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Gabriel Garko: “Una donna voleva il mio seme in una boccetta, il fanatismo mi fa paura”

Gabriel Garko si racconta a Francesca Fagnani a Belve, passando in rassegna tutti i temi della sua carriera, dall’omosessualità taciuta per anni al suo ruolo di attore: “C’è stato snobismo nei miei confronti, non ho problemi a dirlo”.
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A cura di Andrea Parrella
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Gabriel Garko si racconta a Belve, il programma di interviste di Francesca Fagnani in onda su Rai2. L'attore, personaggio iconico degli ultimi vent'anni di spettacolo in Italia, ha toccato i punti più curiosi della sua vita e carriera, andando a fondo su questioni di rado approfondite pubblicamente. A cominciare dal nome, che di recente è diventato Gabriel Garko anche all'anagrafe: "Garko è sicuramente più orecchiable di Dario Oliviero, ma l'ho scelto per proteggere la mia famiglia, inizialmente. Poi mi è piaciuto e l'ho scelto".

Tra i fattori che hanno condizionato in positivo la sua carriera, certamente la bellezza: "Più bello o più bravo? La bellezza è stata sfruttata tanto per i film che ho fatto, ne sono consapevole, però ce l'ho messa tutta ad essere anche bravo". A determinare l'andamento della sua carriera sono hanno concorso diversi fattori: "Tenacia, voglia di andare avanti, forza di dire no, che mi ha tenuto in piedi. Le carriere si basano soprattutto su questo. Ho detto no a trasmissioni, reality, film". Il fattore estetico gli ha spesso impedito di essere se stesso nel rapporto con gli altri: "Sono un timido fondamentalmente, quindi vivere la sfrontatezza non mi fa sempre piacere. Il ruolo del cacciatore mi piace e spesso non mi è stato possibile".

Il fanatismo degli ammiratori

Garko ha quindi raccontato divertito il modo in cui il successo ha influito sul comportamento dei suoi fan, ai limiti con fanatismo: "È la cosa che davvero mi spaventa tra gli effetti del successo". E aggiunge: "Una donna russa per molto tempo mi ha inseguito, voleva la boccetta del mio seme, mi scrisse una lettera dettagliata in cui mi diceva che siccome aveva capito non avrebbe avuto un rapporto sessuale con me, si accontentava di quello. Me la ritrovavo fuori casa, al tempo avevo un maneggio e la trovai anche lì".

Quindi l'aspetto del suo lavoro: "Mi è andata bene con le fiction, perché dura da 30 anni. Quello che mi viene peggio? Sono molto ironico nella vita, sul set non riesco a farlo e forse dovrei studiare molto per questo. Non ho mai fatto una scuola di recitazione, quando lavorai con Zeffirelli mi disse che non amava troppo gli attori accademici. Io credo di aver imparato strada facendo". E sulla recitazione ha aggiunto: "Le scene più ridicole sono quelle di sesso, le più scomode e difficili. Le più intense che abbia girato erano quelle con Tinto Brass. Una volta un'attrice recitava simulando un rapporto orale, lei mi girava intorno e qualcosa successe. Al che Tinto fermò tutto, chiedendo lo spruzzino di acqua fredda. Mi trovai in imbarazzo enorme".

Sull'opinione pubblica, Garko ha un'idea chiara: "C'è stato snobismo nei miei confronti, non ho problemi a dirlo. Sono dell'opinione che quando la critica va male per il pubblico va bene e viceversa. Quindi preferisco il pubblico".

Il coming out e l'omosessualità nascosta

Quindi il tema omosessualità, con il coming out di alcui anni fa al GF Vip: "Inizialmente l'ho fatto e basta, credevo avrebbe influito, ma in realtà ho scoperto un pubblico che mi ha appoggiato moltissimo e sul lavoro non ha pesato. Farlo prima stato diverso, secondo me il coming out non andrebbe proprio fatto, ma in questo senso l'ho fatto quando me la sentivo. Erano altri anni, per fare un lavoro si era costretti a nascondere alcune cose". Il riferimento è alla vicenda Ares e a come la casa di produzione di Tarallo costringesse attrici e attori, lui compreso a una grande omertà: "Era un sistema, si diventava un po' tutti omertosi, non conoscevo altri sistemi e quindi vivevo in base a quei sistemi. È venuto fuori tutto al GF Vip, io di mio non avrei raccontato nulla perché ne ero uscito definitivamente". Sulle ragioni dell'omosessualità taciuta:

C'era una dose di inconsapevolezza molto forte, è difficile spiegare oggi come si viveva a fine anni Ottanta e inizio Novanta in questo lavoro, con regole che esistevano e non ho inventato io. Ci sono tanti colleghi che hanno fatto anche molto peggio di me, anche calciatori. Per fare un lavoro bisognava fare così: Rupert Everett insegna.

E su quegli anni difficili ha aggiunto: "Questo lavoro ti leva un po' la libertà di essere chi vuoi e vivere come preferisci. Probabilmente mi è stato tolto molto negli anni della mia maturazione come persona. Non potevo permettermi di non continuare, ci sono stati molti momenti difficili, sono andato da un'analista che mi ha detto: "Non si capisce come tu abbia fatto a non drogarti o suicidarti". Una volta ci ho pensato a farla finita, ho avuto dei pensieri così, però diciamo che non avrei mai il coraggio di farlo, anche nel momento peggiore vorrei sapere come va a finire".

La chirurgia estetica

Sulle foto da ospite da Giletti, in cui appariva visibilmente gonfio in volto: "Erano ritoccate, io lì non stavo bene ed ero leggermente più gonfio. Avevo avuto problemi di tiroide, reazioni allergiche, ma decisi di andare davvero in televisione. Dopodiché chi è che non ricorre a qualche punturina? Non ci trovo niente di male".

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