Roberto Pedicini: “Ai David per una volta non hanno vinto gli stessi. Mi sono divertito con Flavio Insinna”

È tornato a casa alle 4:30 di notte, ha preso un aereo e si è presentato in collegamento da Pescara per Non è la TV, la live Youtube di Fanpage. Roberto Pedicini non si risparmia mai, e d'altronde è difficile farlo quando sei la voce che da anni accompagna la notte più importante del cinema italiano. Doppiatore di Kevin Spacey, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Jim Carrey. Una carriera da enciclopedia, come dice lui stesso, anche se giura di non ricordare quasi nulla di quello che ha fatto. Voce narrante dei David di Donatello dal 2018, quest'anno Pedicini si è mostrato anche in una veste diversa: spalla improvvisata, voce fuori campo vera e propria, di Flavio Insinna, in un paio di momenti fuori programma che hanno contribuito a salvare il ritmo della serata.
Nel corso della live, condotta da Andrea Parrella con Grazia Sambruna e Gennaro Marco Duello, Pedicini racconta tutto: la cerimonia al Teatro 23 di Cinecittà, i vincitori che nessuno si aspettava, le facce in platea, il dibattito sul doppiaggio e gli influencer, e quella che per lui resta la filosofia fondamentale del suo mestiere: sparire dietro i personaggi.
Sulla vittoria a sorpresa de Le città di pianura
Sulla vittoria a sorpresa de "Le città di pianura", Pedicini dice di essere stato genuinamente felice. Per la prima volta da quando fa la voce della cerimonia, racconta, non hanno vinto gli stessi. "Hanno vinto persone fuori dal meccanismo un po' ripetitivo, insomma per una volta non hanno vinto gli stessi e ci sta". Il film veneto ha sbancato contro titoli e nomi molto più blasonati. Quanto alla serata in sé, Pedicini non ha dubbi: dal vivo è stato un grande show. Il Teatro 23 di Cinecittà, i nuovi Studios, un audio e una qualità che definisce stupendi. "Sentir cantare Arisa dal vivo lì a due passi è un'emozione potente, ce l'avevi proprio nella pancia". Le critiche, anche feroci, arrivate il giorno dopo, dice, vanno lette anche alla luce di una tensione più profonda: quella tra il mondo del cinema e della televisione, due universi che continuano a parlarsi poco e male. "La cosa che piace meno di questo cinema è lo snobismo che io percepisco nell'aria. È quel "tu non capisci un cazzo", è uno snobismo intellettuale che la televisione non ha".
Il momento con Flavio Insinna
Sul fuori programma con Flavio Insinna, quando il conduttore non riusciva a leggere dai fogli e lui è intervenuto come spalla: "Mi hanno già detto: ‘Mi raccomando l'anno prossimo, sei stato bravissimo, hai salvato quella situazione quando Flavio non vedeva, non aveva gli occhiali." E sulla scelta di Insinna: "Io mi sono divertito. Il conduttore si mette sempre dalla parte di chi magari non lo sa, fa delle domande non perché le sappia lui o le voglia sapere lui, ma per cercare di mettere il pubblico a parte di qualcosa".
Dietro le critiche alla cerimonia, Pedicini legge qualcosa di più politico. Ricorda i tagli agli stanziamenti per il cinema, lo sciopero in corso, i messaggi dal palco: "Pro Gaza, pro lavoro, pro arte, pro bellezza. Ritorniamo a produrre, a rappresentare storie di verità." E aggiunge: "Mi sembra evidente che tutto quello che dicevano andasse anche contro il governo".
Gli influencer nel doppiaggio: "Una cazzata. Ma capisco perché li chiamano"
Il tema che agita da mesi la categoria — gli influencer e i talent dei social chiamati a doppiare personaggi nei film — Pedicini lo affronta senza ipocrisie. "Per me è una cazzata chiamare un influencer. Ma siccome il cinema stacca dei biglietti — se quell'influencer ha 2 milioni di follower, quello farà andare a vedere il film più ragazzini di quanto lo farei io." Non può fare polemica contro la produzione o il marketing, dice: è una questione di mercato. Ma è chiaro da che parte sta: "Faccio il doppiatore da 44 anni. Se dovessi pensare solo ai cazzi miei direi: non devono essere chiamati. Ho studiato anni, lavoro da anni. Perché viene chiamato uno perché ha fatto il Grande Fratello? Non è giusto. Ma sarebbe un atteggiamento inutile."
"Il più grande complimento? ‘Non ti avevo riconosciuto'"
A chiudere il cerchio, la filosofia di una carriera. Pedicini è convinto che il doppiaggio stia diventando una professione di cui si parla troppo e nella quale si è troppo visti. I video con l'attore sopra e il doppiatore sotto — format diventato virale sui social — non li ha mai fatti e non li farà. "Si interrompe la magia" e ricorda "I doppiatori della Disney avevano per contratto il divieto di farsi vedere: avrebbero spezzato i sogni dei bambini." E ancora: "Il doppiatore deve lavorare per sottrazione, non per ego. Deve entrare in quel corpo, in quelle vene, in quegli occhi. Il doppiaggio deve essere un'illusione." E il più grande complimento che qualcuno possa fargli? "Cazzo, ma l'hai doppiato tu? Non ti avevo riconosciuto."