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Belve 2026

Sal Da Vinci: “Snobismo sulle mie canzoni. A Sanremo ho vinto ma l’anno prima fui scartato”

Sal Da Vinci ospite a Belve si racconta senza particolari guizzi. “Democristiano”, lo ha definito Francesca Fagnani che si è ritrovata costretta a scomodare l’argomento “10 Comandamenti” per provare a coglierlo in fallo.
A cura di Stefania Rocco
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Sal Da Vinci è stato ospite di Belve, nella puntata andata in onda martedì 28 aprile, condotta da Francesca Fagnani. “Un democristiano”, lo ha definito la giornalista. E in effetti la chiacchierata è stata quasi priva di guizzi particolari, al punto che l’intervistatrice è stata costretta a ricorrere al trucco dei “10 comandamenti” per cercare di cogliere in fallo il suo ospite. Poche le concessioni del cantante, vincitore di Sanremo 2026. Qualcosa è arrivato in difesa della sua musica e delle fasi altalenanti vissute nel corso della sua lunga carriera. “C’è un po’ di snobismo sulla musica popolare perché bisogna fare i fighi. C’era gente che si vergognava di seguire Nino D’Angelo e poi piangeva nascosto in bagno ascoltando le sue canzoni. A Sanremo ci sono cantanti che hanno un lessico forbito e testi impegnati. Ma io gli piaccio tanto. Mi amano perché ho un’educazione di altri tempi. Chi non mi sopporta? È un problema suo”, ha dichiarato il cantante, per poi raccontare come il successo di Rossetto e caffè abbia portato a una svolta nel suo percorso artistico, “Con Rossetto e caffè è iniziata la mia seconda vita musicale ma nel 2025 una mia canzone fu scartata a Sanremo. Non era Per sempre sì, avevo presentato un’altra canzone. Col senno di poi, mi va bene essere stato scartato”.

La rivalità inesistente con Gigi D’Alessio

Da Vinci, che a breve si esibirà all’Eurovision Song Contest, non ha negato di trovare fastidiosa l’etichetta abbinata alla parola “neomelodico”: “È una parola che significa buona melodia. E se è nuova, ben venga. Quello che non mi piace è ghettizzare un tipo di musica. Mi discriminano perché pensano che chi viene da Napoli faccia musica che non è colta, di peso. Quella alta. Io faccio musica. Poi come vogliono definire questa musica non mi interessa”.

Ha negato inoltre la rivalità con Gigi D’Alessio e quella del padre con Mario Merola: “Quando dicono che mio padre fu oscurato da Mario Merola sbagliano. Non è mai stato all’ombra di Mario. Erano amici e tra loro c’era una rivalità onesta. Quando io ho iniziato a cantare, Gigi D’Alessio non cantava. Faceva l’arrangiatore e arrangiava le mie canzoni. Non mi sono mai sentito all’ombra di Gigi. Ho sempre fatto la mia strada. Lui è stato anche il mio produttore”.

La replica ad Aldo Cazzullo

In questa direzione va anche la risposta ad Aldo Cazzullo, che aveva criticato la sua vittoria a Sanremo: “Esiste un repertorio musicale della camorra, quello di chi vive nella legalità? Il dottor Cazzullo non è un critico musicale, è un bravissimo giornalista che rispetto tantissimo. Non ho voluto replicare e ho chiesto ai miei fan di non farlo perché le polemiche passano e la musica resta. Qui non si giudica la canzone, si entra in quel tipo di critica che sfocia nella mancanza di rispetto. Credo che Cazzullo canticchi la mia canzone sotto la doccia”.

Poco lo spazio dedicato all’amore: da oltre 40 anni, Sal è sposato con Paola Pugliese, la sua compagna di vita. Le lacrime sono arrivate sul ricordo del padre: “Lo sentii poco prima di morire. Voleva che tornassi a casa ma non ho fatto in tempo. Mi piacerebbe ringraziarlo per avermi dato l’opportunità di fare questo mestiere”. Un mestiere che gli ha impedito di studiare ma del quale non si è mai pentito: “Mi sono diplomato a 40 anni ma è andata bene così”.

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