Lewis Hamilton scatenato a Austin parla del futuro e dà un consiglio a Kimi Antonelli: “Rallenta”
Un Lewis Hamilton in grande forma alla vigilia del Gran Premio degli Stati Uniti, dove è di casa. Un fiume in piena il sette volte campione del mondo che ha regalato tanti spunti e ha mostrato perché è unico nel mondo dello sport. Chiacchiere a tutto tondo: elogi per Kimi Antonelli, il delfino che sta per diventare re a tutti gli effetti, un messaggio alla F1, perché la voglia di continuare almeno fino al 2030 c'è, e un messaggio al mondo perché ci sono una serie di paesi che vanno liberati, in primis la Palestina.
Il simpatico consiglio di Hamilton a Kimi Antonelli
Verrebbe davvero da dire, ma uno così dove lo trovi nel mondo dello sport? Divertente quando si è trovato a parlare con Antonelli. Alla domanda se gli darebbe un consiglio ha risposto, con un mega sorriso: "Rallenta". Poi lo ha incensato con parole davvero belle: "Sono molto fiero di lui, di come interagisce con i piloti, con i media". E soprattutto la frase più netta, che può parere ovvia ma non lo è: il titolo se lo merita: "Dovesse vincere sarei contento". Con annesso elogio al suo vecchio team, la Mercedes.
Singapore è già il passato, anche se ha spiegato il perché della sua strategia, che lo ha visto propendere per un'idea diversa da quella di Leclerc (una sosta contro due). Austin è il presente e il futuro a breve. Lewis vola basso. Le rivali sono tante e la vittoria non è così semplice da raggiungere, anche per uno come lui che a Austin ha festeggiato anche il titolo Mondiale numero sei (nel 2019).
Il ritorno dell'Africa in F1
Poi è arrivato il momento di parlare del futuro. Hamilton da anni chiede alla Formula 1 di correre in Africa, lo ha chiesto e in modo fattivo si è impegnato per questo, contattando anche personaggi importanti, oltre a Domenicali. Dal 2030 ci sarà una tappa in Ruanda. Ciò significa che anche in quella stagione dovrà essere in pista, l'obiettivo adesso c'è. Il sogno è vivo, ma le certezze non sono totali.
Hamilton parla anche della Palestina
Il sette volte campione del mondo vive il mondo, non solo quella Formula 1, non nega i problemi del Ruanda, c'è stato chi ha accusato quel Paese di sportwashing: "Andare lì non significa cancellare ciò che sta succedendo". E da lì il passo è stato breve per parlare di cose davvero importanti: "Spero che correndo lì molte persone si informeranno su quello che accade e che ha lasciato il colonialismo dell'occidente. Dobbiamo impegnarci per liberare il Congo, il Sudan, la Palestina e tutti i paesi che hanno bisogno di libertà".
Può essere senz'altro divisivo, perché non si nasconde, senz'altro non è banale, non è il classico sportivo. Ma tendenzialmente le conferenze stampa di Hamilton sono così, temi diversi, diversissimi, l'uno dall'altro. Gli elogi a Kimi Antonelli, il simpatico consiglio, la spiegazione dell'errore di Singapore, il basso profilo per Austin e poi temi seri, importanti, quelli dello sportwashing, le conseguenze del colonialismo e l'impegno per Paesi che vanno liberati. In una sola parola, Lewis è unico nel suo genere, un altro sportivo così non c'è.