Maccio Capatonda: “Il pubblico ha scelto il nome d’arte, ma Maccio sono io. Herbert? Funziona ovunque, siamo diversi”

Maccio Capatonda ha avuto un ruolo cruciale sulle nostre risate. Ha acceso una luce su spazi in cui non credevamo di poterci divertire, che da quel momento non abbiamo più guardato allo stesso modo. Il comico è il protagonista della seconda puntata di Telespettatroci, il format di interviste di Fanpage che racconta le icone del mondo dello spettacolo, personaggi che, nolenti o volenti, hanno lasciato un segno e Maccio Capatonda è certamente tra questi. Dagli inizi con la Gialappa's al ruolo di primo Youtuber inconsapevole, la prima volta che ha capito di avere creato un genere, passando per il rapporto con Herbert Ballerina, Maccio Capatonda (Marcello Macchia, ma per lui è la stessa cosa) ci offre una sua visione della comicità, di come si sia evoluta da quando lui ha iniziato a praticarla e di cosa rappresenti oggi.
A Telespettatroci raccontiamo gli idoli da un altro punto di vista. Ti riconosci in questa condizione?
Non so se mi sento un idolo, probabilmente un creator, nel senso che credo di avere creato qualcosa, una poetica, uno stile forse. Ci ho messo un po' di tempo a riconoscermi perché poi sono anche gli spettatori che ti riconoscono.
Sapresti dire, per grandi linee, perché fai questo lavoro?
L'esigenza espressiva di dire qualcosa di mio, ma anche un po quella di essere riconosciuto, in primis dai miei genitori, poi dalla società, poi dai miei amici. Secondo me la spinta a fare il comico, ma in generale l'artista, viene anche dalla necessità di giustificare la propria esistenza nel mondo. La notorietà in qualche modo mi fa capire che esisto in quanto riconosciuto dagli altri, quindi ora posso posso pure morire.
Genitori, persone, amici. Ti hanno riconosciuto tutti nello stesso momento?
Sicuramente in modo disallineato. Quando ho iniziato a fare le prime cose con la Gialappa's i miei genitori non capivano dove fosse l'elemento comico. Il pubblico lo ha capito molto prima. Gli amici anche da subito, perché con i miei amici ho iniziato proprio a fare le cose da piccolo.
Ti consideri il primo Youtuber inconsapevole d'Italia?
Probabilmente sì. Molti mi hanno considerato a lungo il primo youtuber, ma questa cosa non è vera perché quando ho iniziato non aveva ancora aperto YouTube, i miei video erano fatti per la Gialappa's ed erano in formati molto brevi all'interno della loro trasmissione Mai dire Grande Fratello e figli, cose come Il divano scomodo e altri finti reality. Era il 2004 e quei video lì all'inizio erano sul sito della mia casa di produzione, allora inondato da richieste e visualizzazioni. Poi è nato YouTube nel 2005 e gli utenti hanno iniziato a mettere i miei video per il breve formato solo su YouTube e sono diventati virali, ma senza appunto la mia consapevolezza, me li guardavo anch'io su YouTube. Non pensavo fosse un servizio all'inizio e io per per anni ho beneficiato di questa popolarità, anzi la popolarità dei miei video è nata soprattutto attraverso una dinamica di viralità.
Di fatto sei stato precursore di una generazione di comici e creator che poi hanno viaggiato a velocità supersonica.
La quantità di persone che hanno iniziato a fare questo questo mestiere è aumentata tantissimo, sono diventati tutti YouTuber e Tik Toker. Questa cosa ha creato dei mostri, sia nel bene che nel male, nel senso che ci sono tanti bravissimi e anche altri meno, altri famosi inconsapevolmente. Da un lato questa cosa un po mi inorgoglisce, dall'altro dico però cavolo, adesso non sono più io il nerd strano che faceva i video con la telecamera.
La cosa ti infastidisce?
Io mi ricordo la prima volta che ho visto i Jackal ad esempio e ho detto cavolo "questi sono fortissimi ma io che che che devo fare più?". Ho avuto questa sensazione, li vedevo più bravi di me, ne ero quasi spaventato. Invece è stato molto utile perché diventato un do ut des, si amplia l'arena, per il mio carattere questo è stato utile, mi ha stimolato a fare meglio, cercare novità.
Ora ti cimenterai per la prima volta in uno spettacolo dal vivo.
L'esibizione live da un lato mi spaventa perché hai l'immediato giudizio del pubblico davanti, che se non ride appunto già quello è spaventoso dall'altro mi sa di una cosa noiosa perché essendo cresciuto con la tv e con il video, il cinema, ho la sensazione che solo quegli strumenti ti diano la possibilità, attraverso il controllo verso la post-produzione, il montaggio, le musiche, di creare uno spettacolo più ricco. Poi mi sono sbloccato.
È iniziato tutto con Lol, quando tu hai vinto l'edizione e ti sei esibito, appunto, dal vivo per la prima volta.
Sì è cominciata lì, ero terrorizzato dalla possibilità di fare qualcosa dal vivo. Ci ho provato e ho capito che poteva funzionare, nonostante il meccanismo di LOL sia un'arma a doppio taglio, nel senso che il fatto che non ridano da una parte può anche ammosciarti.
"Da quando l'ho conosciuto sono diventato scemo", scrive Herbert Ballerina nella prefazione del tuo libro parlando di te.
Era già scemo prima, da quando mi ha conosciuto è migliorato molto dalla sua scemenza, nel senso che è riuscito a inquadrare la sua scemenza, è riuscito a farla fruttare. Gli ho detto "tu sei scemo, vuoi mettere questa scemenza sotto contratto?". Scherzi a parte è riuscito a fare in modo che quel suo tratto comico, quel suo essere sulle nuvole diventasse una risorsa. In realtà è molto intelligente, ma c'ha quest'aspetto distratto che funziona tanto nella comicità.
Voi nascete nello stesso universo comico, siete molto simili ma le vostre strade di oggi sembrano tanto diverse. Lui più popolare, tu più sofisticato.
Io penso che lui abbia questa cifra che riesce a portare in tutte le salse, sia nella trasmissione di Italia 1 o Rai 1 che in uno dei miei video. In qualche modo penso che non si snaturi mai. Credo che siamo molto diversi, personalmente approccio questo lavoro più da ideatore che da performer, parto sempre dal pacchetto intero, abbiamo una serie di competenze un po' diverse.
Maccio Capatonda è un personaggio di fantasia, ma è separabile da te? Sarebbe possibile farlo interpretare a qualcun altro?
Io non ho ancora capito quale sarebbe questo personaggio di Maccio Capatonda. Penso sia solo un nome d'arte che mi è stato appioppato dal pubblico che conosceva i miei trailer. Ma io non ho mai creato un personaggio concretamente. Ho dato vita a dei personaggi, penso a Padre Maronno, ma Maccio Capatonda credo di essere semplicemente io. Marcello e Maccio sono per me la stessa cosa, le due cose sono sovrapposte, in fondo non sono mai state separate. Non saprei dire qual è la caratteristica di Maccio Capatonda, perché è semplicemente un nome d'arte. Più che altro sto provando a capire chi sia io al naturale.