
Se c'è un meccanismo che trova puntualmente nella televisione la sua casa, quello è la nostalgia. Il ritorno al passato, la rievocazione. La nuova stagione de I Cesaroni è solo l'ennesimo esperimento di questo tipo, che prova a pescare dai primi anni Duemila per solleticare le corde emotive degli adolescenti di allora.
Il ritorno ha avuto un impatto enorme, almeno per la prima puntata, che ha raccolto i frutti di un'operazione nata mesi fa e preceduta da un clima alimentato da tante componenti contrastanti: l'effervescenza per il ritorno, il lutto per la morte di Antonello Fassari, l'incertezza per l'assenza di molte colonne delle prime stagioni, da Alessandra Mastronardi a Max Tortora, passando per Micol Olivieri ed Elena Sofia Ricci.
Spoiler: la serie sta in piedi anche senza i volti storici e possono. svilupparsi nuove trame che non è certo possano inaugurare un nuovo corso, ma sicuramente sembrano poter bastare a questa stagione. Eppure, dopo l'entusiasmo c'è stato il traumatico ritorno con i piedi per terra della seconda puntata, oltre 5 punti di share persi rispetto al debutto e un umore schiacciato da questo dato numero. Dall'esplosione di gioia al tonfo, dal trionfo al ridimensionamento. Come sempre le reazioni contano di più della sostanza. La nostalgia dopa la percezione, il contenuto passa totalmente in secondo piano, poca l'attenzione per le nuove traiettorie narrative, si ragiona per lo più per schemi: o è andato alla grande o è stato una delusione. La legge dell'ascolto vuole gli eccessi, altrimenti non funziona.
In fondo è così che funziona la stessa nostalgia, che si avvinghia a te e che butti via al primo momento utile. Rievocare è una parentesi, non può essere una condizione permanente. Nei ricordi ci inciampi, ma non puoi restarci dentro impantanato. L'operazione de I Cesaroni risponde alla sua funzione sociale, attivare il clic di una reminiscenza che assale e immobilizza, prima di rendersi conto che, pur volendo, non potremmo più essere ciò che eravamo quando qualcosa ci ha appassionato.