video suggerito
video suggerito

Carlo Lucarelli: “Non sono in tv perché non mi hanno più chiamato. Il ritorno di Coliandro? Le storie sono scritte”

Carlo Lucarelli è stato uno degli ospiti di Non è la TV, il podcast live di Fanpage incentrato sul mondo della televisione. Il crime, oggi, è ovunque ed è proprio di questo tema che parla lo scrittore di gialli, paventando anche un ritorno in tv, compreso quello di un personaggio amatissimo come l’Ispettore Coliandro.
A cura di Ilaria Costabile
0 CONDIVISIONI
Immagine

Ospite della puntata di Non è la Tv, il podcast di approfondimento di Fanpage incentrato sul mondo della televisione è stato lo scrittore, nonché amatissimo volto del piccolo schermo, Carlo Lucarelli. Tra i temi affrontati nell'appuntamento live con Andrea Parrella, Gennaro Marco Duello e Grazia Sambruna, c'è stato il mutamento del mondo crime, il cui racconto si è ormai allargato ad ogni piattaforma, rischiando anche di perdere quel valore sociale che, secondo Lucarelli, dovrebbe essere alla base di ogni racconto di questo genere.

Cosa attrae il pubblico del crime

"È giusto definirci spettatori della cronaca nera?" questa è la domanda con cui Andrea Parrella apre il dibattito sul ruolo odierno del crime, al limite tra l'intrattenimento e l'informazione, la risposta di Lucarelli è è puntuale: "È calzante, certo. Gli spettatori sono tutti quelli che guardano qualcosa, di fatto siamo lì a guardare è calzante, non possiamo fare altro che stare lì a guardare". Entrando più a fondo nella tematica e parlando dell'eventualità che tra crime e gossip possa esserci una connessione meno lontana di quanto si possa immaginare, lo scrittore argomenta:

Non è affatto un'assurdità. Ci sono delle differenze naturalmente, io sono un collezionista di vecchissime raccolte di giornali, erano settimanali che uscivano con prime pagine terribili, morti ammazzati, messi lì, in maniera quasi pornografica. Sono spartiti quando sono arrivati  i giornali di gossip. Con il racconto giallo, però, noi abbiamo raccontato cose che hanno toccato la pancia delle persone. Quello che Fabio De Luigi ha sintetizzato benissimo nella mia imitazione con "Paura eh?". Abbiamo interessato la gente con cose che effettivamente succedono, che fanno paura.

Fabio De Luigi nell’imitazione di Carlo Lucarelli
Fabio De Luigi nell’imitazione di Carlo Lucarelli

Il racconto, a tratti ossessivo, dei casi di cronaca è al centro di trasmissioni televisive, di talk, podcast, libri, social non c'è modalità di divulgazione che non sia toccata dalla cronaca nera, ma a questo proposito Lucarelli ha un'idea ben precisa.

Le cose si possono fare bene, oppure si possono fare male. Molti le fanno male. Se io dico le ragazze quante coltellate prendono e la risposta è perché il sangue tira, la risposta è sbagliata. Ma se diciamo quante coltellate e dove, lo facciamo per capire la dinamica dell'omicidio, allora così ha un senso.

Ogni racconto, poi, deve avere una cadenza tale da permettere a chi lo sta ascoltando, leggendo o guardando, di non perdere l'attenzione e di poter restare lì per trovare risposte: "Noi scrittori di gialli abbiamo educato il pubblico con questo ritmo, con la suspense. Ma la realtà non è così, ha bisogno di tempo e in televisione non possiamo dire "ehi, fermi tutti, ci vediamo tra un anno e mezzo. È molto bello raccontare gialli, ed è molto bello leggerli, ma sono due cose diverse". Eppure c'è stato un momento in cui nella narrativa i gialli erano considerati quasi prodotti di serie b: "Sì, è vero, poi si sono resi conto che non raccontavamo cose banali, ma abbiamo iniziato a raccontare romanzi sociali". 

L'addio alla tv non cercato ma subìto

Da Mistero in Blu a Blu Notte, arrivando a Lucarelli racconta, tanti sono stati i programmi televisivi che hanno visto protagonista Carlo Lucarelli, fino a quando il suo spazio su Rai3 è stato occupato da altro. Ma non per sua scelta, come spiega lo scrittore rispondendo a una domanda di Duello sul suo addio al piccolo schermo:

Ho cominciato con i cosiddetti casi di cronaca, poi siamo passati ad altri argomenti con respiro storico e politico più ampio. Poi è successo che non mi hanno chiamato più. Non è che mi hanno detto "grazie basta, sei diventato vecchio", semplicemente non mi ha più chiamato nessuno. Mi capita di ripensarci, mi piacerebbe ritornare, ci sono tante storie da raccontare a nostro modo, che per me è il migliore. Io racconto i casi con il metodo con cui scrivo i romanzi. Questa è la funzione del giallo, di far riflettere, che non è solo chi ha ammazzato chi, ma è la funzione sociale e politica del romanzo giallo. Queste cose funzionano perché ci fanno paura, la paura è importante e tu puoi fare due cose, vai a vedere quella cosa che ti fa paura o ti chiudi, che non sempre è la reazione sbagliata.

Ma, ad oggi, dove la fruizione dei contenuti è alla portata di tutti, esiste una distinzione netta tra i destinatari delle storie crime? Sono storie da adulti, ci si chiede e Lucarelli risponde: "Se parliamo della nostra infanzia, delle cose per bambini, a me raccontavano le storie prima di andare a letto o a scuola, c'è sempre stata questa cosa. Il problema è capire cosa si racconta, quando portavo le mie bambine a letto, a un certo punto mi fermavano perché dicevano che avevano fatto "quella voce", che usavo anche in tv. Quel tono lo puoi applicare ad argomenti giusti, con persone giuste e con un obiettivo". 

Il ritorno dell'Ispettore Coliandro

Lucarelli ammette di pensare spesso all'idea di tornare in tv, di sentire anche la mancanza del programma da lui condotto, ma aggiunge: "Mi manca molto quel programma, ma se penso a tutta la fatica che c'era dietro, dico no vabbè grazie. Ci mettevamo un mese a fare la puntata, dovevo avere un sacco di materiali, poi scrivere tutto. Solo il primo anno è stato meno faticoso, sono venuti a girare a casa mia". E a proposito di televisione, non si può toccare una questione che sta a cuore a molti appassionati, ovvero il ritorno in tv dell'Ispettore Coliandro, interpretato da Giampaolo Morelli:

Io parto sempre da un presupposto. Montalbano ha i suoi fan e io potrei essere uno di quelli, Schiavone hai suoi fan e potrei essere uno di quelli. Perfino Don Matteo ha i suoi fan e potrei essere tra loro. Coliandro ha degli Ultras, non dei fan, me lo chiedono in continuazione se tornerà. Io e lo sceneggiatore abbiamo già tutte le storie scritte. C'è bisogno che Morelli e i Manetti si mettano d'accordo e io sono pronto.

In merito alla paura che, da sempre, fanno i ritorni di grandi titoli in tv, Lucarelli appare sereno: "Coliandro è sempre Coliandro è una maschera immutabile. Poi ci sono storie, gli attori sono ancora abbastanza giovani, non abbiamo smesso poi così tanto tempo fa. Non è una cosa che mi preoccuperebbe". 

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views