Il Covid pensava di aver fatto un brutto scherzo ad Aldo Montano. Non tanto quello di aggredirlo, ma soprattutto quello di farlo riflettere sulla sua età. E quando uno sciabolatore riflette troppo, si sa, va sempre a finire male. Invece Aldo Montano, che oggi compie 42 anni, anche questa volta ha agito come deve fare uno sciabolatore vero, andando all’attacco con l’istinto di chi deve anticipare anche solo di un attimo il pensiero di un avversario e a Tokyo, anche se sarà 2021, vuole ancora esserci.

Se vogliamo tenere dentro una cristalliera tutti i metalli preziosi che la famiglia Montano ci ha portato, tralasciando i cugini che hanno vinto tanto anche loro, rischiamo di doverne comprare due. Se consideriamo solo Olimpiadi e Mondiali, il nonno Aldo ha vinto 2 argenti olimpici, 5 ori e 1 argento mondiale, il padre, Mario Aldo, ha vinto 1 oro e 2 argenti olimpici, 2 ori, 1 argento e 4 bronzi mondiali. Il nipote, Aldo, ha 1 oro, 1 argento e 2 bronzi olimpici e 2 ori, 6 argenti e 4 bronzi mondiali.

Una fetta dello sport italiano appartiene a questa straordinaria famiglia di atleti, capaci non solo di motivare le generazioni successive all’arte della sciabola, ma anche di tramandarne le caratteristiche, i trucchi, le scelte, la dimensione emotiva. La sciabola per i Montano è anche un modo di vivere. In realtà per la carriera di Aldo Montano la bella favola degli insegnamenti del padre e del nonno si ingarbuglia. Il maestro che ha dato una svolta alla sua storia è l’avversario numero uno del padre, l’allora sovietico Viktor Sidjak, che ha fine anni ’90 ha allenato il giovanissimo Aldo presso il mitologico “Circolo Scherma Fides” di Livorno. Il ragazzo riesce a prendere il meglio dal padre e dal suo grande rivale, ora amico, diventando una forza della natura.

Il periodo più fulgido che riguarda Aldo va dal 2004 al 2012, anni in cui diventa campione olimpico e mondiale nella gara individuale, ma allo stesso tempo è anche un personaggio mediatico, a cui piace gettarsi in avanti anche nelle scelte personali, che diventano in un attimo pane per un pubblico molto più vasto di quello che segue la scherma. Ogni passo di Aldo Montano in quegli anni era seguito da una frase: “Vedrai che adesso si rovina”.

E invece Aldo è passato per fidanzamenti con starlette, reality show, interviste e copertine patinate, senza mai dimenticare di essere uno sciabolatore, e aggiungerei di essere un Montano, con tutto il peso della storia familiare da dover sempre esaltare ogni volta. Aldo è riuscito ad essere entrambe le cose, con una capacità di concentrazione clamorosa, che nasce dall’amore sconfinato per il suo sport.

La gara più importante della carriera non può non essere la vittoria di Atene 2004 contro l’ungherese Zsolt Nemcsik, in vantaggio sia per 11-9 che per 13-12, poi battuto 15-14 all’ultima stoccata. Come non ha mollato per la sua vittoria più grande, anche oggi, a 42 anni, Aldo Montano non vuole mollare il suo ennesimo traguardo, esserci a Tokyo e, perché no, dare filo da torcere a tutti. Perché un Montano resta sempre un Montano.