Lisa Vittozzi: “Tra donne c’è più rivalità che tra uomini. A Milano Cortina mi dicevo: sta succedendo davvero?”
Lisa Vittozzi, regina del biathlon azzurro e protagonista assoluta delle ultime Olimpiadi in casa, ha scritto la storia azzurra con l'oro individuale e l'argento nella staffetta mista. Un trionfo arrivato dopo un anno intero di stop per i problemi alla schiena, tra pressioni enormi, tifo di casa e un percorso che l'ha portata a conoscere un’altra se stessa, fatta di fragilità e paure.
Nell'intervista rilasciata a Fanpage ripercorre anche quelle settimane intense: la fatica di arrivare all’appuntamento olimpico dopo l'infortunio, le notti insonni, il momento in cui, uscita in testa dall'ultimo poligono, ha iniziato a dirsi "cavolo, ce l’ho fatta davvero?", correndo gli ultimi chilometri euforica. Ma ha raccontato anche il lato più oscuro, quando a fine 2024, ferma e senza energie, è sprofondata in "un periodo molto buio, quasi depressivo" e ha pensato seriamente di mollare tutto. "Ma chi me lo fa fare? Se devo stare così male, non ne vale la pena", i pensieri nella testa.
Solo la scommessa olimpica e la scelta coraggiosa di un percorso diverso l'hanno riportata in pista e ora, con l'obiettivo raggiunto, vive di una nuova leggerezza: "Mi alleno divertendomi, senza la pressione degli ultimi anni", risposta perfetta per non fermarsi, guardando anche a Francia 2030, con una unica vera remora: "Fare una famiglia". E sui rapporti con Dorothea Wierer sottolinea rispetto professionale e come le differenze di carattere abbiano alzato l’asticella di tutta la squadra. Un ritratto di un'atleta che, dopo aver toccato il fondo e il cielo, ha imparato a godersi ogni vittoria e a restare presente nel momento.
Lisa, inizierei dalle ultime Olimpiadi per chiederti, a mente fredda: come le valuti nel loro complesso, al di là dell'ovvia felicità per il risultato finale? Tra pro e contro, sono state settimane intense, tra tifo di casa ed enormi aspettative.
Sì, ovviamente sono stata felicissima: ho avuto la fortuna di partecipare a un’Olimpiade in casa, che penso sia il sogno di tutti. Detto questo, quando le hanno assegnate all'Italia non pensavo sarebbe stato così stressante e faticoso arrivarci. A livello di pressioni e aspettative è stata davvero dura, soprattutto perché rientravo da un infortunio…
Un anno intero di stop per i noti problemi alla schiena, giusto?
Sì, esatto. In quel momento non sapevo cosa aspettarmi: dovevo capire se il fisico avrebbe retto e, contemporaneamente, preparare un’Olimpiade. Era davvero tanto da gestire.
Rivivendo il giorno dell'oro, hai raccontato che nell'ultimo chilometro ti tremava tutto e che ci sarebbe voluto tempo per realizzare l'impresa. Oggi l'hai metabolizzato quest'oro individuale, il primo di sempre per il biathlon azzurro?
Onestamente ci ho messo un po'. Forse non l'ho ancora realizzato del tutto: è una cosa talmente grande… Ci speravo, ma da lì a farlo davvero ce ne vuole di tempo. Durante l'estate ci sono state volte in cui mi dicevo: "Ma veramente? È successo davvero?". Per me è difficile da spiegare, perché in carriera ho spesso dato per scontati i risultati. Poi, dopo i momenti difficili, ho imparato a soffermarmi sulle cose e a godermi ogni singola vittoria senza pensare già alla gara successiva
È un cambio di mentalità importante.
Sì, negli ultimi anni ho dovuto imparare a farlo. Siamo talmente dentro a un vortice dove si pensa solo al prossimo obiettivo che spesso ci dimentichiamo di vivere il momento.
C'è stato un istante durante la gara in cui hai pensato "ce l'ho fatta" e hai dovuto sforzarti per restare concentrata, o non ci hai pensato per niente?
Durante la gara no, ero concentratissima. Però, dopo l'ultimo poligono, sono uscita in testa. Non avevo neanche visto cosa avesse fatto la mia avversaria, pensavo solo a spingere al massimo. Quando in pista mi hanno detto che avevo 40 secondi di vantaggio, lì ho iniziato a dirmi: "Cavolo, ce l'ho fatta!". Ho corso gli ultimi due chilometri col sorriso, dentro ed fuori: ero euforica.
In un'intervista hai sottolineato come il percorso verso le Olimpiadi ti abbia fatto scoprire un'altra Lisa, al di là dell'atleta: con le sue fragilità e le sue paure. Che insegnamento ti porti dentro da quelle settimane, al di là della medaglia?
Sono molto contenta di come ho affrontato quel periodo. Ci sono state notti in cui non dormivo molto, ma ho imparato a stare con i miei pensieri, anche quando erano negativi, e a gestire le emozioni. Adesso mi conosco bene e so come "uscire dalla mia testa", come rilassarmi e godermi il momento a prescindere dal risultato. Sono arrivata a quell'Olimpiade felice di esserci, consapevole di aver fatto tutto il possibile per arrivarci al meglio. Qualsiasi risultato fosse arrivato, sarei stata soddisfatta. Certo, uno punta sempre a vincere, ma ero davvero serena. Quando sai di aver dato il massimo, devi solo divertirti. Il mio obiettivo era quello, mi sono divertita ed è stata una grandissima soddisfazione.
Oltre all'oro individuale, è arrivato anche l'argento nella staffetta mista. Che emozioni ti ha regalato quella gara con la squadra?
Quella gara non mi ha fatto dormire per cinque giorni! Quando mi hanno comunicato che avrei fatto l'ultima frazione mi sono detta: "Adesso tutta la responsabilità è su di me". Avevamo una squadra forte e le aspettative erano altissime: da fuori ci davano già per medagliati. Ed è ancora più difficile quando tutti puntano su di te, perché non vuoi deludere nessuno.
L'ansia si è fatta sentire?
Quella mattina ero agitatissima, è stata la gara peggiore a livello di stress e di ansia! Però abbiamo fatto tutti una gara eccezionale e ci meritavamo quella medaglia, anche per il percorso fatto negli anni passati. Non è stato facile gestirla, era la prima volta che sentivo una pressione così forte in staffetta, di solito la vivo come un gioco. Ma quella tensione si è trasformata in carica positiva e mi ha fatto fare una prestazione impeccabile.
Senza entrare nel merito di dinamiche personali già note tra te e Dorothea Wierer, guardiamo al lavoro di squadra. C'è un aneddoto o un momento che racconta come due atlete con caratteri così diversi siano riuscite comunque a far fare alla squadra questo salto di qualità?
Abbiamo due caratteri completamente diversi e non si può andare d'accordo con tutti. Tra di noi c'è sempre stato un grandissimo rispetto professionale. Forse proprio le nostre divergenze ci hanno spinto ad alzare l'asticella e a cercare di migliorarci a vicenda.
Funziona così anche con il resto del gruppo?
In tanti anni di squadra ho visto passare molte ragazze: con alcune ho legato di più, con altre meno. Ma al di là di questo, come squadra siamo sempre riuscite a tirare fuori la grinta necessaria per fare il risultato. Il biathlon resta uno sport individuale, inutile girarci intorno, e tra le donne c'è molta più rivalità che tra gli uomini.
In che senso?
Nel senso che noi donne tendenzialmente vogliamo essere sempre le prime! C'è più competizione, ma è una sana competizione che fa alzare tantissimo il livello generale.
Durante quel lungo anno di stop per il problema alla schiena tra il 2024 e il 2025, hai mai pensato davvero di mollare tutto e ritirarti?
Sì. A fine 2024, quando mi sono dovuta fermare a novembre-dicembre, oltre al dolore fisico ero finita in un periodo molto buio, quasi depressivo. Non avevo più energie fisiche e mentali per pensare con lucidità. Però, in quel buco nero, ho avuto il barlume di dire: "Ok, fermo qui la mia stagione". È stata una scelta mia, non me l'ha imposto nessuno. Ho detto basta perché avevo perso la voglia di fare sport: ero arrivata a un "troppo pieno".
E lì cosa ti sei detta?
Mi sono chiesta: "Ma chi me lo fa fare? Se devo stare così male, non ne vale la pena". La cosa che mi ha fatto andare avanti è stata proprio la scommessa delle Olimpiadi, anche se era difficilissima. Mi sono circondata di persone che mi hanno aiutato, ho iniziato ad allenarmi da sola, facendo riabilitazione e un percorso del tutto differente.
Scelta non convenzionale.
Sì, e sono stata anche criticata o non vista di buon occhio, perché quando ti allontani dalla solita routine a qualcuno può dare fastidio. Ma ho tirato dritto per la mia strada, facendo ciò che era meglio per me. Alla fine i fatti mi hanno dato ragione. Però sì, a dicembre ci ho pensato parecchio se continuare o lasciar perdere.
Ora che l'obiettivo olimpico è stato raggiunto ed è alle spalle, cosa ti motiva ogni giorno a rimetterti gli sci e tornare al poligono?
Subito dopo le Olimpiadi ho avuto una decina di giorni in cui non sapevo cosa fare della mia vita. Mi passavano per la testa mille domande: "Avrò ancora degli obiettivi? Avrò la voglia di continuare?". L'Olimpiade era l'ultima casella che mi mancava da spuntare. Ero quasi spaventata, perché io ho tantissima passione e senza un traguardo non troverei la forza di alzarmi la mattina.
Poi cos'è cambiato?
Mi sono detta: "Finiamo la stagione e poi si vedrà". Il finale di stagione è andato benissimo e mi sono divertita tantissimo, proprio perché non avevo più nessuna pressione. Mi sono goduta l'ultimo mese così tanto che alla fine mi sono chiesta: "Ma perché dovrei mollare? Mi piace ancora allenarmi, mi sto divertendo e la salute c'è". Quindi ora vivo giorno per giorno.
E come sta andando la preparazione per la nuova stagione?
Molto bene. Abbiamo cambiato l'allenatore per la parte atletica e cambiare fa sempre bene: porta aria fresca e nuovi stimoli. Adesso il mio unico vero obiettivo è divertirmi. Ovviamente voglio ancora vincere e fare bene, ma la pressione degli ultimi anni mi ha già messo abbastanza alla prova. Ora voglio solo godermi quello che viene.
Sganciata da ogni peso, ti chiedo… un pensiero a Francia 2030?
(ride) Se avessi cinque anni in meno ci penserei! Ne ho già 31…
Quindi lo escludi?
Onestamente, l'unica cosa che mi frena nel pensare a quelle Olimpiadi è che sogno di fare una famiglia. Non è che nel 2030 sarei "vecchia", ma più vai avanti più la cosa si complica. Questa è l'unica vera remora. Se non avessi questo desiderio andrei tranquillamente fino al 2030. Valuterò anno per anno le mie priorità e i miei bisogni. Non escludo niente, ma non è una decisione da prendere quest'anno: ci sono altre priorità nella vita di tutti i giorni.
Un'ultima domanda, Lisa. Che messaggio manderesti alla Lisa bambina, quella giovanissima con tutti i suoi sogni nel cassetto?
Le direi di credere sempre in se stessa, di provarci sempre e di non arrendersi mai. Che alla fine i risultati arrivano… e infatti sono arrivati.
Complimenti davvero, Lisa.
Grazie mille!