la scelta di tutti
Sono bastati quei venti minuti per ribaltare il giudizio. La carcassa rinforzata offriva grip e stabilità e tutti e 22 i piloti hanno deciso di utilizzarla in gara.
Bagnaia dopo il GP ha ammesso l'errore: piloti e squadre avevano sbagliato a non provarla prima. Luca Marini è rimasto invece sorpreso dal comportamento della gomma e ha invitato Michelin a studiare i dati per capire perché una costruzione poco apprezzata in precedenza avesse funzionato così bene a Motegi.
La dimostrazione più evidente è arrivata però da Brad Binder. KTM aveva preparato la moto in maniera conservativa proprio per proteggere il centro della gomma, temendo un degrado simile a quello visto nella Sprint. Non ce n'era bisogno. "Credo che avremmo potuto fare tre distanze di gara con quella gomma", ha infatti raccontato il sudafricano.
Due settimane dopo i problemi e le polemiche dell'Austria, la carcassa che nessuno aveva voluto nemmeno provare nei primi due giorni a Motegi è diventata la scelta dell'intera griglia. E ha resistito molto più di quanto chiunque nel paddock avesse previsto.