Fabrizio Corona su Netflix pagato con 793mila euro di fondi pubblici: il tax credit del MiC dietro “Io sono notizia”

La docuserie di Fabrizio Corona su Netflix, Io sono notizia, disponibile sulla piattaforma dal 9 gennaio, è stata finanziata con 793.629 euro di tax credit erogati dal Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. A rivelarlo è il quotidiano La Verità, che ha ricostruito i dettagli economici dell'operazione.
I cinque episodi che ripercorrono la parabola dell'uomo più chiacchierato del momento sono costati in tutto circa 2,5 milioni di euro. Di questi, quasi 800.000 euro sono arrivati dalle casse pubbliche sotto forma di credito d'imposta per la produzione cinematografica e audiovisiva.
I numeri dietro la produzione
La docuserie è stata prodotta da Bloom media house, società a responsabilità limitata guidata da Marco Chiappa, Alessandro Casati e Francesca Cimolai. Secondo quanto riportato da La Verità, quindi l'investimento totale ammonta a 2.493.762 euro, di cui il 31,8% coperto dal tax credit ministeriale.
Come è noto, questo è progetto che arriva con un timing molto particolare per Fabrizio Corona. Arriva, infatti a quasi un mese di distanza dalla prima puntata di Falsissimo sul caso Signorini che ha prodotto due indagini, una per revenge porn nei confronti proprio dell'imprenditore e un'altra per violenza sessuale e estorsione ai danni del conduttore.
Come funziona il tax credit del Ministero della Cultura
Il credito d'imposta per la produzione audiovisiva è uno strumento previsto dalla normativa italiana per sostenere l'industria cinematografica e televisiva nazionale. Il meccanismo, gestito dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC, prevede che le società di produzione possano recuperare una percentuale delle spese sostenute per opere considerate di interesse culturale.
Per accedere ai fondi, le produzioni devono rispettare specifici requisiti tecnici e culturali, valutati attraverso un sistema a punteggio che considera elementi come la presenza di maestranze italiane, location nazionali, contenuti legati alla cultura e alla storia italiana. Il credito d'imposta può coprire fino al 40% dei costi di produzione per opere cinematografiche e fino al 30% per produzioni televisive e web, con massimali variabili a seconda della tipologia di progetto.
Le società richiedenti devono presentare domanda prima dell'inizio delle riprese, dimostrando la sostenibilità economica del progetto e il rispetto dei parametri culturali previsti dalla normativa. Il contributo viene erogato dopo la verifica delle spese effettivamente sostenute e la valutazione dell'opera finita da parte di una commissione tecnica.
Ovviamente, questo sistema è stato più volte al centro del dibattito pubblico. Si è parlato tanto dei criteri di assegnazione e della reale efficacia di questi fondi a promuovere produzioni di qualità culturale. Nel caso specifico della docuserie su Corona, i fondi pubblici hanno sostenuto un'opera destinata a una piattaforma internazionale privata come Netflix: è giusto sollevare un interrogativo sull'utilizzo delle risorse dello Stato per progetti che finiscono su circuiti commerciali chiusi dietro abbonamento.