Claudio Bisio porta il caso Minetti da Mattarella: “Mi hanno detto parole da non dire, ma LA GRAZIA devo citarla”

Claudio Bisio conduttore alla presentazione David di Donatello in Quirinale. Appena ha preso parola, il caso Nicole Minetti è finito davanti al Presidente Sergio Mattarella: “Io faccio tante gaffe e quindi mi hanno consigliato parole da non dire. Anche se c’è n’è una che non posso non dire perché ha ricevuto 14 candidature e sto parlando del film ‘La GRAZIA’ di Paolo Sorrentino”.
A cura di Eleonora D'Amore
0 CONDIVISIONI
Immagine

Claudio Bisio ha ereditato da Geppi Cucciari il palco di presentazione David di Donatello in Quirinale e non è stato da meno. Appena ha preso parola, spazio al caso Nicole Minetti davanti al Presidente Sergio Mattarella: "Io faccio tante gaffe e quindi mi hanno consigliato argomenti da non affrontare e parole da non dire. Anche se c'è n'è una che non posso non dire perché ha ricevuto 14 candidature e sto parlando del film ‘La GRAZIA' di Paolo Sorrentino".

Non contento, Bisio si è rivolto direttamente a Sorrentino, seduto nelle prime file: "L'ho dirò sottovoce questo titolo, non voglio mettere in difficoltà nessuno. C'è qualcuno che suggerisce che quell'indagine giornalistica l'hai fatta tu per far parlare del tuo film, ma so che non è vero". Un momento esilarante, che ha potuto dare più di uno spunto per il futuro al noto regista partenopeo e, ai presenti, svariati motivi per riderne.

Ulteriore motivo dato quando ha ricordato a Sergio Mattarella le scene girate nel Palazzo per il film ‘Benvenuto Presidente‘, prima dell'elezione dell'attuale Capo dello Stato: "Spero di aver lasciato tutto in ordine", gli ha detto divertito, prima di lasciargli il palco. "Ricordo il suo film, era tutto in ordine", lo ha rassicurato il Presidente della Repubblica, "C'era il cerimoniale un po' disorientato ma non se ne preoccupi". Da qui, Bisio: "Perché andavo in giro anche con i rollerblade e sgommavo sui pavimenti", ricevendo la risposta brillante del Capo dello Stato: "La realtà talvolta supera la fantasia, anche quella del cinema".

Sergio Mattarella in Quirinale per i David
Sergio Mattarella in Quirinale per i David

David 2026 all'insegna di tensioni e riflessioni, Bisio: "Vengo in pace"

Tante risate ma con la consapevolezza che in una giornata come quella di ieri ci sarebbe stato davvero poco da ridere. La crisi, i tagli, le manifestazioni dell'associazione #siamoaititolidicoda, la lettera delle associazioni di settore letta da Piera Detassis davanti a Mattarella: niente avrebbe potuto portare a immaginare una cerimonia di apertura all'insegna della festa. Ma Bisio, ancora una volta, ha preferito il registro comico: "C'è chi si aspetta da me discorsi seri e severi sulla legge del cinema, i criteri con cui vengono attribuiti i contributi selettivi. Io non affronterò questi temi, sono venuto qui in pace" e ancora, rivolgendosi al Ministro Giuli con un suggerimento ironico: "lasciamo perdere i tagli lineari, le commissioni ministeriali, l'identità italiana" per procedere invece con "una legge semplice, risolutiva, per rendere i nostri film bellissimi, facciamo che debbano durare 10 minuti in meno".

L'argomentazione è stata inattaccabile: "Quando si finisce di montare un film, prima che esca nelle sale, ci sono delle proiezioni per i produttori e i distributori. Alla fine, c'è sempre ansia e silenzio assordante. Ma prima e poi c'è sempre qualcuno che dice ‘certo che con 10 minuti in meno sarebbe stato perfetto. Facciamo allora una legge su questo così nessuno potrà più dire ‘se durasse 10 minuti di meno‘".

Impossibile infine non dedicare uno sguardo alle sale e alla migrazione sulle piattaforme. L'attore e regista milanese, con all'attivo decine di film, ha ben chiara la distinzione e si è detto ancora un cineasta attaccato alla poltrona del cinema di sala, quello che può valorizzare la sacralità dell'esperienza e l'emozione collettiva: "Il cinema è per tutti noi lavoro ma anche passione, ci piace farlo ma anche vederlo in sala, non sulle piattaforme. I nostri film vanno visti là… e sulle piattaforme magari quelli degli altri".

Il discorso di Giuli e le richieste del settore

"I governi si alternano, il cinema resta", hanno intanto ricordato le associazioni di settore nella lettera aperta inviata a Mattarella, letta dalla presidente della Fondazione Accademia del Cinema Italiano, Piera Detassis. Il ministro della Cultura Giuli pare abbia voluto raccogliere queste parole e porre nuovamente l'attenzione sulle polemiche legate all'attribuzione dei fondi, facendo ammenda per casi rimasti inevasi come il film Tutto il male del mondo dedicato a Regeni: "Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l'inaccettabile caduta sul docufilm ‘Tutto il male del mondo' dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, in parte già mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l'opacità o l'imperizia. Mai più!".

Il Ministro dopo la cerimonia: "giornata felice" e "clima di concordia"

Riceviamo e pubblichiamo il commento del Ministro Giuli a seguito della giornata in Quirinale dedicata alla presentazione dei film candidati ai David di Donatello 2026: “Ieri è stata una giornata doppiamente felice per il cinema italiano. La cerimonia di presentazione dei premi David di Donatello si è svolta al Quirinale in un clima di concordia, e in serata è arrivata la graditissima e meritatissima sorpresa di sapere che il documentario ‘Vittorio De Sica – La Vita in scena’ sarà proiettato in anteprima a Cannes nella sezione ‘Cannes Classics’. Un risultato di prima grandezza che restituisce al cinema italiano la centralità e la dignità che merita. Nel caso specifico, il docufilm sul maestro Vittorio De Sica – regia e produzione Francesco Zippel e Federica Paniccia, ai quali rivolgo i complimenti miei personali e del Ministero della Cultura – ci conferma nell’idea che i giovani talenti sanno farsi largo”.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica – il testo integrale

In occasione della cerimonia di presentazione dei candidati ai Premi David di Donatello 2026, le associazioni di categoria hanno fatto arrivare questa lettera, letta in alcune parti della Presidente Detassis, che Fanpage.it è in grado di mostrarvi integralmente.

Il cinema è un linguaggio universale, una lingua comune che, nel caso italiano, ha contribuito a diffondere nel mondo la nostra identità, la nostra cultura, il nostro immaginario. Oggi, nell’epoca della distribuzione globale, dello streaming e dell’intelligenza artificiale, il suo ruolo è ancora più prezioso. Noi che ogni anno partecipiamo a questa straordinaria festa dei David di Donatello, abbiamo una responsabilità importante. Quella di ricordare a tutti che i professionisti e le professioniste in questa sala sono solo la parte più visibile di una realtà articolata. Migliaia di sceneggiatori, sceneggiatrici, registe, registi, compositori, compositrici, adattatori, adattatrici, attori, attrici, artisti dell’animazione e degli effetti speciali, tecnici, maestranze, esercenti cinematografici, operatori e organizzatori di manifestazioni cinematografiche. Lavoratori e lavoratrici autonomi e discontinui che ancora oggi combattono per vedersi riconosciuti diritti che dovrebbero essere di tutti: disoccupazione, congedo parentale, malattia, pensione. Professionisti e professioniste senza tutele, senza contratti aggiornati, senza certezze. Come senza certezze si trovano ad operare i nostri produttori e produttrici, confrontandosi con l’instabilità delle risorse, e normative sempre in evoluzione.

I governi si alternano, il cinema resta.

Ha un respiro più lungo, una memoria più profonda.

Per le istituzioni, il cinema è uno dei tanti ambiti di intervento; per noi è la nostra vita, il nostro lavoro, la nostra ragione di esistere. Ma cinema, animazione e documentario sono soprattutto un bene comune della Nazione, fatto di opere che contribuiscono in maniera essenziale alla costruzione del nostro immaginario collettivo, rispondendo ad un altro diritto fondamentale: quello degli spettatori a fruire di una narrazione del Paese, e del mondo, tanto più realistica quanto più plurale, diversificata, e libera. Per questo chiediamo ancora una volta, e con una voce sola, che il confronto con le istituzioni sia reale, aperto e costruttivo. Un confronto che eviti che ogni segnale di allarme si trasformi in uno scontro ideologico, e si concentri sul trovare insieme al più presto regole condivise per garantire la stabilità e l’equilibrio dei sostegni pubblici al settore, e soprattutto la dignità di tutti i lavoratori e lavoratrici che ne fanno parte. Un settore più equo, più ascoltato, più sostenuto, che abbia al centro l'aspetto creativo e non solo quello finanziario. Perché il cinema non sia solo industria, non sia solo intrattenimento, ma sia memoria, identità, futuro.A nome di tutto il Cinema italiano rivolgiamo questo appello a lei, Signor Presidente, che non ha mai mancato di sottolineare la centralità della Cultura nello sviluppo civile e democratico del Paese, e alla Politica per ricordare che prendersi cura di questo settore significa prendersi cura del Paese. Perché non c’è Italia senza Cinema. 

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views